Una palazzina già gravemente danneggiata dalla guerra è crollata nella notte a Gaza City, travolgendo le famiglie palestinesi che avevano trovato riparo al suo interno e alcune tende sistemate nelle vicinanze. I soccorritori scavano tra cemento e macerie con mezzi limitati, mentre il bilancio continua a cambiare con il procedere delle operazioni. La Protezione civile palestinese ha riferito che il numero delle vittime è salito nel corso della mattinata e che circa cento persone potrebbero essere ancora coinvolte tra dispersi, feriti e persone intrappolate. Tra loro, secondo le informazioni diffuse dai soccorritori, ci sarebbero decine di bambini.

Il crollo nel cuore della notte

L’edificio si trovava nella zona di al-Sinaa, nella parte occidentale di Gaza City, e ospitava soprattutto palestinesi sfollati. Il cedimento è avvenuto intorno all’una di notte, quando molte delle persone all’interno stavano dormendo. La struttura era stata colpita e danneggiata durante precedenti bombardamenti israeliani e presentava, secondo residenti e soccorritori, gravi problemi strutturali. Non è stata però ancora stabilita in modo indipendente la causa precisa del crollo.

Le prime ricostruzioni hanno fornito numeri differenti. Reuters ha riferito di almeno 12 morti, cinque dei quali bambini, e 14 feriti, mentre aggiornamenti successivi della Protezione civile palestinese hanno indicato un bilancio più alto. Le cifre restano quindi provvisorie e possono aumentare man mano che le squadre riescono a raggiungere le parti più profonde delle macerie.

Le immagini provenienti dalla zona mostrano soccorritori e residenti impegnati a rimuovere a mano blocchi di cemento. Alcuni bambini sono stati estratti vivi. Le operazioni risultano particolarmente difficili per la scarsità di escavatori e mezzi pesanti disponibili nella Striscia di Gaza.

L’allarme sugli edifici pericolanti

Il crollo riporta in primo piano una delle conseguenze meno visibili della devastazione provocata dalla guerra: migliaia di persone continuano a vivere in strutture danneggiate perché non dispongono di alternative sicure.

La Protezione civile di Gaza ha segnalato circa duemila edifici compromessi e ancora abitati, mentre almeno 400 sarebbero considerati a rischio particolarmente elevato. Con l’avvicinarsi dell’inverno, il pericolo riguarda non soltanto nuovi cedimenti, ma anche la possibilità che pioggia e maltempo aggravino le condizioni di costruzioni già lesionate.

Per molte famiglie, tuttavia, lasciare questi palazzi significa tornare nelle tende o non avere affatto un luogo dove vivere. È questa condizione a spingere parte della popolazione a occupare edifici che hanno subito bombardamenti e che non sono stati messi in sicurezza.

Una Striscia ancora sommersa dalle macerie

La tragedia si inserisce in un territorio nel quale la distruzione del patrimonio edilizio continua a produrre conseguenze anche lontano dai bombardamenti. Secondo le stime delle Nazioni Unite richiamate da Reuters, nella Striscia restano circa 61 milioni di tonnellate di macerie, la cui rimozione potrebbe richiedere anni.

Il problema riguarda anche chi risulta ancora disperso dopo gli attacchi degli anni precedenti. Le operazioni di recupero proseguono in varie zone di Gaza, spesso con difficoltà legate alla disponibilità di macchinari e attrezzature. Il 15 settembre l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, aveva richiamato l’attenzione sul ritrovamento di centinaia di corpi tra le rovine e sulla presenza di migliaia di persone che si ritiene siano ancora sepolte sotto gli edifici distrutti.

A Gaza City, intanto, il lavoro continua intorno alla palazzina crollata. Le grida udite sotto le macerie nelle prime ore hanno spinto soccorritori e abitanti a scavare senza sosta. Fino alla conclusione delle ricerche, qualsiasi bilancio rimane inevitabilmente provvisorio.