Benevento

Enrico Fedele dice che sta rivivendo gli anni della sua gioventù quando, ancora ragazzino, vestiva la maglia giallorossa. Nolano di nascita, beneventano di adozione, Fedele non ha mai nascosto il suo amore per la strega. E la rubrica che tiene ad Ottogol non fa altro che riportarlo indietro nel tempo quando giocava nella squadra del cavaliere Abete e quando poi assunse il ruolo di direttore sportivo con l'avvocato Ernesto Mazzoni. “E' un tuffo nel giallorosso”, ha detto l'altra sera in trasmissione. 

Il bello, il brutto e il cattivo

Da film di Sergio Leone (in realtà era “Il buono, il brutto e il cattivo) è arrivato il titolo “rivisitato” della rubrica di Ottogol. Il manager deve scegliere tre giocatori o tre argomenti diversi tra di loro: appunto uno bello, uno brutto e uno cattivo.

Partiamo dal “bello”: “Sicuramente questa volta scelgo il gol di Okereke – dice – ma ci metto anche il finale della partita, quando la squadra si è ritrovata in mezzo al campo, il mister in mezzo e i giocatori che si abbracciavano. Si è visto lì lo spirito di gruppo e la felicità di aver vinto anche per l'allenatore. Questa è stata la scena più bella della serata, al di là dei gol che sono stati bellissimi”.

Passiamo al “brutto”: “Accomuno il “brutto” e il “cattivo”. Quando dopo il gol preso e fino al 36' si è sofferto e quando Zappa, con la difesa schierata male, ha buttato fuori quel pallone che avevo visto già in rete. Questi sono i momenti in cui dico a Maita di “leggere” la partita. Lui ha testa e piedi, deve parlare e guidare la squadra come fosse Floro Flores in campo”.

Il messaggio diretto a Mattia Maita

Fedele ha approfittato della presenza ad Ottogol di capitan Maita per dargli delle “dritte”: “Lui deve essere il leader, l'allenatore in campo. Con Prisco che sa fare i movimenti giusti, può giocare a due. Del resto il Benevento è portato a giocare in attacco. Se gli esterni non riescono a tornare, serve l'intelligenza di Maita per fare movimenti laterali e non di profondità. A volte, e lui lo sa, vuole giocare troppo la palla, ma deve fare il libero aggiunto, il vecchio centromediano metodista. Se lo fa si allunga la carriera”. Poi ricorda un paio di centrocampisti che hanno fatto proprio il percorso che lui consiglia a Maita: “In C ne avevo uno così, Sciannimanico. Era un mediano metodista di grande qualità. Un altro era Sensini a Parma, lui riusciva a vedere quello che non vedeva l'allenatore. L'ago della bilancia deve prevedere il pericolo. Soprattutto quando hai esterni come Lamesta, Okereke, Cherubini, devi avere l'intelligenza dell'allenatore in campo. Maita può esserlo. Del resto nel calcio esiste un solo Dio: il risultato”.