In tasca, rilasciato dalla Regione Lombardia, solo un attestato di abilitazione all'esercizio dell'attività di massaggiatore e capo bagnino degli stabilimenti idroterapici, si sarebbe qualificato falsamente come medico – una circostanza sempre respinta - ed avrebbe fatto prelievi, somministrato terapie con flebo ed infusioni, ed effettuato l'ozonoterapia. Pratiche che non avrebbe potuto espletare su decine di pazienti, uno dei quali – una donna - era morto.
Condotte racchiuse nelle accuse di omicidio preterintenzionale, lesioni e truffa per le quali la Corte di Assise (presidente Fallarino, a latere Rotili, più la giuria popolare) ha inflitto 11 anni e 10 mesi, andando oltre la richiesta di 10 anni avanzata dal pm Maria Colucci, ad Angelo Graziano (avvocato Carlo Taormina), 37 anni, residente a Montefusco ma domiciliato a San Giorgio del Sannio.
Per lui l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, il risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, ed una provvisionale di 10mila per alcune parti civili e di e 5 mila euro per le altre. Si tratta dei familiari della vittima, assistiti dall'avvocato Cinzia Capone, che con la loro denuncia avevano innescato l'indagine dei carabinieri, e di una paziente rappresentata dall'avvocato Stefano Pescatore. Entrambi i legali si erano espressi per la dichiarazione di responsabilità di Graziano, che è stato invece assolto, come proposto anche dal Pm, perchè il fatto non sussiste, da una serie di truffe contestate in relazione ai trattamenti mssoterapici.
L'omicidio preterintenzionale era stato prospettato per la morte di Angela Russo, 53 anni, di Mirabella Eclano, avvenuta il 25 marzo 2021. Secondo gli inquirenti, Graziano le avrebbe prelevato del sangue e l'avrebbe inviato ad un laboratorio tedesco dove lavorava un medico, nel frattempo scomparso. I valori di alcuni markers avevano ingenerato il sospetto di una patologia tumorale, che non c'era, per la quale la 53enne sarebbe stata sottoposta a flebo, autoemotrasfusioni con ozono, infusioni per via endovenosa e, infine, alla somministrazione, per infusione, di tre sacche alimentari del tipo 'Intralipid'. Il 25 marzo la morte della poverina per “un arresto cardiocircolatorio con embolia polmonare da materiale esogeno e sovraccarico lipidico”. Una procedura, quella del prelievo ematico, della sua spedizione in Germania, seguita anche in altri casi. Come quello della signora alla quale era stata praticata l'ozonoterapia contro i problemi alla schiena e la presenza dei metalli pesanti nel suo organismo.
La difesa
Nel tentativo di smontare l'impianto accusatorio, l'avvocato Taormina ha ricordato gli studi non completati dal suo assistito, le esperienze di tipo infermieristico anche in sala operatoria, escludendo ogni forma di dolo ed evidenziando il ruolo di Graziano come esecutore delle indicazioni del medico tedesco. Non ha risparmiato critiche anche alle conclusioni dei periti medico-legali, sottolineando le loro contraddizioni ed escludendo l'embolia da materiale esogeno. Perchè, secondo Taormina, la morte era arrivata per “un cortocircuito cardiaco”. La Corte si è ritirata per oltre due ore in camera di consiglio. Erano le 19.15 quando il dispositivo della sentenza è stato letto, poi gli abbracci tra l'avvocato Capone ed i congiunti della paziente morta.