Mangiare è un gesto quotidiano, ma quello che succede dopo il primo boccone è sorprendentemente complesso. Prima che una fetta di pane, un piatto di pasta o una porzione di pesce possano essere assorbiti e utilizzati dall’organismo, devono essere scomposti in componenti molto più piccoli.
Una parte fondamentale di questo lavoro viene svolta dagli enzimi digestivi.
Si tratta di molecole specializzate che accelerano le reazioni necessarie alla digestione. E, soprattutto, non esiste un unico enzima capace di occuparsi di tutto ciò che mangiamo.
Un enzima per ogni tipo di alimento
La digestione dei carboidrati comincia già nella bocca grazie all’amilasi. Nel tratto digestivo entrano poi in gioco altri enzimi che continuano a trasformare amidi e zuccheri complessi in molecole più semplici.
Le proteasi svolgono un compito diverso: spezzano le proteine in frammenti sempre più piccoli, fino agli amminoacidi che l’organismo può utilizzare per numerose funzioni, dalla costruzione dei tessuti alla produzione di enzimi e ormoni.
La lipasi, invece, interviene sui grassi.
Poi c’è la lattasi, diventata particolarmente nota perché la sua produzione può ridursi molto da persona a persona. Quando non è sufficiente, parte del lattosio può raggiungere il colon senza essere stata digerita completamente, favorendo gonfiore, gas e altri disturbi dopo il consumo di latte e alcuni latticini.
È un buon esempio di quanto la digestione non dipenda soltanto da ciò che mangiamo, ma anche dal modo in cui il nostro organismo riesce a elaborarlo.
Perché dopo lo stesso pasto qualcuno sta bene e qualcun altro no?
Due persone possono mangiare esattamente la stessa cena e avere esperienze completamente diverse.
La velocità di svuotamento dello stomaco, la composizione del pasto, la quantità di grassi e fibre, la sensibilità individuale, il microbiota intestinale e la presenza di eventuali intolleranze possono influenzare in modo significativo la risposta dell’apparato digerente.
Anche la quantità conta.
Un pasto abbondante e ricco di grassi richiede un lavoro digestivo diverso rispetto a una porzione più leggera di riso, verdure e pesce.
Per questo il classico senso di pesantezza dopo cena non ha necessariamente una sola causa.
Lo zenzero: una lunga storia contro la nausea
Lo zenzero, Zingiber officinale, viene utilizzato da secoli come spezia e nella tradizione alimentare e fitoterapica di numerose culture.
Tra i suoi componenti più studiati ci sono i gingeroli e gli shogaoli.
Uno degli ambiti in cui la ricerca clinica è più consistente riguarda nausea e vomito. Una revisione sistematica che ha analizzato oltre cento studi randomizzati sullo zenzero ha riscontrato risultati particolarmente interessanti proprio in questo campo, oltre che in alcuni aspetti della funzione digestiva.
Questo non vuol dire che una tisana allo zenzero possa risolvere qualsiasi disturbo gastrointestinale. Vuol dire, però, che dietro uno dei suoi impieghi tradizionali più conosciuti esiste oggi anche una base di ricerca clinica sull’uomo.
Alcuni studi suggeriscono inoltre che lo zenzero possa influenzare la motilità gastrica, un altro elemento che ha contribuito all’interesse scientifico per il suo rapporto con la digestione.
Curcuma: molto più di un colore nel curry
La curcuma, Curcuma longa, deve il suo caratteristico colore giallo-arancio soprattutto ai curcuminoidi, tra cui la curcumina.
Il suo uso alimentare è antichissimo, in particolare nell’Asia meridionale, ma negli ultimi decenni è diventata anche uno degli ingredienti vegetali più studiati.
Sul rapporto tra curcuma e apparato gastrointestinale esistono ormai numerosi studi clinici. Le revisioni disponibili indicano possibili benefici in alcuni disturbi gastrointestinali, anche se la qualità delle ricerche è variabile e i risultati non sono sempre uniformi.
È quindi più corretto considerarla non come una “spezia miracolosa”, ma come una pianta utilizzata da secoli che oggi viene studiata con strumenti scientifici moderni.
E la bromelina?
Un altro ingrediente che compare spesso nei prodotti dedicati alla digestione è la bromelina.
Si tratta di un insieme di enzimi proteolitici ricavati dall’ananas, soprattutto dal gambo. In pratica, sono enzimi in grado di contribuire alla scomposizione delle proteine in frammenti più piccoli.
La bromelina viene studiata da decenni in diversi ambiti, e la sua presenza nei prodotti digestivi è legata proprio alla sua attività enzimatica.
È quindi molto diversa da curcuma e zenzero: questi ultimi sono ingredienti vegetali contenenti numerose sostanze bioattive, mentre la bromelina è essa stessa un complesso di enzimi.
Gli integratori di enzimi servono a tutti?
No.
Una persona sana dispone normalmente degli enzimi necessari per digerire il cibo. Pancreas, stomaco e intestino producono ogni giorno ciò che serve per scomporre carboidrati, proteine e grassi.
Esistono però situazioni specifiche in cui determinati enzimi hanno un ruolo molto chiaro. L’esempio più semplice è ancora una volta la lattasi nelle persone che hanno difficoltà a digerire il lattosio.
Da qui nasce anche l’interesse per formule che combinano enzimi diversi, ciascuno rivolto a componenti alimentari differenti.
Nel catalogo italiano di Siberian Wellness, per esempio, è disponibile Ginger, Curcuma & Plant Enzymes, una formulazione che combina amilasi, proteasi, lipasi, lattasi, cellulasi e pectinasi con bromelina, curcuma e zenzero.
Chi vuole esplorare altre formulazioni può consultare anche la sezione integratori alimentari di Siberian Wellness Italia, controllando sempre ingredienti, dosaggi e modalità d’uso prima di scegliere un prodotto.
La digestione resta prima di tutto fisiologia
La cosa più interessante, alla fine, è che la digestione non è un singolo evento.
È una sequenza di processi che comincia ancora prima di mangiare, prosegue nella bocca, nello stomaco e nell’intestino e coinvolge enzimi, acidi, bile, ormoni e microbi intestinali.
Zenzero e curcuma aggiungono a questa storia una dimensione antica: sono ingredienti che l’uomo utilizza da secoli e che oggi vengono studiati anche attraverso trial clinici e revisioni sistematiche.
Gli enzimi, invece, ci ricordano qualcosa di ancora più fondamentale: prima di poter assorbire ciò che mangiamo, il nostro corpo deve trasformarlo.
È questa attività continua e invisibile che consente a un pasto di diventare amminoacidi, acidi grassi, zuccheri semplici, vitamine e altre sostanze che l’organismo potrà utilizzare nelle ore successive.