C'è una partita che lega per sempre Sandro Mazzola al Napoli, ma non per un suo gol. È una domenica di marzo del 1971, una sfida scudetto a San Siro rimasta per decenni nella memoria azzurra e tornata alla luce quarant'anni dopo grazie a una confessione dello stesso capitano dell'Inter. Mazzola ammise ciò che per anni era stato raccontato come uno dei retroscena di quella partita: durante l'intervallo entrò nello spogliatoio dell'arbitro Sergio Gonella e protestò duramente contro la sua direzione di gara.
La certezza, dunque, non viene da una leggenda tramandata dai tifosi. Viene direttamente dal protagonista. «Feci una cosa che non si può fare, proibita dal regolamento. Una cosa sbagliata», raccontò Mazzola nel 2011 ricostruendo quella domenica. E aggiunse di essere entrato nello spogliatoio di Gonella «come una furia», contestandogli un arbitraggio che l'Inter riteneva sfavorevole.
Una partita che valeva lo scudetto
Il 21 marzo 1971 il campionato era apertissimo. Prima di quella giornata il Milan guidava con 32 punti, l'Inter inseguiva a 31 e il Napoli era a 29. Allora la vittoria valeva due punti e lo scontro di San Siro poteva cambiare completamente gli equilibri del torneo.
Il Napoli allenato da Giuseppe Chiappella non era una comparsa nella corsa al titolo. Aveva Dino Zoff in porta, Antonio Juliano a dirigere il centrocampo e José Altafini davanti. Mazzola stesso, molti anni dopo, lo avrebbe definito un avversario forte e quadrato, ricordandone esplicitamente i campioni.
L'Inter arrivava invece da una rincorsa impressionante. Dopo l'esonero di Heriberto Herrera, la squadra era stata affidata a Giovanni Invernizzi e aveva recuperato terreno. Due settimane prima aveva battuto 2-0 il Milan nel derby. Una settimana prima aveva vinto 2-0 a Torino. Il Napoli rappresentava un altro passaggio decisivo verso il sorpasso.
Altafini segna, Burgnich viene espulso
Il primo tempo sembra indirizzare la storia dalla parte del Napoli. La cronaca pubblicata il giorno successivo da l'Unità racconta una squadra azzurra capace per lunghi tratti di mettere in difficoltà l'Inter.
Il vantaggio arriva poco prima dell'intervallo. Gianni Improta batte un calcio d'angolo, Juliano colpisce di testa, Lido Vieri respinge e Altafini, appostato a pochi passi dalla porta, raccoglie il pallone e segna.
Poi arriva un altro episodio pesantissimo. Tarcisio Burgnich viene espulso per un calcio a Gasparino Umile a gioco fermo. La stessa cronaca dell'epoca registra l'espulsione e il giorno dopo riporta anche l'ammissione del difensore interista: Burgnich riconobbe di avere commesso il fallo, sostenendo però di non aver sentito il precedente fischio dell'arbitro.
Il Napoli va così al riposo avanti 1-0 e con l'Inter ridotta in dieci uomini.
È in quel momento che accade ciò che nessun tabellino avrebbe potuto raccontare.
Mazzola entra nello spogliatoio di Gonella
Per quarant'anni l'episodio resta sospeso tra ricostruzioni, accuse e memoria dei protagonisti. Poi è lo stesso Mazzola a confermarlo.
Nel 2011 racconta che, mentre i compagni rientravano nel loro spogliatoio, lui si diresse verso quello dell'arbitro Gonella. Entrò e protestò violentemente. Il senso delle parole rivolte al direttore di gara, secondo il ricordo dello stesso Mazzola, era chiarissimo: l'Inter si sentiva penalizzata e il capitano pretendeva che l'arbitro cambiasse atteggiamento.
Gonella, sempre secondo il racconto di Mazzola, rimase esterrefatto e gli intimò di uscire.
È il punto sul quale bisogna separare i fatti dalle interpretazioni. È documentato perché confessato dal diretto interessato che Mazzola entrò nello spogliatoio dell'arbitro e lo affrontò verbalmente. Non è invece dimostrabile che Gonella abbia poi volontariamente favorito l'Inter. Lo stesso Mazzola negò di essere entrato per ottenere favori, sostenendo di voler reagire a quella che considerava una conduzione della gara sbilanciata.
