Benevento

Per le Giornate Europee del Patrimonio, che il 26 e 27 settembre aprono luoghi della cultura in tutta Europa, l’Università del Sannio ha ideato a Benevento un programma originale: leggere l’Arco di Traiano, discutere le responsabilità che accompagnano l’uso dell’intelligenza artificiale e piantare nel Giardino dei Saperi gli alberi riconosciuti nei rilievi del monumento. Tre momenti legati dalle ricerche di docenti di discipline diverse. Il tema scelto quest’anno per la manifestazione – «Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare» – ha trovato così una risposta fatta di studi, incontri e di un nuovo spazio aperto alla città.

La rettrice Maria Moreno, presente per tutta la giornata, ha introdotto questo intreccio di competenze. Ad ascoltare e a partecipare c’erano 191 studenti del Liceo classico Giannone con i loro docenti, molti studenti dell’Università del Sannio, cittadini e rappresentanti delle associazioni e delle istituzioni culturali. I ragazzi hanno fatto domande, discusso con i ricercatori e si sono divertiti: il clima era quello di una festa, oltre che di un incontro di studio.

Si è cominciato dal Belvedere del Giardino dei Saperi, davanti all’Arco di Traiano. Adelaide Caravaglios ha guidato la visita mostrando la lettura verticale dei rilievi che questo punto di osservazione consente anche durante il restauro. Aglaia McClintock ha presentato la propria proposta sul verso in cui seguire il racconto scolpito: dal basso verso l’alto, da destra verso sinistra, percorrendo l’Arco in senso antiorario. In questa interpretazione la storia inizia sul lato rivolto verso la campagna e culmina su quello della città, nel pannello dell’attico in cui Traiano compare davanti alla triade capitolina.

Dopo la visita, nell’Auditorium di Sant’Agostino, la tavola rotonda ha affrontato la Carta di Benevento e i principi per il futuro dell’intelligenza artificiale nei patrimoni culturali. La Carta è nata dal lavoro di studiosi di più discipline coordinati da Pierpaolo Forte, che ne ha illustrato alcuni punti attraverso esempi relativi al diritto d’autore. Alla discussione hanno preso parte Antonella Tartaglia Polcini, assessora alla Cultura e al Patrimonio UNESCO del Comune di Benevento, e Mariano Nuzzo, soprintendente per le province di Caserta e Benevento. Nuzzo ha richiamato le possibilità che la digitalizzazione dei depositi museali e l’intelligenza artificiale possono aprire alla ricerca, anche nelle aree interne: materiali conservati da anni potranno essere messi in relazione e studiati in modi nuovi.

Giulia Pollicita, curatrice della Fondazione Morra Greco, ha portato la discussione sul terreno dell’arte contemporanea: gli artisti già usano l’intelligenza artificiale, mentre restano aperte le questioni su come qualificare le loro opere e su come il pubblico possa fruirne. Carmine Guarino, professore di Botanica e direttore scientifico di SHerIL – Samnium Heritage Innovation Lab, ha raccontato il lavoro del suo gruppo di ricerca e la consulenza svolta per la produzione dell’Odissea di Christopher Nolan, alla ricerca dell’identità botanica del loto dei Lotofagi. SHerIL è il centro interdipartimentale dell’Unisannio che riunisce competenze per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio. Alla tavola rotonda si è aggiunta Mimma Di Sorbo, dirigente scolastica e docente di matematica, presidente dell’associazione culturale Note di Classe.

Il passaggio dall’Arco al giardino è nato da una ricerca precisa. Antonello Prigioniero, botanico dell’Università del Sannio, ha individuato nei rilievi quattro specie arboree e ha spiegato come questi dettagli possano aiutare a collocare nello spazio le scene rappresentate. Gli alberi entrano così nella lettura dei rilievi proposta da McClintock: una ricerca botanica aggiunge elementi all’interpretazione storica del monumento.

All’interno del «Giardino dei Saperi» è stata inaugurata l’area dedicata a Plotina, dove Prigioniero e Guarino hanno curato l’impianto delle quattro specie individuate sull’Arco: pero, melo, fico e quercia. La dedica alla moglie di Traiano richiama un altro giardino, quello della scuola di Epicuro ad Atene. Un’iscrizione del 121 d.C. conserva le lettere con cui Plotina ottenne da Adriano che la scuola potesse scegliere il proprio successore anche fra persone prive della cittadinanza romana. Plotina invitò poi gli epicurei a scegliere secondo la preparazione e la condotta, senza favorire le preferenze personali.

La giornata è partita dalle figure scolpite sull’Arco ed è arrivata alle piante che vi compaiono, alla donna cui è dedicato questo spazio e alla storia del Giardino epicureo. Piantare quegli alberi è una traccia concreta del lavoro fatto insieme dall’Unisannio. È anche un pensiero rivolto al futuro: cresceranno nel Giardino dei Saperi, mentre nuove ricerche continueranno a interrogare l’Arco di Traiano.