La vicenda delle conversazioni tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia si sposta davanti alla Corte costituzionale. La Procura di Roma ha deciso di sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati, dopo il voto con cui il 5 agosto Montecitorio ha negato ai magistrati l'autorizzazione ad acquisire le comunicazioni contenute nel telefono cellulare di Caroccia.
L'iniziativa dei pm della Dda di Roma, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, punta a ottenere l'annullamento della deliberazione parlamentare. Secondo gli inquirenti, quelle conversazioni rappresentano un passaggio rilevante per proseguire gli accertamenti nell'inchiesta che ruota attorno al ristorante Bisteccheria d'Italia e alla società che lo gestiva.
Le chat al centro dell'inchiesta
Il cellulare sequestrato a Mauro Caroccia contiene le conversazioni intercorse con Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d'Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia. Delmastro, che in passato ha detenuto quote della società collegata al ristorante, non risulta indagato nel procedimento.
Caroccia è invece coinvolto nell'indagine per ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Sta inoltre scontando una condanna definitiva a quattro anni per intestazione fittizia, con l'aggravante dell'agevolazione del clan camorristico dei Senese.
L'obiettivo della magistratura è ricostruire i rapporti tra i protagonisti della vicenda, la nascita dell'attività imprenditoriale e i passaggi economici legati alla società Le 5 Forchette. Per la Procura, l'acquisizione delle chat avrebbe valore non soltanto sul piano investigativo, ma anche sotto il profilo delle garanzie dello stesso Caroccia, perché il contenuto delle conversazioni potrebbe contribuire a definire con maggiore precisione il quadro dei fatti.
Il voto della Camera
La richiesta dei magistrati era arrivata a Montecitorio dopo il sequestro del telefono di Caroccia. Il 22 luglio la Giunta per le autorizzazioni aveva espresso parere contrario all'acquisizione delle conversazioni. Il relatore di maggioranza aveva indicato tra le criticità la presunta genericità della richiesta, la mancanza di una delimitazione temporale e la necessità di valutare strumenti investigativi meno invasivi.
Prima del voto definitivo, Francesco Lo Voi aveva trasmesso ulteriore documentazione al presidente della Camera Lorenzo Fontana, ribadendo l'importanza delle comunicazioni per l'inchiesta. Il materiale comprendeva anche un supporto contenente le conversazioni, ma all'interno della Giunta si era aperto uno scontro sulla possibilità per i componenti di prenderne visione.
Il 5 agosto l'Aula ha quindi confermato il diniego. A scrutinio segreto, la relazione contraria all'acquisizione delle chat è stata approvata con 206 voti favorevoli e 133 contrari. La maggioranza aveva sostenuto la necessità di tutelare la corrispondenza del parlamentare e di evitare l'acquisizione di messaggi estranei al procedimento, mentre le opposizioni avevano accusato il centrodestra di impedire alla magistratura di svolgere pienamente gli accertamenti.
Lo scontro arriva alla Consulta
La scelta della Procura di Roma apre ora una nuova fase. Il conflitto di attribuzione è lo strumento attraverso il quale un potere dello Stato può chiedere alla Corte costituzionale di intervenire quando ritiene che un altro potere abbia leso o limitato competenze garantite dalla Costituzione.
Nel caso Delmastro-Caroccia, i magistrati intendono contestare il modo in cui la Camera dei deputati ha esercitato le proprie prerogative in materia di tutela delle comunicazioni parlamentari. La questione, dunque, non riguarda una valutazione sulla responsabilità penale di Delmastro, che non è indagato, ma il confine tra le garanzie riconosciute al parlamentare e le esigenze dell'autorità giudiziaria nello svolgimento di un'indagine.
Spetterà innanzitutto alla Corte costituzionale verificare l'ammissibilità del conflitto. Se il ricorso supererà questa fase, il giudizio entrerà nel merito delle rispettive attribuzioni e potrà stabilire se la deliberazione della Camera abbia illegittimamente compresso i poteri dell'autorità giudiziaria. In caso di accoglimento, tra gli effetti possibili vi è l'annullamento dell'atto ritenuto lesivo.
La battaglia sulle chat, iniziata come uno dei capitoli dell'inchiesta sulla Bisteccheria d'Italia, assume così una dimensione istituzionale. Al centro non ci sarà il contenuto dei messaggi, almeno in questa fase, ma la possibilità stessa per i magistrati di acquisirli e utilizzarli nell'ambito del procedimento.