di Paola Iandolo
Sono accusati di aver coperto la latitanza di Antonio Aloia, il quarantasettenne ras di Acerra accusato di essere uno dei killer che il diciassette dicembre scorso ha ucciso a Scisciano Ottavio Colalongo. Per due indagati, entrambi irpini N.L. residente a Manocalzati e M.P. di Mercogliano - stamattina è stata eseguito l'ordinanza di misura cautelare in carcere con le accuse di favoreggiamento personale e concorso in procurata inosservanza della pena. Ad eseguire la misura cautelare firmata dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Contestata anche l' aggravante della finalità di agevolare il gruppo criminale Luongo – Covone – Aloia. Indagati a piede libero anche una donna e un uomo sempre di Mercogliano: F.P.e A.F.
Le accuse
In particolare gli indagati, dopo l’esecuzione dell”omicidio di Ottavio Colalongo, avrebbero aiutato uno degli autori sia a sottrarsi alle indagini in corso di svolgimento sia all esecuzione della pena detentiva che gl era stata irrogata per altri reati. Dalle indagini seguite agli arresti per l’omicidio, era emerso che Aloia, latitante dall’agosto 2024, si nascondesse in Irpinia. L’ Antimafia a gennaio aveva già disposto perquisizioni e sequestri di telefonini nei confronti di una decina di indagati di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravata dal metodo mafioso, contestualmente all’esecuzione dei decreti di fermo nei confronti degli otto indagati per il concorso nell’omicidio, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, avevano anche eseguito il decreto di perquisizione personale e telematico firmato dal pm antimafia Henry Jhon Woodcock nei confronti di sei indagati. Perquisizioni scattate ad Mercogliano, Avellino e Manocalzati.
Il pizzino trovato nei pantaloni di Aloia
Due degli indagati, una donna ed un uomo di Mercogliano, erano finiti nel mirino dell’Antimafia a seguito dell’arresto del boss latitante avvenuto il 25 dicembre a Gricignano, dove i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna avevano bloccato Aloia all’interno di un appartamento di Mercogliano. Un pizzino con due indirizzi, uno di Mercogliano e l’altro di Pietrastornina, ritrovato nella tasca dei pantaloni della tuta di Antonio Aloia. Dalle indagini era emerso che all’indirizzo di Mercogliano risiedessero i due indagati, quello di Pietrastornina era stato affittato da uno dei due. Verosimilmente per ospitare e fornire un “luogo sicuro” al latitante.
Il terzo indagato avrebbe invece raccolto una busta che dalla zona nolana era destinata ad Aloia. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, il 20 dicembre scorso, quindi pochi giorni prima dell’arresto, avrebbero accertato lo scambio avvenuto a Mugnano del Cardinale. Il quarto indagato avrebbe coperto tra Manocalzati e Atripalda, la fuga del latitante prima che si spostasse per il delitto avvenuto il 17 dicembre. Un dato di rilievo nelle vicende criminali legate a “Tonino o cinese”, ovvero Antonio Aloia, che l’arresto avvenuto nel giugno del 2026 tra Candida e Manocalzati, dove si nascondeva durante la latitanza. Per cui la provincia di Avellino per gli inquirenti avrebbe costituito una base di partenza per Aloia anche grazie al legame con il clan Cava.