Avellino

di Paola Iandolo 

La sentenza per gli imputati coinvolti nel procedimento penale denominato "Aste Ok" è stata ancora rinviata. Potrebbe arrivare il 30 novembre quando dovrà discutere l'avvocato Alberico Villani difensore di Armando Aprile. Ieri ha discusso solo l'avvocato Caterina MIgliaccio, difensore insieme a Claudio Botti di Antonio Barone. Doveva parlare l'avvocato Alberico Villani, difensore di Armando Aprile, per il quale la procura ha chiesto sedici anni e otto mesi.

La discussione

L'avvocato Caterina Migliaccio ha discusso per circa tre ore cercando di far cadere l'impianto accusatorio contestato nei confronti del suo assistito e coinvolto nell'inchiesta, condotta dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli, sulle presunte irregolarità nelle procedure esecutive presso il Tribunale di Avellino tra il 2018 e il 2019. Barone è accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, di turbata libertà degli incanti e di tentata estorsione aggravata dal metodo e dall'agevolazione mafiosa. Per tutte le contestazioni, il pubblico ministero Henry Jhon Woodcock ha chiesto nove anni, dieci mesi e dieci giorni di reclusione.

I punti della discussione

Il punto centrale della lunga discussione dell'avvocato Migliaccio riguarda il nome dell'associazione. Nel capo di imputazione originario compariva la sigla "Nuovo Clan Partenio". In quello attuale - a suo avviso - restano solo i nomi degli imputati, tra cui Nicola Galdieri, Carlo Dello Russo e Beniamino Pagano, senza alcuna denominazione. Buona parte dell'arringa è stata dedicata al presunto monopolio delle aste giudiziarie attribuito al gruppo. I testimoni di polizia giudiziaria, ha ricordato la difesa, hanno ammesso in controesame di non aver mai verificato quante procedure esecutive avessero effettivamente seguito Livia Forte e Armando Aprile al Tribunale di Avellino. Le investigazioni difensive hanno invece contato quindici aste in un anno, un dato che per Migliaccio smentisce l'idea di un monopolio assoluto.