Vladimir Putin chiama i cittadini russi alle urne alla vigilia delle elezioni per il rinnovo della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento federale. In un messaggio diffuso il 16 settembre, il presidente ha descritto la consultazione come un passaggio «significativo e in larga misura decisivo», invitando gli elettori a esercitare il proprio diritto di voto e a compiere quella che ha definito una scelta responsabile per il futuro del Paese. Le urne saranno aperte per tre giorni, dal 18 al 20 settembre.
L’appello alla partecipazione
Nel suo intervento, Putin ha collegato direttamente il voto alla tenuta interna della Russia in una fase segnata dalla guerra in Ucraina e dal confronto con i Paesi occidentali. Secondo il presidente, la partecipazione alle elezioni rappresenterà una risposta collettiva a quanti, nelle sue parole, vorrebbero indebolire il Paese, rallentarne lo sviluppo e limitarne la sovranità. Ha inoltre sostenuto che il voto costituisce un contributo alla «vittoria» della Russia e una dimostrazione dell’unità della società attorno ai militari impegnati nel conflitto.
Il capo del Cremlino ha insistito sul valore della scelta individuale, affermando che ogni voto avrà importanza nella definizione della nuova composizione parlamentare. Ha espresso la convinzione che saranno eletti, secondo la sua formulazione, i candidati «più meritevoli e competenti», capaci di rappresentare il Paese nei prossimi cinque anni. Nel messaggio un ruolo centrale è stato riservato anche ai soldati russi, indicati dal presidente come esempio di coraggio e dedizione.
Una Duma da 450 deputati
Gli elettori saranno chiamati a scegliere tutti i 450 membri della Duma di Stato. Il sistema elettorale è misto: 225 seggi vengono assegnati attraverso le liste dei partiti nel collegio federale, mentre altri 225 sono attribuiti nei collegi uninominali. Il voto formalmente fissato per il 20 settembre è stato articolato dalla Commissione elettorale centrale russa su tre giornate consecutive, dal 18 al 20 settembre.
Sulla scheda federale figurano dieci formazioni: Russia Unita, Partito Liberal Democratico di Russia, Partito della Democrazia Diretta, Verdi, Russia Giusta, Rodina, Partito Comunista della Federazione Russa, Partito dei Pensionati, Comunisti di Russia e Nuova Gente. Il numero è sceso a dieci dopo l’esclusione della lista federale di Yabloko, decisa in seguito a una pronuncia della Corte Suprema russa. Alcuni esponenti del partito partecipano comunque alle competizioni nei collegi uninominali.
Il primo voto parlamentare dall’inizio della guerra
Queste sono le prime elezioni per la Duma dall’inizio, nel febbraio 2022, della guerra su vasta scala della Russia contro l’Ucraina. Nel 2024 il Paese aveva già organizzato le presidenziali durante il conflitto. In quella consultazione Putin ottenne ufficialmente 76.277.708 voti, pari all’87,28% dei voti espressi, secondo i risultati definitivi della Commissione elettorale centrale.
La campagna parlamentare si svolge in un sistema politico che Reuters descrive come strettamente controllato, con Russia Unita, il partito che sostiene il presidente, dominante nella Duma uscente. Le principali formazioni già rappresentate in Parlamento sostengono nel complesso le linee fondamentali della politica del Cremlino, mentre lo spazio per le candidature apertamente contrarie alla guerra è rimasto limitato.
Il nodo dei territori ucraini controllati da Mosca
Il voto riguarda anche territori ucraini sotto controllo russo, compresa parte delle regioni che Mosca ha dichiarato unilateralmente annesse. Putin ha sottolineato nel suo discorso che per alcuni di questi territori si tratterà della prima partecipazione a un’elezione della Duma dopo le annessioni rivendicate dalla Russia. Kiev contesta la legittimità di queste consultazioni e considera prive di valore giuridico le votazioni organizzate nelle zone occupate.
La consultazione del settembre 2026 assume così un rilievo che va oltre il rinnovo dei seggi parlamentari. Per il Cremlino, il livello di partecipazione e il risultato rappresenteranno anche un indicatore politico della capacità delle autorità di mobilitare l'elettorato durante il conflitto. Per gli osservatori esterni, invece, l’attenzione resta concentrata sulle condizioni della competizione, sull’esclusione di parte delle candidature di opposizione e sul voto organizzato nei territori ucraini controllati dalla Russia.