Un attacco russo è arrivato a pochi chilometri dalla Polonia, colpendo la locomotiva di un treno passeggeri e interessando l'area del valico di Yahodyn-Dorohusk, uno dei principali collegamenti tra l'Ucraina e l'Unione europea. Poco distante, un altro drone ha provocato un incendio in una stazione di servizio. Non risultano feriti, ma la vicinanza delle esplosioni al territorio polacco ha riacceso l'allarme sul rischio di un allargamento della guerra verso i confini della Nato.

Secondo le autorità ucraine, il convoglio si trovava nella regione di Volyn, a circa due chilometri dal confine, quando la locomotiva è stata centrata. Il personale era stato avvertito in tempo della minaccia e l'area era stata messa in sicurezza. Anche il valico stradale è stato temporaneamente chiuso durante l'allarme aereo, per poi tornare operativo.

Kiev avverte l'Europa

Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha trasformato l'attacco in un nuovo appello agli alleati occidentali, sostenendo che il terrore russo stia ormai arrivando direttamente alle porte dell'Unione europea e della Nato. Un messaggio rivolto soprattutto ai governi europei, ai quali Kiev chiede nuove sanzioni e una pressione economica più dura sulla Russia.

Anche il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di un'azione deliberata contro il treno e contro la stazione di servizio. L'incursione si inserisce in una nuova notte di attacchi su vasta scala. L'aeronautica ucraina ha riferito di 453 droni russi lanciati contro il Paese, 409 dei quali sarebbero stati abbattuti o neutralizzati.

La tensione è particolarmente alta perché le infrastrutture che attraversano il confine polacco rappresentano una delle principali vie di ingresso in Ucraina per merci, aiuti umanitari e forniture occidentali. Negli ultimi giorni gli attacchi russi si sono concentrati con maggiore frequenza anche sulle aree di frontiera con i Paesi europei.

Mosca: colpite le linee dei rifornimenti militari

Il ministero della Difesa russo ha confermato gli attacchi nell'Ucraina occidentale, sostenendo però di avere preso di mira infrastrutture ferroviarie utilizzate per il trasporto di materiale militare proveniente dai Paesi europei. Mosca ha inoltre riferito di bombardamenti contro centri logistici e infrastrutture energetiche nel sud del Paese, in particolare nella regione di Odessa.

Le due versioni restano contrapposte. Per Kiev, il raid contro il treno dimostra che la Russia continua a colpire infrastrutture civili e cerca di spostare la pressione sempre più vicino ai confini europei. Per Mosca, invece, le ferrovie dell'Ucraina occidentale costituiscono una componente fondamentale della rete logistica attraverso cui arrivano rifornimenti militari dall'Occidente.

Il fronte dei droni continua intanto a muoversi in entrambe le direzioni. L'Ucraina ha rivendicato nuovi attacchi contro infrastrutture petrolifere russe, mentre le autorità di Mosca hanno denunciato raid in diverse regioni della Federazione.

Trump frena Zelensky sulle raffinerie

Sul tema è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che dall'Irlanda ha chiesto direttamente a Zelensky di fermare gli attacchi ucraini contro le raffinerie e le infrastrutture legate al diesel russo.

La richiesta americana arriva mentre la strategia di Kiev punta con sempre maggiore insistenza sul settore energetico russo. Gli attacchi a lungo raggio hanno interessato raffinerie e impianti petroliferi, con ripercussioni sulla produzione e sulla disponibilità di carburante in alcune aree della Russia. Per l'Ucraina, queste strutture contribuiscono a finanziare e alimentare lo sforzo bellico russo. Trump, invece, teme gli effetti delle operazioni sul mercato dei carburanti e sui prezzi.

La presa di posizione della Casa Bianca segnala ancora una volta la complessità del rapporto tra Washington e Kiev: sostegno politico alla ricerca di una soluzione negoziata, ma anche pressione sul governo ucraino perché limiti alcune operazioni considerate capaci di produrre conseguenze economiche più ampie.

La diplomazia guarda a ottobre

Mentre i combattimenti continuano, torna a muoversi anche il fronte diplomatico. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che Mosca non esclude una nuova riunione trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti nel mese di ottobre.

Anche a Kiev si lavora a questa prospettiva. Kyrylo Budanov, capo dell'Ufficio presidenziale ucraino, ha confermato che l'Ucraina si sta preparando alla possibile ripresa dei colloqui. Restano però enormi le distanze, soprattutto sulla questione territoriale e sul futuro delle aree del Donbass rivendicate dalla Russia.

Il Cremlino ha inoltre riferito che il premier indiano Narendra Modi e il presidente cinese Xi Jinping, incontrati da Vladimir Putin durante il vertice dei Brics a New Delhi, hanno offerto la disponibilità dei rispettivi Paesi a contribuire alla ricerca di una soluzione.

Tra nuovi raid e aperture diplomatiche, la giornata conferma così il doppio binario sul quale continua a muoversi la guerra: da una parte l'intensificazione degli attacchi contro infrastrutture strategiche, dall'altra il tentativo di riaprire un negoziato che resta ancora privo di una base condivisa.