Benevento

"Sapere che una vita si spegne così, tra le impalcature di un cantiere, deve farci provare rabbia, non abitudine". Così la segretaria cittadina del Partito Democratico Rosa Razzano commenta la notizia della morte dell'operaio vittima di un incidente sul lavoro del 3 settembre al Corso Garibaldi.

"La sicurezza sul lavoro non è una voce di bilancio su cui risparmiare o un dettaglio burocratico: è il confine minimo che separa la civiltà dalla barbarie. Lo dico con estrema franchezza: fa rabbia persino dover scrivere queste righe, con la consapevolezza amarissima che le parole non cambieranno nulla, non restituiranno un padre o un marito alla sua famiglia e non fermeranno da sole il prossimo incidente. Ma il silenzio sarebbe ancora peggio, perché significherebbe rassegnarsi.

Ciò che fa più male è constatare quanto siamo diventati freddi. Morire di lavoro è un dramma antico, una ferita che ci trasciniamo da secoli, eppure abbiamo finito per farci il callo. Scorriamo queste notizie con una sorta di anestesia sociale, derubricandole a tragica routine, come se cadere da un impalcatura in una giornata caldissima di fine estate fosse un rischio calcolato da pagare alla quotidianità. Questa assuefazione è la sconfitta più grande per tutti noi.

Mentre gli inquirenti accerteranno i fatti e le responsabilità, a noi resta il dovere morale di non voltarci dall'altra parte . Ogni lavoratore ha il diritto sacrosanto di tornare a casa la sera, e finché questo non sarà garantito a tutti, ogni cantiere incustodito sarà una sconfitta per l'intera comunità. 

Un uomo di 55 anni che era uscito di casa per guadagnarsi da vivere non vi farà più ritorno. Un pensiero forte, sincero, va ai suoi cari e a tutti quelli che gli volevano bene".