Il fumo nero che lo scorso 5 settembre ha divorato oltre 40mila metri quadrati di terreni alla Masseria “Antonio Esposito Ferraioli” di Afragola non ha spento il presidio di riscatto sociale della Campania. A distanza di pochi giorni da un rogo che sa di intimidazione, la risposta del territorio e della società civile non si è fatta attendere: è ufficialmente partita la raccolta fondi per ricostruire gli impianti di irrigazione distrutti e far rivivere il “Museo vivente della Biodiversità”.
Un patrimonio ambientale e civile ridotto in cenere
Il bilancio dell'attacco è pesantissimo. Nel giro di poche ore, le fiamme hanno incenerito oltre 1500 alberi, frutto di anni di cure e sacrifici da parte di attivisti e volontari. La Masseria, situata in un'area ad alta densità criminale, rappresenta uno dei beni confiscati più grandi e simbolici della regione. Gestita dall’associazione “Sott’e Ncoppa” insieme a una rete che comprende Cgil Napoli e Campania e Libera, è da dieci anni un avamposto di legalità, cultura e sviluppo economico pulito. "L’incendio alla Masseria Ferraioli è un fatto gravissimo che rimette al centro la tutela dei beni confiscati alla criminalità organizzata" - denunciano dalla Cgil - gestiti spesso in completa autonomia e contando soltanto sulle forze dei volontari".
Come contribuire alla rinascita
L'obiettivo immediato della campagna di crowdfunding è raccogliere almeno 30mila euro, la cifra stimata per ripristinare le infrastrutture danneggiate e riavviare le coltivazioni. Le istituzioni e i cittadini possono sostenere concretamente il progetto attraverso due canali ufficiali:
Bonifico bancario: Intestato ad Associazione Sott’e’ncoppa ODV
IBAN: IT60N0306909606100000419528
Causale: Donazione Masseria Ferraioli
PayPal: Collegandosi direttamente al portale ufficiale masseriaferraioli.org/#dona.
Cronaca di un attacco: lo spettro della criminalità
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulle cause scatenate del rogo, sebbene la matrice dolosa resti l'ipotesi privilegiata in questo genere di episodi intimidatori contro i beni sottratti ai clan. La risposta della rete associativa, tuttavia, è netta: l'obiettivo non è solo ripulire e ripiantare, ma riaffermare con forza la presenza dello Stato e della cittadinanza attiva in un territorio che rifiuta di piegarsi al ricatto mafioso.