Quattro giovani donne legate alla stessa università morte in poco più di sette mesi. Ma non, almeno sulla base delle indagini disponibili, per mano dello stesso assassino. È questa la distinzione fondamentale nel caso che sta scuotendo il Messico dopo l'uccisione di Claudia Tacoronte Aguilera, studentessa spagnola di 21 anni arrivata da poche settimane nello Stato di Morelos per un periodo di mobilità accademica. La giovane è la quarta studentessa della Universidad Autónoma del Estado de Morelos, la Uaem, uccisa o trovata senza vita dall'inizio dell'anno. Gli investigatori non hanno però individuato un collegamento criminale tra i quattro episodi e, per almeno due dei precedenti, hanno seguito piste differenti.

Claudia, originaria delle Canarie e iscritta al quarto anno di Educazione infantile all'Università di Granada, è stata accoltellata la sera del 12 settembre a Cuautla, dove si era recata per partecipare a un evento dedicato alla medicina tradizionale e alle piante medicinali. La Procura di Morelos indaga sulla sua morte con il protocollo previsto per i femminicidi.

Il sospettato ripreso dalle telecamere

Nelle ultime ore l'inchiesta ha registrato una svolta. La Procura ha identificato come probabile responsabile Francisco Javier N., conosciuto con i soprannomi di «El Trompas» e «Paco», e ha ottenuto da un giudice un ordine di arresto. L'uomo risulta ancora ricercato. La sua identificazione è stata possibile attraverso filmati di videosorveglianza, immagini registrate con telefoni cellulari e informazioni fornite da cittadini della zona.

Le immagini mostrerebbero un uomo con indumenti chiari e uno zaino nero allontanarsi di corsa dalla zona nella quale Claudia è stata trovata gravemente ferita. Secondo gli investigatori, non sono emersi elementi che facciano pensare a una precedente conoscenza tra la studentessa e il sospettato. Tra le ipotesi prese in considerazione c'è quella di un'aggressione avvenuta durante un tentativo di rapina, ma il movente non è stato ancora definitivamente stabilito.

Il dolore della sorella diventato virale

A trasformare il caso in una vicenda seguita anche fuori dal Messico è stato il video pubblicato dalla sorella Lara Tacoronte. Piangendo davanti alla telecamera, la giovane ha raccontato che Claudia era arrivata nel Paese da appena tre settimane e ha chiesto perché nessuno l'avesse informata della precedente serie di delitti che aveva colpito studentesse della stessa università.

La famiglia sostiene di avere appreso gran parte della ricostruzione dai mezzi di informazione e chiede alle autorità messicane di chiarire ogni passaggio dell'aggressione. Nel suo intervento Lara ha puntato il dito anche contro la normalizzazione della violenza sulle donne e ha chiesto spiegazioni sulle condizioni di sicurezza offerte agli studenti inviati all'estero.

Il caso ha provocato una reazione immediata anche in Spagna. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha chiesto giustizia, mentre il governo messicano della presidente Claudia Sheinbaum ha assicurato collaborazione alle autorità dello Stato di Morelos. L'Università di Granada ha sospeso le successive mobilità previste verso la Uaem e ha commemorato Claudia con un minuto di silenzio.

Prima di Claudia, Kimberly

La serie che oggi torna al centro dell'attenzione era cominciata a febbraio. Kimberly Joselín Ramos Beltrán, 18 anni, studentessa della facoltà di Contabilità, Amministrazione e Informatica della Uaem, era scomparsa il 20 febbraio. Il suo corpo era stato ritrovato il 2 marzo nella zona di Cuernavaca.

La Procura aveva aperto un fascicolo per femminicidio e in quel caso un giovane, indicato dalle autorità come presunto responsabile, era stato arrestato e sottoposto a procedimento. È già questo un elemento che esclude la ricostruzione di un unico «killer dell'Erasmus» responsabile dell'intera catena di delitti.

