di Enrico Franza consigliere comunale Ariano Irpino
Si delinea un chiaro segno distintivo di un atto di imperio: non si chiede, non si ascolta, non si considera. Si decide e basta.
È quanto avvenuto con le prime panchine in ceramica e pietra lavica, parte integrante del progetto "Cinque Piazze".
Questi elementi non rappresentano semplicemente un arredo urbano; sono frutto del lavoro di progettisti e ceramisti arianesi, i quali hanno sapientemente concepito un disegno, una logica, all'interno della quale ogni scelta era sostenuta da un fondamento preciso. Due luoghi distinti del centro storico sono stati selezionati con competenza, non per caso. Tuttavia, questa logica, questo disegno e questo impegno sono stati ignorati.
E qui si cela la vera problematica. Non si tratta esclusivamente di una questione tecnica o di visione, ma di un fondamentale rispetto. Dietro a quel progetto si celano professionisti che hanno investito tempo e studio, discutendo e firmando un lavoro collettivo. Ceramisti che hanno plasmato la materia con le proprie mani. Persone che hanno dedicato competenza e tempo al servizio di questa comunità. E la loro visione è stata spazzata via con un gesto.
Le panchine, così, hanno trovato collocazione in Piazza Plebiscito, in un contesto che nega ogni logica, trasformandole in semplici dissuasori al posto delle fioriere rimosse. Ceramica artistica, ridotta a mero paletto per automobili.
Ma il danno più significativo non risiede tanto nell'accostamento improprio. È il messaggio che ne deriva: il vostro lavoro non ha valore. Deciderò indipendentemente da voi. Questo è imperio. Questa è arroganza. Non si tratta di un'opinione differente: un'opinione differente merita rispetto, discussione e, a volte, persuasione. Qui si manifesta l'assenza totale di dialogo con coloro che possiedono competenza, professionalità e il titolo per esprimere un parere.
In aggiunta, settimane fa abbiamo protocollato una proposta di pedonalizzazione per Piazza Plebiscito in determinati orari e giorni, seguendo sempre una logica e una visione che si inseriscono in un processo di scelte ponderate. Eppure, anche qui nessuna una risposta è pervenuta.
Ecco la cifra distintiva di questa amministrazione: decidere senza ascoltare.
Spero vivamente che le panchine vengano restituite al luogo per cui erano state concepite. Non per un mero orgoglio, ma per rispetto verso coloro che hanno lavorato con serietà.
Il costo è irrisorio. Si tratta semplicemente di riconoscere che la competenza altrui non è un dettaglio da trascurare. Le fioriere possono essere spostate. Il rispetto, invece, no...