Il nuovo decreto sulla scuola all'esame del Consiglio dei ministri. Il provvedimento introduce un tetto alla presenza di studenti provenienti dall'estero che non conoscono adeguatamente la lingua italiana, nuove disposizioni sull'abbigliamento che impedisce il riconoscimento del volto negli istituti scolastici e interventi per favorire l'integrazione linguistica degli alunni. Al centro delle nuove norme c'è il limite del 30 per cento di studenti non italofoni nelle prime classi della scuola primaria e delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Una soglia che il governo intende applicare fin da subito ai nuovi arrivi, senza modificare la composizione delle classi già formate per l'anno scolastico 2026/2027. Il decreto prevede tuttavia alcune deroghe, introdotte anche alla luce delle interlocuzioni con il Quirinale, per evitare che la distribuzione degli studenti tra gli istituti possa compromettere il diritto costituzionale all'istruzione.
Il tetto del 30 per cento nelle prime classi
La principale novità riguarda la composizione delle classi prime. Secondo le disposizioni anticipate, gli studenti provenienti dall'estero che non possiedono un'adeguata conoscenza della lingua italiana non potranno superare il 30 per cento degli alunni presenti in ciascuna aula.
Il criterio individuato dal governo non è quello della cittadinanza, ma della conoscenza dell'italiano. La misura potrà quindi riguardare sia gli studenti provenienti da Paesi dell'Unione europea sia quelli extracomunitari, qualora non abbiano competenze linguistiche sufficienti a seguire le attività didattiche.
Non tutti gli alunni stranieri saranno dunque automaticamente conteggiati ai fini del raggiungimento della soglia. La distinzione riguarderà il percorso scolastico già compiuto e la conoscenza della lingua italiana, con l'obiettivo dichiarato di evitare un'eccessiva concentrazione di studenti che necessitano di un sostegno linguistico specifico. La distribuzione degli alunni dovrà tenere conto anche della disponibilità dei posti e della possibilità di individuare istituti alternativi, senza impedire l'accesso alla scuola ai ragazzi appena arrivati in Italia.
Le classi già formate non saranno modificate
Il nuovo limite non comporterà una redistribuzione generalizzata degli studenti già iscritti. Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha precisato che il provvedimento non intende disarticolare le classi esistenti, ma intervenire sulle nuove iscrizioni effettuate durante l'anno scolastico.
Per il 2026/2027, quindi, le sezioni già costituite non dovranno essere riorganizzate per rispettare la percentuale prevista dal decreto.
La norma riguarderà invece gli studenti che arriveranno dall'estero e chiederanno di essere inseriti in una classe durante l'anno. In questi casi, le scuole dovranno verificare la composizione delle sezioni e valutare se l'iscrizione possa avvenire nell'istituto inizialmente individuato oppure se sia necessario cercare una soluzione alternativa.
L'applicazione del nuovo sistema richiederà particolare attenzione nei territori caratterizzati da una forte concentrazione di famiglie di origine straniera, dove la disponibilità di scuole vicine potrebbe rendere più complessa la distribuzione degli alunni.
Le deroghe richieste dal Quirinale
Il tetto del 30 per cento non sarà una soglia inderogabile. Il decreto introduce alcune eccezioni per garantire che il nuovo criterio di distribuzione non impedisca agli studenti di frequentare la scuola.
La prima riguarda gli alunni che abbiano già trascorso un periodo significativo nel sistema scolastico italiano. Chi ha frequentato almeno due anni della scuola dell'infanzia oppure tre anni negli altri gradi di istruzione non sarà conteggiato ai fini del raggiungimento del limite.
Il percorso scolastico già compiuto diventa quindi un elemento per distinguere gli studenti appena arrivati da quelli che hanno avuto un periodo più lungo di inserimento nel sistema educativo.
Una seconda deroga riguarda l'impossibilità di individuare un istituto alternativo nelle vicinanze. Se la scuola inizialmente interessata, oppure l'Ufficio scolastico regionale, non riuscirà a trovare una soluzione di prossimità, il limite del 30 per cento potrà essere superato.
Si tratta di una previsione introdotta anche alla luce delle indicazioni del Quirinale, che ha richiamato la necessità di garantire la prevalenza del diritto costituzionale all'istruzione sulle regole relative alla composizione delle classi. Il riferimento è l'articolo 34 della Costituzione, secondo cui la scuola è aperta a tutti. Il principio dovrà essere rispettato anche nei casi in cui l'applicazione della nuova percentuale risulti particolarmente complessa per ragioni territoriali o organizzative.
Burqa e niqab, il divieto nelle scuole
Il provvedimento affronta anche il tema dell'abbigliamento che impedisce il riconoscimento del volto all'interno degli istituti scolastici. Tra le misure annunciate figura il divieto di indossare burqa e niqab nelle scuole. Il primo copre integralmente il corpo e il volto, mentre il secondo lascia generalmente scoperti soltanto gli occhi. La disposizione riguarda gli indumenti che impediscono l'identificazione della persona e non il semplice velo che lascia visibile il viso. Secondo le anticipazioni del decreto, per le violazioni sono previste sanzioni amministrative che potrebbero arrivare fino a mille euro. La formulazione definitiva della norma dovrà chiarire le modalità di applicazione delle multe, i soggetti chiamati a risponderne e le procedure previste per l'accertamento delle violazioni.
L'insegnamento dell'italiano e il coinvolgimento delle famiglie
Accanto alle nuove regole sulla composizione delle classi, il governo intende rafforzare gli strumenti destinati all'apprendimento della lingua italiana. Il ministro Giuseppe Valditara ha annunciato risorse superiori a 14 milioni di euro per percorsi personalizzati rivolti agli studenti che presentano difficoltà linguistiche. L'obiettivo dichiarato è consentire agli alunni appena arrivati in Italia di acquisire più rapidamente le competenze necessarie per seguire le lezioni e partecipare alle attività scolastiche.
Il passaggio in Parlamento e l'applicazione delle nuove norme
Dopo l'approvazione del Consiglio dei ministri, il decreto legge dovrà essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale per entrare in vigore secondo i termini previsti dal provvedimento. Il testo passerà quindi all'esame del Parlamento, che avrà 60 giorni di tempo per convertirlo in legge. Durante l'iter parlamentare potranno essere presentate modifiche alle disposizioni sulla composizione delle classi, sulle deroghe e sulle altre misure contenute nel decreto. Per gli istituti scolastici, uno degli aspetti più rilevanti sarà rappresentato dalle modalità concrete di applicazione del limite del 30 per cento.