Dieci ore davanti ai magistrati, un fascicolo corposo di documenti e una lunga ricostruzione degli affari, delle frequentazioni e dei rapporti personali di Valter Lavitola. Natalia Potenza, ormai ex compagna dell’ex direttore dell’Avanti!, è entrata sabato mattina nella cittadella giudiziaria di Roma e ne è uscita soltanto in serata. Era stata lei a chiedere di essere ascoltata dalla Procura di Roma come persona informata sui fatti nell’inchiesta sull’attentato subito da Sigfrido Ranucci il 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Pomezia.

Ad ascoltarla è stato, tra gli altri, il pm Edoardo De Santis, titolare del fascicolo. La donna ha chiarito di non aver saputo nulla della preparazione della bomba e di aver appreso dell’esplosione soltanto dopo l’attentato. Ma il valore della sua deposizione, per gli investigatori, riguarda soprattutto ciò che conosce della rete di relazioni e degli interessi economici costruiti negli anni da Lavitola.

Il dossier consegnato ai magistrati

Secondo la ricostruzione emersa dopo l’audizione, Potenza ha portato con sé un faldone contenente centinaia di documenti, anche di carattere fiscale, destinati ora a essere esaminati dagli investigatori. Un materiale che potrebbe aiutare a ricostruire le attività economiche dell’ex compagno, dai rapporti legati alla ristorazione fino agli investimenti all’estero e ai progetti sui crediti di carbonio.

Il fronte patrimoniale è diventato nelle ultime settimane uno degli assi dell’indagine. La Procura di Roma ha disposto accertamenti anche sui beni riconducibili a Lavitola, compreso il bistrot Cefalù di Monteverde, mentre l’attenzione si è progressivamente spostata verso società, finanziamenti e operazioni sviluppate tra Italia, Brasile e Africa.

Durante le dieci ore di colloquio, Natalia Potenza avrebbe ricostruito anche i contatti successivi all’attentato tra Lavitola e Ranucci. Tra le circostanze riferite ai magistrati ci sarebbero alcuni incontri nei quali i due avrebbero lasciato i telefoni a distanza. Ranucci ha confermato l’esistenza di quegli incontri, spiegando però che tenere lontani i cellulari sarebbe stata una consuetudine già adottata molte altre volte e non un comportamento nato dopo l’esplosione.

Gli affari sui carbon credit

Uno dei passaggi più delicati riguarda il progetto dei carbon credit in Africa. Pochi giorni dopo la bomba, Ranucci partecipò a una cena al Cefalù insieme a Lavitola e ad alcuni imprenditori interessati all’operazione, tra cui figure legate a Urban Vision. Il giornalista ha sostenuto di essere intervenuto sulla base dell’esperienza maturata da Report sul settore, dando indicazioni su come impostare operazioni trasparenti e verificabili.

Gli interessi africani di Lavitola sono oggi sotto la lente degli inquirenti. Dagli atti e dalle testimonianze raccolte nelle ultime settimane sono emersi progetti nello Zimbabwe, rapporti con il Camerun, investimenti nei crediti di carbonio e il tentativo di acquisire vaste estensioni di terreno. In questo scenario compare anche Benjamin Chimutengo, ex socio africano dell’imprenditore, che ha raccontato di consistenti trasferimenti di denaro e di contrasti maturati nella gestione delle società coinvolte.

Proprio il filone finanziario potrebbe consentire agli investigatori di comprendere meglio il quadro entro il quale sono maturati i rapporti tra i protagonisti della vicenda. Al momento, tuttavia, gli accertamenti sugli affari africani non equivalgono a una conclusione sul movente dell’attentato, che resta uno dei punti centrali ancora da chiarire.

Lavitola resta in carcere, si cerca Tavares

Nel frattempo Valter Lavitola resta detenuto. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta della difesa di trasferirlo ai domiciliari e ha confermato anche l’aggravante del metodo mafioso. Nelle sue più recenti dichiarazioni spontanee, l’ex editore si è assunto la responsabilità di essere il mandante dell’azione, sostenendo però che l’idea di utilizzare una bomba sarebbe stata di Clesio Gomes Tavares e affermando di aver chiesto che nessuno venisse ferito.

Tavares, cittadino camerunense considerato dagli inquirenti l’intermediario tra Lavitola e il gruppo accusato di aver materialmente organizzato l’attentato, risulta ancora latitante in Africa. La Procura di Roma ha avviato l’iter per ottenerne l’estradizione. La sua eventuale consegna alla giustizia italiana potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per verificare la ricostruzione fornita da Lavitola e definire responsabilità, ruoli e soprattutto il movente dell’azione contro Ranucci.

La deposizione di Natalia Potenza aggiunge ora un nuovo tassello. Non riguarda soltanto la notte della bomba, della quale la donna sostiene di non aver saputo nulla, ma soprattutto ciò che è accaduto intorno a Lavitola negli anni e nei mesi successivi: affari, società, contatti, denaro e rapporti che i magistrati dovranno confrontare con telefoni, documenti bancari e materiale già acquisito.