La battaglia giudiziaria sulla tragica scomparsa del piccolo Domenico Caliendo fa un nuovo passo avanti. La famiglia del bimbo, deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli lo scorso febbraio dopo aver ricevuto il trapianto di un cuore danneggiato, ha depositato un’integrazione di querela alla Procura. L'obiettivo formale, avanzato tramite l'avvocato Francesco Petruzzi, è chiaro: procedere nei confronti del primario di cardiochirurgia pediatrica Guido Oppido ipotizzando il reato di omicidio volontario mediante omissione con dolo eventuale in forma omissiva, oltre a una nuova ipotesi di reato per falso.
Al centro del caso il mancato uso del Berlin Heart
Il nodo centrale attorno a cui ruota l'istanza difensiva è il mancato utilizzo del cuore artificiale extracorporeo, il dispositivo noto come Berlin Heart, grazie al quale il bambino avrebbe potuto essere sottoposto a un nuovo trapianto, avendo così concrete possibilità di salvarsi.
Domenico è sopravvissuto in terapia intensiva fino al 21 febbraio, rimanendo costantemente collegato a un Ecmo (il macchinario per la circolazione extracorporea) dopo l'intervento avvenuto il 23 dicembre precedente. Secondo la relazione dei periti nominati dal gip, l'impianto tempestivo di un cuore artificiale in sostituzione dell'Ecmo avrebbe rappresentato una strada percorribile per arrivare a un nuovo espianto-impianto. La finestra temporale più favorevole per la conversione a BiVad (assistenza biventricolare) viene individuata dai tecnici tra il 27 dicembre e i primi giorni di gennaio.
La contestazione della difesa di parte civile
Nel verbale dell'Heart Team dello scorso 13 febbraio, a fronte della proposta avanzata dal dottor Claudio Marra di considerare un doppio Berlin Heart, il primario Oppido avrebbe definito l'ipotesi «impercorribile a causa dell’alto rischio di infezione», sostenendo di averla «già valutata e scartata fin da fine dicembre». Parole che, secondo l'avvocato Petruzzi, non costituiscono soltanto una valutazione di carattere clinico, ma affermano un fatto storico ben preciso: ovvero che il dispositivo fosse stato concretamente preso in esame e bocciato già alla fine del 2025. Una decisione che, sottolinea il legale nella denuncia presentata al pm titolare dell'inchiesta Giuseppe Tittaferrante, avrebbe dovuto essere preceduta da un'analisi rigorosa dei dati clinici, dalla verifica della fattibilità tecnica, da un'attenta ponderazione comparativa tra la prosecuzione dell’Ecmo e la conversione, nonché da una formalizzazione collegiale che, carte alla mano, non risulterebbe adeguatamente documentata.
La richiesta depositata alla Procura punta dunque a fare luce sulla veridicità e sulla tempistica di quella presunta valutazione compiuta a fine dicembre, accertando l’eventuale sussistenza del dolo eventuale e valutando i profili di falsità documentale.
La replica dei legali del primario Oppido
Dalla parte del medico indagato, i difensori Alfredo Sorge e Vittorio Manes scelgono la linea della prudenza sulla nuova querela, rimarcando tuttavia il valore delle conclusioni peritali già emerse nei giorni scorsi.
«Oggi occorre parlare dell’esito della perizia - dichiara l'avvocato Alfredo Sorge - che accerta la assoluta correttezza della condotta operatoria del dottor Oppido, attribuendo altresì rilevanza causale alla condotta dei sanitari dell’ospedale di Bolzano, a totale smentita di tutto quanto in questi mesi sostenuto». Già nei giorni scorsi lo stesso collegio difensivo aveva ribadito come la perizia confermasse l'operato del cardiochirurgo, definendolo del tutto esente da censure e conforme alle regole mediche. Il braccio di ferro giudiziario, tra perizie tecniche e nuove contestazioni giuridiche, resta dunque apertissimo.