Sono 5.321 i migranti che dal 10 agosto hanno lasciato volontariamente Ceuta per rientrare in Marocco. Il dato aggiornato è stato reso noto dal governo spagnolo attraverso Ángel Víctor Torres, ministro incaricato di coordinare la risposta alla crisi che dalla fine di luglio investe l'enclave spagnola sulla costa nordafricana. Solo cinque giorni fa l'esecutivo indicava 4.516 rientri volontari, segno di un'accelerazione delle partenze nelle ultime ore.

Il numero va però distinto dai rientri avvenuti immediatamente dopo la straordinaria ondata del 30 e 31 luglio. In quelle ore circa 72 mila persone riuscirono ad attraversare il confine tra Marocco e Ceuta e la grande maggioranza tornò indietro in tempi molto brevi. Le 5.321 partenze comunicate ora riguardano invece chi era rimasto nella città autonoma dopo la fase più acuta dell'emergenza.

Una città ancora sotto pressione

A più di un mese dagli arrivi, la normalità resta lontana. Migliaia di persone sono rimaste a Ceuta, mentre le autorità hanno progressivamente ampliato i posti nelle strutture temporanee di accoglienza. Proprio oggi è iniziato il trasferimento di oltre 800 migranti dagli insediamenti improvvisati di Loma Colmenar verso una nuova struttura nell'area di Los Rosales. Il governo ha finora predisposto circa 4.500 posti e continua a lavorare alla sistemazione delle persone ancora senza una sistemazione stabile.

L'esecutivo aveva già approvato all'inizio di settembre un pacchetto da 309 milioni di euro per sostenere l'economia locale, rafforzare sicurezza e servizi e affrontare la pressione sulle strutture di accoglienza. Sono stati inoltre potenziati gli organici della Polizia nazionale e le procedure per l'identificazione, le domande di asilo e i provvedimenti di rimpatrio.

Il quadro sociale, però, rimane teso. Nelle ultime settimane si sono susseguite manifestazioni di residenti che chiedono il ritorno alla normalità e interventi più rapidi del governo centrale. Alcune proteste sono rimaste pacifiche, altre sono state accompagnate da episodi di tensione, mentre le autorità hanno dovuto affrontare anche aggressioni e scontri che hanno coinvolto migranti, residenti e appartenenti alle forze di sicurezza.

La pressione politica su Sánchez

La progressiva riduzione del numero dei migranti presenti non ha chiuso lo scontro politico. Il governo del premier socialista Pedro Sánchez continua a essere attaccato dall'opposizione per la gestione della crisi e, soprattutto, per quanto accaduto nelle ore che hanno preceduto l'ingresso di massa.

Documenti dell'intelligence spagnola emersi nei giorni scorsi indicano che il Cni aveva segnalato il rischio di un tentativo su larga scala di attraversamento della frontiera già prima del 30 luglio. La questione ha riacceso le accuse del Partito Popolare, che contesta all'esecutivo di non avere adottato in tempo misure adeguate nonostante gli allarmi disponibili. Il governo ha invece respinto l'idea di aver conosciuto anticipatamente le dimensioni che avrebbe assunto l'afflusso.

Anche il rapporto con Rabat resta al centro del confronto. Il Marocco ha negato qualsiasi responsabilità nell'afflusso e ha respinto le accuse secondo cui le proprie autorità avrebbero favorito i passaggi verso il territorio spagnolo. Madrid, dal canto suo, ha evitato di attribuire ufficialmente al governo marocchino la regia della crisi, puntando sulla cooperazione bilaterale per accelerare i rientri.

L'immigrazione pesa sul voto del 2027

La vicenda di Ceuta rischia intanto di trasformarsi in uno dei temi più delicati della lunga corsa verso le prossime elezioni generali, previste entro il 2027. I sondaggi registrati nelle ultime settimane mostrano una crescente centralità dell'immigrazione nel dibattito pubblico e una pressione particolare sul Partito socialista di Sánchez, mentre Vox cerca di capitalizzare il malcontento e il Partito Popolare insiste sulle responsabilità politiche dell'esecutivo.

Per il governo, i 5.321 rientri volontari rappresentano un segnale di progressivo alleggerimento dell'emergenza. Per Ceuta, però, la partita resta aperta. L'obiettivo immediato è svuotare gli insediamenti informali, accelerare le procedure previste dalla legge e restituire spazi e servizi alla città. Sullo sfondo resta una crisi che, da problema di gestione della frontiera, è diventata ormai un banco di prova politico nazionale per Pedro Sánchez.