Crediti d'imposta ritenuti illecitamente generati e ancora giacenti nei cassetti fiscali, per quasi 153 milioni di euro, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza a due società edili riconducibili all'imprenditore Alfredo Guerri, proprietario e presidente della società sportiva Juve Stabia. Il decreto di sequestro è stato emesso dal gip di Napoli su richiesta della Procura di Napoli, sostituto procuratore Luigi Landolfi della Sezione II - reati contro la Pubblica Amministrazione, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppina Loreto.
IL MECCANISMO DELLA FRODE
Dalle indagini è emerso che i crediti d'imposta, generati tra il 2021 e il 2024, erano stati ottenuti illecitamente attraverso il superbonus 110%, attestando lavori parzialmente o mai realizzati in 64 cantieri. Secondo gli inquirenti, i crediti erano destinati a essere immessi nel circuito delle cessioni previsto dalla disciplina del superbonus 110% e poi monetizzati con il trasferimento, dietro compenso, ad altre ditte. In questo modo i crediti, formalmente collegati a lavori edilizi mai realizzati o solo parzialmente eseguiti, avrebbero assunto una parvenza di regolarità, consentendone l'utilizzo in compensazione o l'ulteriore cessione.
LA SECONDA INCHIESTA: MISURA INTERDITTIVA PER GUERRI
Alfredo Guerri figura anche tra le due persone per le quali la Procura di Napoli Nord, procuratore aggiunto Mariella Di Mauro, al termine di un'indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Giugliano in Campania, ha chiesto e ottenuto dal gip il divieto di esercitare imprese. Per l'altro indagato, un ingegnere, è stato disposto il divieto di esercitare la professione tecnica.
I PRECEDENTI SEQUESTRI DI GIUGLIANO
Le misure cautelari sono frutto dell'indagine che, lo scorso luglio, aveva portato i finanzieri di Giugliano a sequestrare crediti d'imposta inesistenti per oltre 14 milioni di euro, oltre al complesso aziendale e alle quote di due società, la Domus srl e la Gloria Holding srl, entrambe con sede a Napoli.
COME FUNZIONAVA IL SISTEMA DELLE FATTURE
Secondo gli inquirenti, attestando lavori edili mai eseguiti in diversi condomini, inquadrati nel cosiddetto decreto rilancio, sarebbero state emesse fatture che certificavano addirittura fantomatici avanzamenti degli interventi. Il rappresentante dell'impresa, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe trasmesso le pratiche all'Enea e, una volta acquisito il visto di conformità, avrebbe inviato la documentazione necessaria per generare i crediti d'imposta sui cassetti fiscali dei singoli condomini, subito ceduti alla propria impresa, che li avrebbe poi monetizzati cedendoli ad altre società e a istituti di credito.