La guerra in Ucraina torna ad allargare la sua ombra sui confini della Nato. Mentre Kiev affronta una nuova ondata di attacchi russi, Mosca alza i toni sulla regione di Kaliningrad, l'exclave russa incastonata tra Polonia e Lituania, e avverte l'Alleanza Atlantica che qualsiasi tentativo di isolarla potrebbe provocare uno scontro diretto.

La presa di posizione è arrivata attraverso l'ambasciata russa in Belgio, interlocutore diplomatico di Mosca con la Nato. La rappresentanza russa ha contestato quelle che definisce iniziative «avventuristiche e irresponsabili» dell'Alleanza attorno a Kaliningrad, sostenendo che alcune esercitazioni simulerebbero l'isolamento della regione.

Secondo la nota, la Russia sarebbe pronta a utilizzare «l'intero arsenale» a propria disposizione per difendere il territorio nazionale. Una formulazione che aumenta ulteriormente la tensione lungo il fianco orientale dell'Alleanza.

Il fronte di Kaliningrad

La posizione geografica rende Kaliningrad uno dei punti più sensibili nei rapporti tra Russia e Nato. Separata dal resto della Federazione Russa, l'exclave si affaccia sul Baltico ed è circondata da due Paesi dell'Alleanza, Polonia e Lituania.

Tra Kaliningrad e la Bielorussia si trova inoltre il cosiddetto corridoio di Suwalki, una fascia di territorio polacco-lituano considerata strategica per il collegamento terrestre tra i Paesi baltici e il resto della Nato.

È in questo quadro che Mosca interpreta le attività militari alleate nella regione come una minaccia diretta alla propria sicurezza. La Russia sostiene che una eventuale azione volta a interrompere i collegamenti con Kaliningrad aumenterebbe drasticamente il rischio di un confronto armato.

La Nato, dal canto suo, continua a ribadire la natura difensiva dell'Alleanza e la determinazione a proteggere il territorio dei Paesi membri. Il segretario generale Mark Rutte ha affermato nei giorni scorsi che l'organizzazione dispone di piani e capacità per difendere ogni parte del territorio alleato in caso di aggressione.

Kiev ancora sotto i droni

Mentre cresce la tensione sul Baltico, la guerra continua a colpire direttamente la capitale ucraina. Nelle prime ore di martedì 29 settembre nuove esplosioni sono state udite a Kiev.

Secondo il sindaco Vitali Klitschko, frammenti di un missile sono precipitati nel cortile di un edificio residenziale, mentre in un'altra zona della città un edificio non residenziale è stato interessato da un incendio.

Il nuovo attacco arriva dopo una giornata particolarmente pesante per l'Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha riferito che il 28 settembre più di 120 droni Shahed avevano attaccato il Paese, circa 90 dei quali dotati di propulsione a reazione.

Il bilancio comunicato dal presidente ucraino per gli attacchi di lunedì era di nove morti e oltre 80 feriti in diverse regioni.

Le fiamme all'Accademia delle Scienze

Uno dei droni ha centrato l'edificio dell'Accademia nazionale delle Scienze dell'Ucraina, nel centro di Kiev. L'impatto ha provocato un vasto incendio e gravi danni a diversi piani della struttura.

Le immagini diffuse dopo l'attacco mostrano persone affacciate e aggrappate alle finestre mentre le fiamme avvolgono parte dell'edificio. Le autorità ucraine hanno riferito di almeno due vittime nell'attacco alla struttura.

Tra i feriti figura anche Volodymyr Horbulin, figura di lungo corso dell'apparato di sicurezza e della politica strategica ucraina. Il suo assistente è rimasto ucciso.

L'impiego sempre più frequente di droni a propulsione a reazione rappresenta una nuova difficoltà per la difesa aerea ucraina. Sono velivoli più veloci rispetto agli Shahed tradizionali e rendono più complessa l'intercettazione, soprattutto in un momento nel quale Kiev continua a chiedere agli alleati occidentali nuove forniture di sistemi antiaerei e intercettori.

L'Estonia accusa Mosca di sabotaggio

Un secondo fronte di tensione si apre contemporaneamente in Estonia. Il governo di Tallinn ha attribuito ufficialmente ai servizi speciali russi l'incendio che nella notte tra il 14 e il 15 agosto aveva colpito un edificio utilizzato dalla società Milrem Robotics.

L'azienda produce sistemi robotici terrestri e fornisce mezzi anche all'Ucraina.

Il primo ministro estone Kristen Michal ha dichiarato che, sulla base delle informazioni raccolte dal servizio di sicurezza interno Kapo, le autorità possono affermare con certezza che si sia trattato di un atto di sabotaggio commissionato dai servizi della Federazione Russa.

Tre sospettati erano stati individuati nell'ambito dell'inchiesta. Secondo le ricostruzioni emerse dalle indagini, sono stati arrestati in Lettonia e successivamente estradati in Estonia.

Mosca respinge le accuse, definendole prive di fondamento.

La guerra ibrida sul territorio europeo

Per il governo estone l'incendio alla Milrem non costituisce un episodio isolato. Tallinn lo inserisce in quella che considera una più ampia campagna russa sul territorio europeo, condotta attraverso sabotaggi, incendi, operazioni informatiche e altre azioni clandestine.

Il ministro degli Esteri Margus Tsahkna ha annunciato la convocazione del rappresentante diplomatico russo e ha chiesto agli alleati una risposta coordinata.

La questione è particolarmente sensibile per la Nato perché azioni di questo tipo rimangono al di sotto della soglia di un attacco militare convenzionale, rendendo più complessa la risposta collettiva.

L'Alleanza considera da tempo sabotaggi, attacchi informatici e operazioni clandestine una componente della minaccia ibrida proveniente dalla Russia. Rutte ha ribadito che la Nato dispone di diverse opzioni di risposta e che gli alleati continueranno a rafforzare la protezione delle infrastrutture e del territorio.

Il rischio di una nuova escalation

Le tre vicende, la minaccia russa su Kaliningrad, gli attacchi contro Kiev e l'accusa estone sul sabotaggio, appartengono a piani diversi e non costituiscono di per sé l'inizio di uno scontro diretto tra Russia e Nato.

Mostrano però quanto il confine tra la guerra combattuta in Ucraina e la sicurezza del resto d'Europa sia diventato più delicato.

Mosca sostiene che le attività militari occidentali attorno a Kaliningrad rappresentino una provocazione. La Nato afferma invece di rafforzare il proprio dispositivo a scopo deterrente e difensivo, mentre i Paesi baltici chiedono una risposta più incisiva alle operazioni ibride attribuite alla Russia.

Nel mezzo continua la guerra quotidiana. Per Kiev, dopo un'altra notte trascorsa sotto gli allarmi aerei, la priorità resta fermare missili e droni. Per l'Alleanza Atlantica, la sfida è mantenere la deterrenza evitando che incidenti, sabotaggi o minacce si trasformino in un confronto militare diretto.