Aveva conosciuto la povertà delle campagne lucane, la guerra, la prigionia e il ritorno a casa. Poi una vita intera trascorsa quasi sempre nello stesso angolo di Basilicata, tra la famiglia, gli animali e la terra. Vitantonio Lovallo, conosciuto da tutti come «Zitòn», è morto a 112 anni a Sarnelli, frazione di Avigliano, in provincia di Potenza.
Era considerato l’uomo più anziano d’Italia. Un primato che raccontava soltanto una parte della sua storia, perché dentro quei 112 anni c’era soprattutto il percorso di una generazione nata alla vigilia della Prima guerra mondiale e diventata adulta in un Paese profondamente diverso da quello di oggi.
Dai pascoli alla guerra
Nato nel 1914, Lovallo aveva iniziato a lavorare giovanissimo. Prima pastore, poi mulattiere, aveva costruito la propria quotidianità intorno alla campagna e a lavori nei quali la fatica fisica era una componente ordinaria della vita.
La Seconda guerra mondiale interruppe quella dimensione. Chiamato alle armi, dopo l’8 settembre 1943 fu catturato dai tedeschi in Grecia. Passò attraverso l’internamento a Rodi e successivamente venne trasferito in Germania, nello Stalag VIII-C, dove fu impiegato nei lavori forzati.
Di quel periodo rimase anche un diario, custodito dalla famiglia, nel quale annotò la prigionia e il viaggio verso il campo. La liberazione arrivò nel maggio 1945. Qualche mese dopo riuscì finalmente a rientrare in Basilicata.
Il ritorno a Sarnelli
Dopo la guerra, la sua vita riprese esattamente da dove era stata interrotta: la terra. A Sarnelli tornò al lavoro, alla famiglia e a una quotidianità lontana dai grandi centri urbani.
La longevità non lo aveva allontanato dalle sue abitudini. Per molti anni continuò a occuparsi personalmente della campagna e degli animali, conservando un rapporto diretto con il vigneto e con i lavori agricoli anche quando aveva già superato i cento anni.
Padre di tre figli, era diventato nel tempo una figura familiare per l’intera comunità di Avigliano. Non tanto per il record anagrafico, quanto per quella continuità tra generazioni che aveva finito per trasformarlo in un riferimento collettivo.
Un secolo custodito in un paese
Lo scorso marzo Vitantonio Lovallo aveva festeggiato i 112 anni. La data di nascita conservava una piccola storia dentro la storia: per la famiglia era nato il 25 marzo 1914, mentre all’anagrafe risultava registrato tre giorni dopo.
Una differenza che riportava a un’Italia nella quale anche denunciare una nascita poteva significare percorrere chilometri per raggiungere il Comune. La casa di Sarnelli, la campagna e il territorio di Avigliano sono rimasti il centro della sua esistenza fino alla fine.
Il sindaco Giuseppe Mecca, nel ricordarlo, ha sottolineato il valore che Lovallo aveva assunto per il paese, non soltanto come suo cittadino più longevo ma come testimone di una storia condivisa fatta di lavoro, sacrifici e legame con il territorio.
L’ultimo saluto ad Avigliano
I funerali saranno celebrati giovedì 17 settembre alle 10.30 nella chiesa di San Vincenzo Ferrer, a Sarnelli. Dopo la cerimonia, la salma sarà tumulata nel cimitero di Lagopesole.
Con Vitantonio Lovallo scompare uno degli ultimi italiani nati prima dello scoppio della Prima guerra mondiale e un uomo la cui biografia ha attraversato passaggi decisivi del Novecento senza mai perdere il proprio centro geografico e umano.
Da una piccola frazione della provincia di Potenza, la sua storia ha tenuto insieme mondi lontanissimi: il mulo e il campo, l’uniforme militare e la deportazione, la ricostruzione del dopoguerra e l’Italia del nuovo millennio. Più che un record di longevità, una misura concreta della distanza percorsa da un intero Paese.