Napoli

Un'iniziativa firmata dal capo dell'opposizione Gennaro Sangiuliano e dai capigruppo di coalizione punta a blindare l'identità artistica e la tradizione artigianale della regione, vietando l'apertura di attività considerate dequalificanti.

Preservare l'anima dei borghi e delle città d'arte campane, fermare il degrado commerciale e restituire spazio alle botteghe artigiane e ai prodotti tipici del territorio. È questo l'obiettivo al centro della proposta di legge dal titolo "Misure per la tutela dell'identità dei centri storici e delle tradizioni dell'artigianato e del commercio locale", presentata in Consiglio regionale dal capo dell'opposizione Gennaro Sangiuliano (Fratelli d'Italia) insieme ai capigruppo di centrodestra Massimo Pelliccia, Raffaele Maria Pisacane e Sebastiano Odierna.

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Il cuore del testo normativo è custodito in particolare negli articoli 4 e 5, che introducono un vero e proprio stop all'apertura di nuove attività legate alla vendita di calamite/souvenir economici e alla ristorazione rapida etnica come le kebabberie.

I centri storici della Campania — denunciano i promotori dell'iniziativa — negli ultimi anni sono stati «violentati dall'apertura numericamente spropositata e oscura di orrendi negozi che vendono calamite e kebab». Si tratta, secondo gli esponenti meloniani e della coalizione, di attività che offendono l'identità e le tradizioni commerciali della regione, nate da esperienze e saperi secolari. La legge punta dunque a porre un freno a questo fenomeno, vietando la proliferazione di tali esercizi nei perimetri ad alto valore storico e culturale.

Tutela dell'identità e fondamenti costituzionali

Alla presentazione ufficiale della proposta di legge hanno preso parte anche i consiglieri regionali Roberto Celano, Lea Romano, Susy Panico e Mimì Minella.

Nel testo si sottolinea come l'identità di una comunità risieda nell'architettura, nelle piazze e nei borghi: «Le pietre parlano e raccontano la storia di una comunità. In questo senso, la tutela dei centri storici costituisce la salvaguardia di un bene comune cui è legata la nostra radice collettiva». Una salvaguardia che deve passare non solo dal decoro urbano e dai piani colore, ma anche dalla tipologia di commercio che si sceglie di autorizzare.

A supporto della legittimità della norma, gli esponenti del centrodestra richiamano l'articolo 9 della Costituzione, il Codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004) e le competenze dei Comuni in materia di Piani Urbanistici Comunali e vincoli paesaggistici. La proposta punta a far leva sul concetto espresso dalla giurisprudenza che definisce il centro storico come un "bene culturale urbanistico", all'interno del quale l'interesse pubblico alla tutela della memoria e del paesaggio deve prevalere sulla totale deregolamentazione delle licenze commerciali.

Ora la parola spetta alle commissioni competenti e all'Aula regionale, dove la proposta di legge promise di riaccendere il dibattito sul delicato equilibrio tra libero mercato, turismo e salvaguardia dell'identità culturale campana.