Il voto che doveva misurare la forza della destra radicale svedese consegna, almeno per ora, un risultato diverso dalle attese. I Democratici svedesi di Jimmie Åkesson arretrano, perdono il ruolo di seconda forza del Paese e vedono allontanarsi l’obiettivo di entrare per la prima volta direttamente nel governo. A guidare lo scrutinio è invece il blocco di centrosinistra, che secondo i dati provvisori dispone di 176 seggi contro i 173 dell’area che sostiene il premier uscente Ulf Kristersson.

Il margine è però minimo e nessuno, a Stoccolma, considera ancora chiusa la partita. Restano da conteggiare alcune circoscrizioni e soprattutto una parte dei voti anticipati e di quelli provenienti dall’estero. Il risultato definitivo è atteso mercoledì. Nel 2022 gli exit poll avevano inizialmente indicato un vantaggio del centrosinistra, poi ribaltato dallo scrutinio.

Åkesson arretra e perde il secondo posto

Il dato politicamente più significativo riguarda i Democratici svedesi. La formazione guidata da Åkesson, nata nel 1988 e con radici in ambienti dell’estrema destra e del neonazismo svedese, scende a poco meno del 18%, circa tre punti sotto il risultato ottenuto quattro anni fa. Per la prima volta da quando è entrato nel Parlamento nel 2010, il partito registra una battuta d’arresto elettorale.

Gli Sd passano così dal secondo al terzo posto, superati dai Moderati di Kristersson. Secondo le proiezioni perderebbero una decina di seggi. Un risultato particolarmente pesante perché la campagna elettorale aveva ruotato proprio sulla possibilità che Åkesson ottenesse finalmente ministri nel prossimo esecutivo.

Dal 2022 i Democratici svedesi hanno sostenuto dall’esterno il governo conservatore, garantendogli la maggioranza parlamentare e condizionandone in modo significativo le politiche sull’immigrazione, sulla sicurezza e sulla criminalità. Alla vigilia del voto, Kristersson aveva aperto esplicitamente alla loro partecipazione diretta a un nuovo governo.

Andersson prima, ma i socialdemocratici perdono voti

La prima forza resta quella dei Socialdemocratici di Magdalena Andersson, attestati poco sopra il 28%. È un risultato inferiore al 30,3% ottenuto nel 2022, ma sufficiente a mantenere il partito nettamente al primo posto.

Il paradosso del voto svedese è proprio questo: sia i Socialdemocratici sia i Democratici svedesi arretrano, ma il blocco progressista riesce comunque a conquistare un vantaggio grazie alla crescita delle formazioni minori. La Sinistra supera l’8%, mentre i Verdi rafforzano la propria presenza parlamentare.

Andersson ha evitato di proclamare la vittoria. Davanti ai sostenitori ha ricordato che bisognerà attendere il completamento dello scrutinio, limitandosi a sottolineare che, al momento, il suo schieramento è davanti. Se il risultato resterà invariato, sarà lei la candidata naturale a tentare di costruire una nuova maggioranza.

Il rebus della maggioranza

Vincere in termini di seggi non significa però avere automaticamente un governo. Il centrosinistra svedese resta profondamente diviso sulla formula con cui presentarsi al Parlamento. Il Partito di Centro ha escluso di partecipare a un esecutivo insieme alla Sinistra, mentre quest’ultima sostiene di non essere disponibile a garantire appoggio senza avere un ruolo nella futura maggioranza.

È il principale ostacolo sulla strada di Andersson. Il sistema svedese si basa sul parlamentarismo negativo: per diventare primo ministro non è necessario ottenere una maggioranza assoluta di voti favorevoli, basta che non ci siano almeno 175 deputati contrari. Astensioni e accordi esterni possono quindi diventare decisivi.

La leader socialdemocratica ha già lasciato intendere di voler cercare soluzioni anche oltre i confini tradizionali del proprio blocco, senza escludere intese o astensioni da parte di singole forze del centrodestra.

Kristersson non concede la sconfitta

Anche Ulf Kristersson mantiene aperta la partita. Il premier uscente ha sottolineato che il nuovo Parlamento potrebbe offrire combinazioni differenti rispetto ai due blocchi tradizionali e ha annunciato di voler verificare ogni possibilità una volta disponibili i dati definitivi.

La sua posizione è rafforzata dalla crescita dei Moderati, che recuperano terreno rispetto al 2022 e tornano a essere la seconda forza svedese. Il problema, per il capo del governo, resta la somma complessiva dei seggi della coalizione conservatrice e dei Democratici svedesi, oggi insufficiente per controllare il Riksdag.

La distanza fra i due schieramenti è di appena tre parlamentari e di circa quattro decimi di punto nei voti. Un equilibrio che rende prematuro parlare di cambio di governo definitivo.

Il voto sull’estrema destra

La campagna elettorale era stata trasformata da Andersson in un confronto diretto sul possibile ingresso dei Democratici svedesi nell’esecutivo. La leader socialdemocratica aveva presentato il voto come una scelta fra un governo guidato da lei e un esecutivo nel quale la destra radicale avrebbe avuto, per la prima volta, responsabilità ministeriali.

La strategia sembra aver funzionato almeno in parte. Gli Sd non sono crollati e restano una delle principali forze del Paese, ma non hanno ottenuto l’avanzata necessaria per diventare il perno indiscusso della destra.

Il risultato non equivale tuttavia a un ritorno della Svezia alle politiche del passato. Sull’immigrazione, in particolare, lo spostamento degli ultimi anni ha coinvolto una parte molto più ampia del sistema politico. Gli stessi Socialdemocratici hanno assunto posizioni più severe rispetto alla stagione in cui il Paese rappresentava uno dei modelli europei più aperti sull’accoglienza.

Immigrazione e sicurezza hanno cambiato la Svezia

Nei quattro anni di governo Kristersson, Stoccolma ha irrigidito le norme sull’asilo, aumentato le espulsioni e ridotto il numero di richieste di protezione fino ai livelli più bassi degli ultimi decenni. Anche il contrasto alle gang criminali è diventato uno dei temi centrali della politica nazionale.

Su questo terreno, una eventuale maggioranza guidata da Andersson difficilmente potrebbe cancellare completamente le riforme introdotte dal centrodestra. Le distanze maggiori nel campo progressista riguardano piuttosto welfare, tassazione, ambiente e modalità con cui alleggerire alcune delle misure più dure sull’immigrazione.

Molto più stabile appare invece la politica estera. L’ingresso nella Nato, il sostegno all’Ucraina e il rafforzamento della difesa raccolgono un consenso ampio tra le principali forze parlamentari e non dovrebbero subire cambiamenti sostanziali qualunque sia il prossimo governo.

Il primo verdetto delle urne resta dunque politico prima ancora che numerico: l’avanzata dei Democratici svedesi si è fermata proprio quando il partito puntava al salto definitivo dentro il governo. Ma la distanza di tre seggi e le divisioni nel campo progressista impediscono ancora ad Andersson di considerare conclusa la corsa. Prima servirà il risultato finale. Poi inizierà una trattativa che potrebbe durare settimane.