Ma molti anni dopo aggiunse una frase ancora più significativa. Con il senno di poi, ammise, poteva aver provocato nell'arbitro un tale senso di colpa da finire per condizionarne la direzione.
Il rigore che fece esplodere il Napoli
La ripresa comincia e la partita cambia.
Dopo una decina di minuti Mario Corso serve Mazzola in verticale. Il capitano nerazzurro entra in area e Dino Panzanato gli si frappone davanti. Gonella indica il dischetto.
Il rigore fu contestato immediatamente e non soltanto dai napoletani. Questo è uno dei punti sui quali la documentazione dell'epoca offre il riscontro più interessante.
Nell'edizione del 22 marzo 1971, quindi all'indomani della partita, l'Unità descrive l'azione come un «classico fallo d'ostruzione», osservando che avrebbe potuto essere punito con un calcio a due anziché con il rigore. Nella stessa cronaca il giudizio sulla decisione di Gonella è severo: la sanzione viene considerata eccessiva e il penalty un aiuto arbitrale all'Inter.
Non è dunque una valutazione costruita quarant'anni dopo.
Anche le dichiarazioni raccolte immediatamente dopo la gara fotografano l'ambiguità dell'episodio. Mazzola sostenne che Panzanato avesse commesso ostruzione inserendosi fra lui e Zoff. Lo stesso Panzanato ammise di avere intralciato Mazzola, ma aggiunse di non sapere se quell'intervento meritasse davvero il calcio di rigore.
Dal dischetto Roberto Boninsegna non sbaglia. È 1-1.
Tre minuti e il Napoli perde tutto
Il colpo per il Napoli è durissimo. Passano appena pochi minuti e arriva il secondo gol.
Su una punizione calciata da Corso, Boninsegna si avventa sul pallone e lo gira di testa verso la porta. Zoff sembra averlo bloccato, ma la sfera gli sfugge e termina in rete. L'Inter è avanti 2-1.
Il Napoli, che all'intervallo aveva un gol di vantaggio e un uomo in più, si ritrova improvvisamente sotto.
La cronaca del giorno dopo attribuisce la rimonta sia alla straordinaria reazione agonistica dell'Inter sia ai due episodi che spezzano la partita: il rigore assegnato da Gonella e l'errore di Zoff sulla seconda rete. Il risultato non cambia più.
L'Inter vince 2-1.
La partita che cambiò il campionato
Quella domenica ha un peso enorme. Il Milan pareggia a Vicenza e l'Inter lo raggiunge in testa a quota 33. Il Napoli resta fermo a 29, quattro punti più indietro in un campionato nel quale una vittoria ne vale soltanto due.
La domenica successiva avviene il sorpasso. L'Inter vince a Catania, il Milan perde a Varese e i nerazzurri rimangono soli al comando. Non lasceranno più il primo posto e conquisteranno l'undicesimo scudetto della loro storia.
Per questo Inter-Napoli del 21 marzo 1971 è rimasta una ferita nella memoria azzurra. L'allora presidente Corrado Ferlaino avrebbe ricordato ancora molti anni dopo l'ingresso di Mazzola nello spogliatoio di Gonella e quella sconfitta come uno degli episodi più amari della sua esperienza nel calcio.
Ma la testimonianza che dà alla vicenda il suo peso storico più forte resta proprio quella di Mazzola. Non accusò Gonella di aver favorito consapevolmente l'Inter e rivendicò la forza di quella squadra. Però riconobbe di aver fatto qualcosa che non avrebbe dovuto fare e arrivò ad ammettere la possibilità di avere psicologicamente condizionato l'arbitro.
È questa la sottile linea che separa un fatto documentato da una leggenda calcistica. Nessuno può dimostrare che il Napoli perse quella partita a causa dell'incursione di Mazzola. Si può invece affermare con certezza che l'incursione ci fu, che avvenne nell'intervallo con il Napoli avanti e l'Inter in dieci, che nella ripresa Gonella concesse ai nerazzurri un rigore giudicato molto severo già dalla stampa del giorno successivo e che fu lo stesso Mazzola, quarant'anni dopo, a interrogarsi sugli effetti della propria protesta.
Una confessione che trasformò uno dei grandi sospetti del calcio italiano in un pezzo di storia raccontato dal suo stesso protagonista.