Una notte segnata dal fuoco e dalla paura a Ceuta, dove la crisi migratoria iniziata con gli arrivi di massa dalla frontiera con il Marocco continua a produrre tensioni. Quarantadue baracche utilizzate come rifugio dai migranti sono state distrutte dalle fiamme nell'area industriale del Tarajal. Nelle stesse ore altri incendi hanno coinvolto otto veicoli e quattro cassonetti in diversi punti della città autonoma spagnola.

L'incendio nell'accampamento del Tarajal

Il rogo più esteso è scoppiato intorno alla mezzanotte davanti alle naves industriali del Tarajal, a ridosso della frontiera marocchina. In quell'area avevano trovato riparo numerosi migranti arrivati a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, costruendo sistemazioni di fortuna con tende, legno, cartone e materiali di recupero.

Circa 200 persone, comprese famiglie con bambini, sono state allontanate mentre le fiamme si propagavano tra le strutture. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco insieme alla Polizia nazionale, alla Polizia locale e alle Forze armate spagnole. L'incendio è stato domato dopo circa due ore e non risultano feriti. Le strutture industriali non avrebbero riportato danni rilevanti.

Le cause restano da chiarire. Una delle ipotesi al vaglio degli investigatori è che il fuoco possa essere partito accidentalmente da una delle piccole fiamme utilizzate nell'accampamento per cucinare, riscaldarsi o illuminare le tende. Alcune delle famiglie presenti, tuttavia, contestano questa ricostruzione e chiedono che venga accertata ogni possibile responsabilità.

Auto e cassonetti in fiamme nella città

Quello del Tarajal non è stato l'unico intervento della notte. Altri incendi sono stati segnalati nel Polígono Virgen de África e nei pressi del Polideportivo Díaz-Flor, dove sono stati danneggiati veicoli e contenitori per i rifiuti. Il bilancio complessivo fornito dai servizi antincendio è di 42 baracche, otto mezzi e quattro cassonetti distrutti.

Per uno dei roghi avvenuti fuori dall'accampamento è stato fermato un dipendente della società pubblica di pulizia Servilimpce. Secondo quanto riferito da fonti ufficiali alla stampa spagnola, l'uomo è sospettato anche in relazione ad altri incendi verificatisi durante la settimana. Al momento non è stata invece stabilita alcuna connessione tra il suo arresto e il rogo che ha devastato le baracche dei migranti al Tarajal.

L'attacco agli accampamenti e il bambino ferito

La nuova notte di emergenza arriva a pochi giorni da un episodio che aveva già fatto salire la tensione. Martedì un gruppo di persone incappucciate avrebbe raggiunto durante la notte alcune tende del Tarajal, lanciando pietre contro le famiglie che dormivano all'interno.

Un bambino di sei anni è rimasto gravemente ferito dopo essere stato colpito da pallini esplosi con un'arma ad aria compressa mentre si trovava nella tenda insieme ai genitori e al fratello. È stato soccorso dalla polizia e trasportato in ospedale. Secondo la denuncia presentata dalla madre, durante l'aggressione sarebbero state pronunciate anche minacce in dariya, la variante colloquiale dell'arabo diffusa in Marocco, con riferimenti alla possibilità di dare fuoco agli accampamenti.

Una crisi che continua a pesare su Ceuta

A oltre un mese dagli arrivi del 30 e 31 luglio, Ceuta continua a fare i conti con una pressione eccezionale sulle strutture di accoglienza. Centinaia di persone hanno trascorso settimane in sistemazioni precarie, mentre le autorità stanno cercando di trasferire progressivamente donne, minori e nuclei familiari verso strutture organizzate.

Le forze di sicurezza stanno ora lavorando su più fronti per ricostruire le cause degli incendi e chiarire le responsabilità dell'aggressione contro le tende. L'obiettivo degli investigatori è anche stabilire se esistano collegamenti tra episodi che, negli ultimi giorni, hanno alimentato un clima sempre più difficile nella città di confine.