Il portavoce della conferenza la conferenza dei garanti territoriali, Samuele Ciambriello, insieme alle garanti di Brescia e di Parma, Arianna Carminati e Veronica Valenti, hanno assistito all’udienza innanzi alla corte costituzionale, fissata nell’ambito del giudizio di legittimità costituzionale relativo agli articoli 147 c.p. e 47- ter comma 1-ter o. p. nella parte in cui non prevedono l'ipotesi di rinvio facoltativo dell'esecuzione, eventualmente consentendo la possibilità di disporre l’applicazione della detenzione domiciliare, in caso di pena eseguita in condizioni contrarie al senso di umanità, per contrasto con gli artt. 2, 25, 27, comma 3, 117, comma 1 quest'ultimo con specifico riferimento all'art. 3 Cedu.
Per la prima volta, infatti, la conferenza dei garanti territoriali è stata ammessa come Amicus curie nell’ambito di tale giudizio.
La questione è stata sollevata dal tribunale di sorveglianza di Firenze, nel corso di un giudizio relativo alle condizioni di detenzione inumane nel carcere di Sollicciano. Come noto, in attesa dell'Intervento della corte costituzionale, il tribunale di Firenze ha disposto il sequestro preventivo di 7 sezioni di tale Istituto e il trasferimento di 200 persone in altri Istituti penitenziari italiani. Cosa che non era mai accaduta prima.
La questione di legittimità sollevata, afferma il portavoce Ciambriello, garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale “ è di estrema importanza per la tutela della dignità di tutte le persone ristrette, non solo nel carcere di Sollicciano, ma in tutta Italia, perché, se accolta dalla corte costituzionale - come la conferenza dei garanti territoriali auspica - finalmente, in Italia il giudice avrà a disposizione un rimedio, il differimento dell’esecuzione e l’eventuale detenzione domiciliare, per chi si trova costretto a scontare la propria pena in condizioni inumane e non dignitose, a fronte della perdurante inerzia dell’amministrazione penitenziaria e dell’ormai accertato fallimento della visione carcero-centrica del sistema italiano di esecuzione delle pene”.
“Siamo davvero onorati e fieri di essere stati ammessi come Amicus curie”, aggiunge il Portavoce, “anche perché il parere della Conferenza è stato scritto a più mani, con la partecipazione attiva di Garanti locali, di Docenti e studenti e studentesse universitari, neolaureate e neolaureati in Giurisprudenza dell’Università di Parma e di Brescia.
Per questo motivo, riteniamo che essere qui sia un nostro dovere, specie da un punto di vista etico: questo parere ha contribuito a far conoscere alla società civile, e in particolare alle giovani generazioni, una realtà dolorosa, ancora troppo spesso ignorata o che troppo facilmente viene stigmatizzata con giudizi radicali e violenti.
L’auspicio è che proprio i più giovani, con le loro idee e le loro energie, possano contribuire a rendere effettiva la tutela della dignità di ciascun essere umano, ovunque si trovi”.