Portici

 

A Portici tra l’eco dei successi locali e lo sguardo già rivolto alle prossime elezioni politiche, la Festa regionale dell’Unità si trasforma nel laboratorio strategico del centrosinistra. Non è soltanto una celebrazione di partito, ma il palcoscenico da cui il Pd punta a tracciare la rotta per tornare alla guida del Paese. La parola d'ordine resta una sola: ampliare l'alleanza. Lo chiarisce la presidente regionale dem Teresa Armato, ricordando come il cosiddetto "modello Campania" e l'esperienza partenopea rappresentino l'ossatura da cui edificare un'alternativa concreta alla destra. L'obiettivo dichiarato è superare le battute d'arresto del passato e costruire un cantiere programmatico capace di raccogliere tutte le anime dell'opposizione.

L'appello ad Azione e il patto di ferro con il M5s

È Stefano Bonaccini a chiusura della prima giornata a pronunciare l'affondo politico più marcato, rivolgendosi al leader di Azione. «Carlo Calenda che ci fa lì? Venga da noi», incalza il presidente nazionale del Pd, sollecitando la rapida creazione di un tavolo comune per la stesura del programma di coalizione. La memoria va inevitabilmente alle frammentazioni del 2022, un errore tattico che ha regalato la guida del Paese al centrodestra e che i dem non intendono ripetere. Per Bonaccini non esistono posizioni equidistanti praticabili di fronte alla destra al governo.

Sul fronte del Movimento 5 Stelle, il clima appare decisamente più disteso: la convergenza con le forze progressiste, persino sui dossier complessi di politica estera, viene data per acquisita. Resta però la necessità di blindare l'alleanza con un vero patto di sangue prima ancora di avventurarsi nel terreno scivoloso delle primarie, strumento verso cui l'elettorato mostra ormai un certo scetticismo.

Il laboratorio Campania e l'incognita della legge elettorale

Sulla stessa lunghezza d'onda si attesta il segretario regionale Piero De Luca, il quale rivendica l'energia della comunità democratica campana e sollecita il partito a superare la burocrazia interna, i tatticismi e la frenesia per i nomi. La Campania, orgogliosamente descritta come perno della resistenza progressista e simbolo delle battaglie civili, vuole indicare la strada. In vista della riforma della legge elettorale e delle fibrillazioni della maggioranza, la posizione dem sulla leadership resta chiara: la guida spetta naturalmente al partito di maggioranza relativa. Qualora si dovesse ricorrere alle consultazioni ai gazebo, queste dovranno rappresentare una festa democratica fondata su un manifesto di valori condiviso, per evitare che la coalizione si dissolva all'indomani del voto.

Lo spettro della Leopolda e il fattore popolo

Mentre a Portici si lavora alla costruzione del campo largo, le attenzioni si spostano inevitabilmente verso Firenze. L'inaugurazione della Leopolda firmata da Matteo Renzi con la partecipazione dell'ex governatore Vincenzo De Luca stende un'ombra di  inquietudine sui vertici del partito, che temono nuove stoccate pubbliche capaci di incrinare la narrazione unitaria. Consapevole delle tensioni interne, Bonaccini preferisce riportare il dibattito sulle radici sociali della sinistra: riscoprire la vocazione popolare e tornare nelle piazze, tra gli operai e i lavoratori, per contrastare l'avanzata delle destre radicali europee. Soltanto abbandonando l'autoreferenzialità e accettando un confronto schietto con i cittadini, anche a costo di prendersi dei fischi, il centrosinistra potrà trasformare la mobilitazione di piazza in una proposta di governo duratura.