L’Italia della sanità conquista posizioni di prestigio nel mondo, ma osservando la cartina degli ospedali premiati riemerge una frattura che attraversa il Paese. Nella nuova edizione 2027 della World’s Best Specialized Hospitals, la classifica internazionale realizzata da Newsweek insieme a Statista, le strutture italiane capaci di raggiungere le posizioni più alte si concentrano soprattutto tra Roma, Milano e Bologna. Il Sud, pur presente in alcune graduatorie, resta lontano dai vertici.

Sono 42 gli ospedali italiani che trovano spazio nelle classifiche dedicate alle tredici specialità prese in esame. Tre strutture riescono addirittura a entrare nelle prime dieci posizioni mondiali. Il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma è terzo al mondo in ostetricia e ginecologia, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma raggiunge il quarto posto in pediatria e l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano conquista l’ottava posizione per la neurologia.

Il podio italiano parla romano e milanese

La fotografia delle eccellenze è particolarmente significativa se letta attraverso la geografia. Due delle tre strutture italiane presenti nelle top ten mondiali sono a Roma, la terza è a Milano. Allargando lo sguardo alle prime venti posizioni, la situazione cambia poco.

Il Centro Cardiologico Monzino di Milano raggiunge il diciassettesimo posto mondiale in cardiologia, mentre l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano è quattordicesimo in oncologia. Il Carlo Besta torna ai vertici anche in neurochirurgia, con l’undicesimo posto. In ortopedia spicca invece l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, nono al mondo.

Il Gemelli conferma inoltre una presenza particolarmente estesa nelle diverse specialità. Oltre al terzo posto in ostetricia e ginecologia, compare nelle graduatorie internazionali di cardiologia, endocrinologia, gastroenterologia, neurologia, neurochirurgia, oncologia, ortopedia, pneumologia e urologia. In gastroenterologia raggiunge l’undicesima posizione mondiale.

Il risultato complessivo consegna così l’immagine di una sanità italiana capace di competere con i grandi centri internazionali, ma con i riconoscimenti più prestigiosi concentrati in una parte precisa del territorio nazionale.

Il Mezzogiorno resta lontano dalle prime posizioni

È proprio qui che emerge il dato politico e sanitario più delicato. Se Lombardia e Lazio raccolgono una quota importante delle strutture italiane riconosciute a livello internazionale e l’Emilia-Romagna porta il Rizzoli nella top ten dell’ortopedia, il Mezzogiorno non riesce a collocare propri ospedali nelle posizioni italiane di maggior prestigio indicate dal ranking.

Questo non significa che il Sud sia completamente assente. In oncologia, per esempio, compare l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, una delle principali realtà specialistiche meridionali. La differenza sta però nel livello raggiunto all’interno delle graduatorie: quando si restringe l’osservazione alle primissime posizioni mondiali, il baricentro italiano si sposta nettamente verso il Centro-Nord.

La classifica internazionale finisce quindi per restituire anche una rappresentazione dello storico divario territoriale della sanità italiana. Non misura direttamente la qualità complessiva dei sistemi sanitari regionali e non può essere utilizzata come una pagella generale dell’assistenza offerta ai cittadini, ma mostra dove si concentrano gli ospedali che godono della maggiore reputazione specialistica internazionale.

Una classifica basata soprattutto sulla reputazione

Va infatti considerato il metodo utilizzato. La World’s Best Specialized Hospitals 2027 prende in esame circa 2.500 ospedali di oltre trenta Paesi e quest’anno considera tredici aree specialistiche, con l’ingresso della nefrologia.

Una componente determinante della valutazione resta la reputazione professionale, costruita attraverso le indicazioni di medici, professionisti sanitari e dirigenti ospedalieri chiamati a segnalare le strutture considerate migliori nelle rispettive discipline. Nel modello entrano inoltre indicatori di qualità e, con un peso crescente nell’edizione 2027, i PROMs, le misure che raccolgono direttamente dai pazienti informazioni sugli esiti delle cure e sul loro impatto sulla qualità della vita.

Il ranking, dunque, non rappresenta una graduatoria assoluta della sanità italiana e non consente di stabilire dove un cittadino riceva in generale cure migliori. Misura invece il riconoscimento raggiunto dai grandi centri specialistici sulla scena internazionale.

La sanità a due velocità

Proprio con questa cautela, il dato territoriale rimane significativo. L’Italia porta tre ospedali nelle prime dieci posizioni mondiali e diverse altre strutture nelle prime venti, un risultato che testimonia l’esistenza di poli sanitari in grado di confrontarsi con i maggiori centri statunitensi, canadesi ed europei.

Ma dietro il successo nazionale emerge un equilibrio geografico tutt’altro che uniforme. Milano, Roma e Bologna concentrano le performance più importanti, mentre il Mezzogiorno fatica a trasformare le proprie eccellenze cliniche e scientifiche in una presenza altrettanto forte ai vertici delle graduatorie internazionali.

È una distanza che va oltre una semplice classifica. Il tema riguarda la capacità dei territori di attrarre professionisti, investimenti, ricerca e pazienti e si intreccia con il fenomeno della mobilità sanitaria, che da anni porta migliaia di cittadini a spostarsi da una regione all’altra per ricevere cure specialistiche.

Il ranking di Newsweek non basta da solo a misurare questo divario. Ma la sua geografia racconta un dato difficile da ignorare: quando l’asticella viene portata ai massimi livelli della specializzazione internazionale, il cuore delle eccellenze italiane continua a battere soprattutto nel Centro-Nord.