Morra de Sanctis

di Paola Iandolo 

Controlli aziendali fantasma: inizia così l’inchiesta su un'azienda di Morra De Sanctis. Ad eseguire le verifiche i carabinieri. L’ipotesi di accusa della Procura è che le visite sanitarie dei dipendenti non siano mai state fatte e che le carte siano state falsificate. Sotto processo finiscono due persone: il datore di lavoro e il medico competente dell’azienda. L’accusa per entrambi è di falso ideologico. Processo che si concludo con una sentenza di proscioglimento pieno: imprenditore e medico "non hanno commesso il fatto".

Il prosieguo

Mentre quel primo dibattimento è ancora in corso, viene chiamato a testimoniare un operaio cinquantenne, dipendente dell’azienda. L’uomo risponde alle domande del giudice, ma le sue parole in aula non coincidono del tutto con quello che aveva dichiarato tempo prima ai Carabinieri durante le indagini preliminari. Ci sono delle discrepanze. Il giudice decide quindi di inviare i verbali della testimonianza alla Procura della Repubblica di Avellino. Per l’operaio scatta un’imputazione pesante: calunnia e falsa testimonianza.

L’ipotesi è che abbia mentito davanti al giudice per accusare ingiustamente i militari dell’Arma che avevano svolto i primi accertamenti. Durante l’istruttoria dibattimentale vengono ascoltati i testimoni e viene acquisita una perizia pro veritate redatta da un medico specialista. Dalle carte e dalle deposizioni emerge un elemento centrale: non c’è alcuna prova che l’operaio abbia detto il falso in aula, né che le differenze tra i due verbali ci sia la volontà di muovere accuse infondate contro i militari dell'arma che avevano effettuato i controlli.

La richiesta di assoluzione della Procura

Il momento decisivo arriva con l’esame dell’imputato. Rispondendo alle domande e assistito dal suo legale, l’avvocato Stefano Vozella, il cinquantenne ricostruisce punto per punto la sua versione dei fatti, spiegando il contesto e le ragioni di quelle difformità. I chiarimenti convincono la stessa Procura. In aula il pm chiede per l’imputato l’assoluzione. Il giudice Gennaro Lezzi, accoglie integralmente la richiesta della pubblica accusa e pronuncia la sentenza: il cinquantenne viene assolto con formula piena.