Sovraffollamento, carenza di personale e di spazi, che andrebbero ristrutturati con urgenza, suicidi e atti di autolesionismo in aumento. E' questo lo spaccato che è emerso durante la conferenza stampa dell'Unione camere penali di Benevento, presieduta dall'avvocato Nico Salomone, che ha tracciato un bilancio delle visite effettuate dagli avvocati ad agosto scorso negli istituti di pena di Benevento ed Ariano Irpino, nell'ambito dell'iniziativa “Ristretti in agosto” che punta a mantenere accesi i riflettori sulle condizioni di vita dietro le sbarre anche quando il resto del Paese va in vacanza.
Al termine delle visite effettuate a Benevento il 26 agosto scorso e ad Ariano Irpino il 9 settembre, sono quindi emerse situazioni di sovraffollamento, carenza di personale e di spazi, suicidi e atti di autolesionismo in aumento.
“La crisi del sistema penitenziario italiano – ha evidenziato Salomone, affiancato dagli avvocati Domenico Rossi e Valeria Crudo e da Simona Barbone, componente della Giunta nazionale dell'Unione camere penali italiane, non è più un'emergenza contenibile con misure tampone, e per questo l'Unione delle Camere Penali Italiane, a chiusura del ciclo di visite nelle carceri italiane, dedicherà un’intera giornata di approfondimento dal titolo "Lo stato generale dell'esecuzione penale. Anatomia di un disastro: analisi e proposte", che si terrà venerdì 19 settembre a Firenze.
Nel frattempo con la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane abbiamo aderito al progetto di indulto “differito” in quanto riporta al centro del confronto politico e istituzionale il tema dell’indulto quale risposta necessaria alla drammatica condizione delle carceri italiane.
Occorre però evitare che il differimento, ove eccessivamente protratto o gravato da requisiti di difficile accesso, finisca per ridurre sensibilmente l'efficacia della misura rispetto all'emergenza carceraria attualmente in atto. L’accompagnamento dovrebbe pertanto costituire uno strumento di supporto al reinserimento e di garanzia del buon esito della misura, senza tradursi in un sistema eccessivamente selettivo o tale da restringerne irragionevolmente la portata applicativa”.
“Appare altresì necessario – hanno poi rimarcato Barbone e Salomone - che la misura abbia una platea applicativa quanto più ampia possibile, evitando esclusioni automatiche e irragionevoli fondate esclusivamente sulla natura del reato e scongiurando il rischio che l'accesso al beneficio dipenda dalle diverse opportunità trattamentali concretamente offerte dai singoli istituti penitenziari.
Riteniamo a tale fine indispensabile affiancare all'indulto un piano straordinario di investimenti nell'assistenza post-penitenziaria, nelle misure alternative alla detenzione e negli strumenti di inclusione lavorativa e abitativa, affinché il reinserimento sociale diventi un obiettivo realmente perseguibile e non una mera affermazione di principio”.
Dati Carcere di Benevento forniti dalla Camera Penale
Rispetto alla capienza regolamentare di 259 unità (a cui andrebbero sottratte le 25 ad oggi di fatto non disponibili in ragione della chiusura del reparto ove si verificavano i tafferugli del 3 agosto u.s.), sono presenti attualmente in struttura circa 364 detenuti (292 uomini, 72 donne), tra i quali 26 stranieri e 32 tossicodipendenti (7 i casi psichiatrici ufficiali).
Il personale di polizia penitenziaria consta di circa 226 agenti, tra i quali permane una sensibile e problematica situazione di sottorganico, aggravata dal sovraffollamento.
Le camere di detenzione necessitano di interventi seri di ristrutturazione, per i quali la Direzione ha già presentato progetti e richiesto fondi, per ora senza esiti.
L’istituto garantisce attività scolastica (scuola dell’obbligo, istituto alberghiero ed altri corsi di formazione) e lavorativa; all’interno è presente una sartoria dotata di strumenti all’avanguardia, dunque in grado di produrre lavori sartoriali di buona fattura (vengono prodotte divise per i lavoranti e manutenute le divise della polizia penitenziaria; vengono prodotti altresì altri lavori, sempre su commessa ministeriale).
Di recente, sono in via di finanziamento start-up per il settore dell’edilizia, per cui i detenuti potranno essere impegnati in attività lavorative di pitturazione, etc. Restano come l’anno scorso detenuti lavoranti per ASI e per Ferrovie dello Stato (4), a ciò autorizzati.
Ottenuti finanziamenti per la Giustizia Riparativa, occasione importante – anche se non risolutiva – di rieducazione e deflazione. Più limitata è l’attività trattamentale di tipo culturale e ricreativo. I detenuti dell’alta sicurezza lamentano in ogni caso la carenza di attività rieducative e il tempo effettivo ridotto delle ore di socialità.
I locali palestra interni ai reparti sono ridotti e spesso inutilizzati, con macchine in molti casi obsolete. L’istituto ha attivato ormai da tempo un servizio e-mail per le comunicazioni con i detenuti ed ha implementato, per i colloqui, l’utilizzo delle videochiamate. È sempre presente in struttura il “totem” elettronico messo a disposizione dei detenuti per la spesa, oltre che una ludoteca utilizzata per i colloqui con i familiari dei detenuti con figli (anche se senza adeguato spazio verde all’aperto) e un servizio anagrafe per i documenti di identità.
I detenuti lamentano – tra le principali criticità – le lungaggini nella decisione delle richieste di liberazione anticipata e di permessi premio, nonché delle istanze ex art. 35-ter OP (cosiddette “Torreggiani”), da parte della Sorveglianza.
Criticità anche nel settore sanitario: sono previsti in organico 8 medici per la continuità assistenziale; come specialisti interni, vi sono ad oggi unicamente la dermatologa (visita un giorno a settimana) e il dentista (visita tutti i giorni tranne il giovedì). Mancano allo stato come specialisti interni la ginecologa (da circa un anno), l’urologo (richiesto) e l’oculista. Le visite specialistiche sono, dunque, demandate all’esterno con lunghi tempi di attesa.
Risolta, a quanto pare, l’emergenza ‘scabbia’ che aveva interessato l’istituto nei mesi scorsi, anche attraverso una più attenta profilassi.
"Il Carcere di Benevento, in definitiva - chiosa la Camera penale sannita -, si appalesa come un istituto penitenziario che tra le mille difficoltà connesse alla carenza di fondi, personale, strutture e alla scarsa attenzione della Politica e delle Istituzioni, si muove lungo una linea di stoica, buona gestione e profondo impegno che garantisce ascolto e detenzione mediamente “sopportabile”, ma con l’urgenza ormai non più rimandabile di provvedere ad una seria ristrutturazione dei locali interni e, da parte delle autorità sanitarie competenti, di garantire una maggiore attenzione alla questione dell’assistenza sanitaria, che sia degna di un Paese che voglia dirsi civile.
Più in generale, la grave condizione di sovraffollamento renderebbe necessari interventi legislativi di deflazionamento detentivo/carcerario, ormai non più rinviabili, come l’amnistia o l’indulto, oltre che una seria estensione della gamma delle misure alternative alla detenzione, sulla linea della nuova norma in materia di detenzione domiciliare introdotta di recente per i detenuti tossicodipendenti".