Slitta al 28 gennaio il processo a carico di Giusi Bartolozzi, già capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, imputata a Roma per false informazioni al pubblico ministero nell'ambito dell'inchiesta nata dal caso Osama Almasri.

Il giudice monocratico ha disposto il rinvio all'apertura dell'udienza del 17 settembre, accogliendo la richiesta formulata dal pubblico ministero e condivisa dalla difesa. Prima di proseguire con il procedimento, il Tribunale di Roma attenderà infatti la pronuncia della Corte costituzionale sul conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera dei deputati.

Il nodo davanti alla Consulta

La questione riguarda la procedura seguita nei confronti di Bartolozzi e, in particolare, la mancata richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera. Il Parlamento sostiene che la posizione dell'ex capo di gabinetto fosse collegata alle condotte contestate nell'inchiesta sui membri del governo e che, di conseguenza, dovesse essere applicata anche nei suoi confronti la disciplina prevista per i reati ministeriali.

Il conflitto è stato promosso dalla Camera dei deputati contro il Collegio per i reati ministeriali del Tribunale di Roma e la Procura della Repubblica di Roma. Con l'ordinanza numero 122 del 2026, depositata il 7 luglio, la Corte costituzionale lo ha dichiarato ammissibile, lasciando però impregiudicata la decisione sul merito.

L'esame sostanziale della controversia è atteso in autunno. Proprio la possibile incidenza della decisione della Consulta sulla prosecuzione del procedimento ha portato accusa e difesa a convergere sulla richiesta di rinvio dell'udienza.

L'accusa di false informazioni

Il procedimento nei confronti di Bartolozzi nasce dalle dichiarazioni rese durante gli accertamenti sul rilascio e sul successivo rimpatrio in Libia di Osama Almasri, arrestato a Torino il 19 gennaio 2025.

Secondo gli atti richiamati dalla Corte costituzionale, durante l'inchiesta il Collegio per i reati ministeriali ritenne inattendibili e mendaci alcune dichiarazioni rese da Bartolozzi, allora ascoltata come persona informata sui fatti. Il 1° agosto 2025 il Collegio trasmise quindi gli atti alla Procura di Roma, che iscrisse l'allora capo di gabinetto nel registro degli indagati per l'ipotesi di false informazioni al pubblico ministero prevista dall'articolo 371-bis del codice penale.

Nell'aprile scorso la Procura aveva poi chiesto il rinvio a giudizio di Bartolozzi, aprendo la strada al procedimento ora sospeso in attesa della decisione costituzionale.

Il conflitto tra Camera e magistratura

La vicenda processuale si intreccia con quella che aveva coinvolto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

Nell'agosto 2025 il Collegio per i reati ministeriali aveva chiesto alla Camera dei deputati l'autorizzazione a procedere nei loro confronti nell'ambito del caso Almasri. Il 9 ottobre dello stesso anno l'Aula respinse la richiesta a maggioranza assoluta e il procedimento venne successivamente archiviato dal Collegio.

La Camera ha poi sostenuto che la vicenda di Bartolozzi non potesse essere separata, sotto il profilo delle garanzie costituzionali, da quella degli esponenti del governo. Il ricorso chiede alla Consulta di stabilire se la Procura e il Collegio avrebbero dovuto attivare anche per lei il procedimento speciale previsto dalla legge costituzionale sui reati ministeriali. La Corte, nella decisione di luglio, si è limitata a riconoscere l'esistenza dei requisiti necessari per esaminare il conflitto.

La prossima udienza a gennaio

Il processo ordinario resta quindi congelato. Il nuovo appuntamento davanti al giudice monocratico è fissato per il 28 gennaio 2027, quando il quadro dovrebbe essere chiarito dalla decisione della Corte costituzionale.

L'esito del giudizio costituzionale sarà determinante per stabilire quale percorso processuale debba seguire la posizione di Bartolozzi e se la mancata richiesta di autorizzazione alla Camera abbia inciso sulle prerogative riconosciute dal sistema costituzionale nei procedimenti collegati ai reati ministeriali.