La decisione del governo di intervenire sul bollo auto apre uno scontro politico e istituzionale con una parte delle Regioni. Tra le voci più dure c’è quella del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che accusa l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni di aver scelto una misura elettorale finanziata, di fatto, utilizzando entrate che oggi affluiscono ai bilanci regionali. «È demagogia pura fatta con i soldi delle Regioni», è la sintesi della sua contestazione.
Lo scontro sulle risorse
Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri prevede per il 2027 l’esenzione dal bollo per le auto di piccola e media potenza fino a 80 kW e per i motocicli, con il beneficio limitato a un veicolo per cittadino. La misura dovrebbe interessare oltre il 70 per cento delle auto considerate nella fascia indicata e, secondo le stime circolate dopo il via libera dell’esecutivo, circa 14,5 milioni di mezzi. Meloni ha inoltre indicato l’obiettivo politico di rendere strutturale l’intervento.
Il punto contestato dalle amministrazioni regionali riguarda però il gettito. Il bollo automobilistico alimenta infatti direttamente le casse delle Regioni e la riduzione delle entrate dovrà essere compensata dallo Stato. La bozza del decreto indica trasferimenti per circa 2,29 miliardi di euro nel 2027, con una successiva ripartizione tra Regioni e Province autonome.
Secondo Giani, per la sola Toscana l’operazione comporterebbe circa 350 milioni di euro di minori entrate, a fronte di un ristoro che, nella sua ricostruzione, sarebbe di poco superiore ai 100 milioni. Il presidente toscano lega direttamente queste risorse alla capacità della Regione di finanziare servizi pubblici, a partire dalla sanità. La stima e il confronto tra mancato gettito e compensazione sono, allo stato, la valutazione formulata dal governatore e dipenderanno anche dai criteri definitivi con cui saranno distribuiti i fondi statali.
Le Regioni si dividono
La posizione non è condivisa da tutti i governatori. I presidenti delle Regioni guidate dal centrodestra hanno accolto favorevolmente la misura, sostenendo che la copertura statale eviterà effetti negativi sui bilanci territoriali. Anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha espresso una valutazione positiva, sottolineando proprio la previsione di una copertura finanziaria da parte dello Stato.
Sul fronte opposto, insieme a Giani, sono arrivate perplessità da altri presidenti di centrosinistra. Il tema riguarda non soltanto l’entità dei ristori, ma il rapporto tra autonomia finanziaria regionale e decisioni fiscali prese a livello centrale. È qui che lo scontro politico si sposta sul terreno istituzionale.
Il nodo costituzionale
Giani sostiene che l’intervento presenti anche un problema di costituzionalità, perché inciderebbe sull’autonomia tributaria riconosciuta alle Regioni. Sul piano giuridico, però, la questione non può essere considerata già risolta in questi termini.
La giurisprudenza della Corte costituzionale ha più volte qualificato la tassa automobilistica come un tributo dalla natura particolare, il cui gettito è attribuito alle Regioni e sul quale queste ultime dispongono di margini di disciplina, ma entro limiti fissati dalla legislazione statale. In diverse pronunce la Consulta ha inoltre ricondotto gli elementi essenziali della tassa alla competenza statale in materia tributaria.
Con la sentenza 122 del 2019, la Corte costituzionale ha precisato ulteriormente il quadro, definendo la tassa automobilistica una sorta di categoria intermedia: un tributo proprio derivato con caratteristiche particolari, sul quale le Regioni possono sviluppare una propria politica fiscale senza però alterarne gli elementi strutturali e restando entro i limiti stabiliti dallo Stato.
Questo significa che l’affermazione sull’incostituzionalità formulata da Giani rappresenta, al momento, una contestazione politica e giuridica del presidente toscano, non un dato acquisito. Un eventuale conflitto sulle competenze e sulle modalità di compensazione potrebbe essere sottoposto alla Corte costituzionale, alla quale spetterebbe stabilire se la disciplina definitiva rispetti gli articoli 117 e 119 della Costituzione e l’autonomia finanziaria regionale.
La partita sui ristori
Il passaggio decisivo sarà quindi la definizione delle coperture e soprattutto del meccanismo con cui i fondi saranno distribuiti tra i territori. Proprio su questo terreno potrebbe concentrarsi il confronto tra Governo e Regioni.
Per l’esecutivo l’abolizione del bollo rappresenta una riduzione del carico fiscale per milioni di proprietari di auto e moto. Per Giani, invece, il rischio è che una decisione presa a livello nazionale finisca per restringere le risorse a disposizione delle amministrazioni regionali e, di conseguenza, la loro capacità di finanziare i servizi.
La distanza tra le due impostazioni resta quindi ampia. La cancellazione del bollo, nata come misura fiscale destinata direttamente ai cittadini, si trasforma così anche in un nuovo banco di prova nei rapporti finanziari tra Stato e Regioni.