Karol scompare lo stesso giorno

Proprio il 2 marzo, mentre veniva ritrovato il corpo di Kimberly, spariva Karol Toledo Gómez, anche lei diciottenne e studentessa della Uaem. Il suo corpo fu trovato tre giorni dopo a Coatetelco.

La sua morte venne indagata come femminicidio, ma la stessa Procura precisò che non erano emersi elementi per collegare il delitto a quello di Kimberly. Nel caso di Karol non risultano, nelle informazioni pubbliche disponibili, arresti paragonabili a quello eseguito per la morte della prima studentessa.

Michelle, quindici anni e nove giorni di ricerche

Il terzo caso risale alla fine di maggio. Michelle Itzayana Fuentes Calderón, 15 anni, studentessa del sistema di istruzione superiore collegato alla Uaem, scomparve il 24 maggio a Yautepec. Era uscita e non fece ritorno a casa. Le ricerche andarono avanti per nove giorni.

Il 2 giugno il suo corpo venne ritrovato. Le informazioni rese pubbliche dalle autorità non hanno indicato con la stessa chiarezza dei casi di Kimberly e Karol una classificazione definitiva come femminicidio. Anche la morte di Michelle ha però alimentato le proteste degli studenti per la sicurezza e per la lentezza delle indagini.

Le proteste esplodono a Morelos

L'uccisione di Claudia ha riportato gli studenti nelle strade. A Cuernavaca si sono susseguite manifestazioni, veglie e iniziative davanti all'università. Il 16 settembre, durante le celebrazioni per l'Indipendenza messicana, studenti e attiviste hanno anche interrotto il corteo ufficiale chiedendo giustizia e maggiori misure di sicurezza.

La Uaem conta circa 40 mila studenti distribuiti in numerose sedi dello Stato. I quattro casi hanno alimentato una crescente pressione sull'università e sulle autorità locali, chiamate a spiegare non soltanto lo stato delle singole inchieste, ma anche quali misure possano essere adottate per proteggere studenti e studentesse fuori dai campus.

I numeri della violenza contro le donne

Il contesto di Morelos rende ancora più pesante la vicenda. Secondo i dati ufficiali citati dalle principali agenzie internazionali, tra gennaio e luglio 2026 nello Stato sono stati registrati 21 femminicidi. Nello stesso periodo i femminicidi contabilizzati a livello nazionale sono stati 380. A Morelos, considerando più in generale gli omicidi con vittime donne e non soltanto quelli giuridicamente classificati come femminicidi, le vittime erano 69 fino a luglio.

È quindi impreciso parlare di «11 femminicidi al giorno» in Messico. Le statistiche spesso citate nel dibattito pubblico si riferiscono al numero complessivo di donne uccise ogni giorno, mentre solo una parte di questi omicidi viene classificata dalle procure come femminicidio. La distinzione è importante perché le due categorie statistiche non coincidono. I dati ufficiali sulla criminalità vengono raccolti dal Secretariado Ejecutivo del Sistema Nacional de Seguridad Pública.

Quattro storie, non un unico assassino

La morte di Claudia ha dunque riaperto una ferita che la comunità universitaria non aveva mai chiuso. Kimberly, Karol, Michelle e Claudia sono quattro nomi legati allo stesso ateneo e a pochi mesi di distanza, ma le indagini non descrivono al momento l'azione di un serial killer. Al contrario, nel caso di Kimberly esiste già un diverso indagato, mentre la Procura aveva escluso collegamenti con il delitto di Karol.

L'urgenza, per studenti e famiglie, resta però la stessa: capire come quattro giovani legate alla stessa università siano potute morire violentemente in un periodo così breve e ottenere risposte sui procedimenti ancora aperti. Per Claudia, intanto, la caccia all'uomo prosegue: Francisco Javier N. è ricercato con un ordine di arresto e dovrà essere considerato innocente fino a un'eventuale condanna definitiva.