Per mesi Kiev ha scelto il silenzio. Mentre Mosca continuava a descrivere un esercito russo in avanzata nel Donbass, a nord di Lyman le forze ucraine conducevano una controffensiva tenuta lontana dai riflettori. L’operazione ha ora anche un nome, «Vivaldi», ed è stata confermata pubblicamente dal comandante del Terzo corpo d’armata ucraino, Andrii Biletskyi. Secondo il generale, le unità di Kiev hanno eliminato sacche di infiltrazione russe su 75 chilometri quadrati e riconquistato altri 10 chilometri quadrati di territorio.

Il silenzio sull’operazione Vivaldi

La controffensiva sarebbe iniziata mesi fa nel settore settentrionale dell’oblast di Donetsk, una delle aree decisive per la difesa delle città di Sloviansk e Kramatorsk. Soltanto il 15 settembre Biletskyi ha rotto apertamente il silenzio operativo. Le forze ucraine sostengono di avere liberato Serednie e di avere eliminato le infiltrazioni russe a Novoselivka, Oleksandrivka, Yarova e nella zona di Korovii Yar. Il comando ucraino ha presentato questi risultati come la prima fase di un’operazione ancora in corso.

Il riferimento a Vivaldi non è casuale. Biletskyi ha richiamato le «Quattro stagioni», lasciando intendere che quella resa pubblica finora sarebbe soltanto la prima parte del piano. Kiev continua quindi a mantenere riservati obiettivi e tempi delle prossime mosse.

Le cifre diffuse dal comando ucraino sulle perdite russe, circa 1.500 uomini e migliaia di droni distrutti, restano dichiarazioni di parte e non risultano verificabili in modo indipendente. Anche l’esatta estensione dei progressi territoriali rimane difficile da stabilire in un fronte dominato da droni, piccoli gruppi d’assalto e ampie zone grigie. Reuters sottolinea proprio le difficoltà di una verifica indipendente delle conquiste rivendicate.

Le ammissioni dei blogger militari russi

A rendere più significativo il quadro sono però le ricostruzioni provenienti dallo stesso fronte russo. Diversi milblogger favorevoli alla guerra hanno riconosciuto nelle ultime settimane un deterioramento della situazione a nord e nord-est di Lyman. Alcuni hanno riferito che le truppe russe sarebbero state costrette ad abbandonare posizioni avanzate, criticando quelli che definiscono «rapporti ottimistici» o «bei rapporti» trasmessi lungo la catena di comando.

L’Institute for the Study of War rileva che fonti russe hanno ammesso come le controffensive ucraine fossero in corso da mesi, mentre le mappe e le comunicazioni ufficiali continuavano a offrire una rappresentazione più favorevole alle forze di Mosca. Secondo la stessa analisi, comunicazioni inesatte non avrebbero soltanto una funzione propagandistica, ma potrebbero creare problemi operativi: un reparto può trovarsi a pianificare un attacco o una missione di fuoco sulla base di posizioni che, nei rapporti ufficiali, risultano già conquistate.

Il caso Sviatohirsk e le informazioni arrivate a Putin

Il nodo più delicato riguarda il livello al quale queste informazioni sarebbero state trasmesse. Il primo settembre Vladimir Putin, parlando della situazione sul campo, aveva indicato tra le località passate sotto controllo russo anche Sviatohirsk. Nei giorni successivi, tuttavia, le forze ucraine hanno mostrato di mantenere il controllo della città, mentre anche fonti russe vicine all’apparato militare hanno contestato la versione iniziale.

Non è possibile stabilire in modo indipendente se i vertici militari abbiano consapevolmente mentito al presidente russo, né quale quadro preciso sia stato presentato al Cremlino. È però documentata la crescente polemica, all’interno dello stesso ambiente militare russo, sulla tendenza di alcuni comandi a sovrastimare le conquiste e a minimizzare le battute d’arresto.

La vicenda di Sviatohirsk è diventata così uno degli esempi utilizzati dai blogger russi per denunciare questa distorsione. Anche fonti indipendenti russe hanno rilevato la distanza tra alcune dichiarazioni pubbliche di Putin e la situazione ricostruibile sul terreno.

Perché Lyman è decisiva

La battaglia non riguarda soltanto poche decine di chilometri quadrati. Lyman rappresenta uno degli accessi settentrionali al sistema difensivo ucraino che protegge Sloviansk, Kramatorsk e le altre città ancora controllate da Kiev nell’oblast di Donetsk. La strategia russa punta da tempo a premere su questa cintura fortificata da più direzioni.

Secondo l’Institute for the Study of War, i progressi ucraini a nord di Lyman hanno ostacolato il tentativo russo di creare una direttrice settentrionale per aggirare quel sistema difensivo. Anche un importante blogger militare vicino al Cremlino ha riconosciuto che gli sviluppi potrebbero rallentare i piani russi verso Sloviansk.

Il quadro generale della guerra resta tuttavia molto più ampio. La Russia continua a esercitare pressione in altre zone del Donbass e mantiene una superiore disponibilità di uomini e mezzi in numerosi settori. La controffensiva di Vivaldi non equivale quindi a un rovesciamento complessivo del fronte, ma segnala la capacità ucraina di recuperare iniziativa locale e di sfruttare vulnerabilità russe proprio in una zona che Mosca considera strategica.

Ora l’attenzione si sposta sulle altre «stagioni» annunciate da Biletskyi. Kiev non ha rivelato quale sia l’obiettivo finale dell’operazione. Ed è proprio il silenzio, dopo mesi di combattimenti quasi nascosti, a restare una delle componenti centrali di Vivaldi.