La protesta degli sfollati dei rioni storici Acer di Pozzuoli arriva nel cuore di Napoli. Circa cento residenti hanno raggiunto questa mattina la sede dell'istituto in via Morelli per chiedere risposte sulla situazione che stanno vivendo da quasi due mesi, dopo lo sgombero disposto in seguito alla violenta scossa di terremoto dello scorso 31 luglio.
La manifestazione è proseguita con il blocco della circolazione in un senso di marcia della Galleria Vittoria. I manifestanti hanno occupato la carreggiata dalle 11.15 alle 12.15, provocando disagi al traffico cittadino. La protesta si è conclusa dopo l'ottenimento della convocazione di un tavolo istituzionale ufficiale per lunedì 28 settembre alle ore 15, al quale, secondo quanto comunicato ai manifestanti, saranno presenti l'assessora regionale alle Politiche abitative Claudia Pecoraro e il presidente della Regione Roberto Fico.
Al centro della mobilitazione c'è la condizione dei residenti dei tre rioni puteolani, costretti a lasciare le proprie abitazioni dopo il terremoto. Gli sfollati denunciano una situazione di «totale abbandono», raccontando di essere ormai da settimane alle prese con soluzioni di fortuna presso familiari e conoscenti.
A rendere ancora più difficile la situazione, secondo i manifestanti, ci sarebbe anche la difficoltà di trovare un'abitazione sul mercato privato degli affitti, che denunciano essere diventato inaccessibile a causa di fenomeni speculativi.
La protesta riguarda anche il futuro degli immobili di edilizia pubblica. La piazza respinge infatti l'ipotesi di un abbattimento dei palazzi Acer finalizzato a una ricostruzione dislocata altrove, chiedendo invece risposte precise sul destino delle abitazioni e dei residenti.
La mobilitazione, intanto, non si ferma. Gli sfollati hanno annunciato per domani una nuova iniziativa, con il blocco del Consiglio comunale di Pozzuoli, in attesa dell'incontro istituzionale fissato per lunedì prossimo.
Dalla Galleria Vittoria a Pozzuoli, dunque, la protesta degli sfollati continua a chiedere una soluzione a una situazione che, a quasi due mesi dal terremoto, resta ancora senza una risposta definitiva sul futuro delle famiglie costrette a lasciare le proprie case.