Il Voucher Cloud & Cybersecurity del MIMIT mette a disposizione 150 milioni di euro, con un contributo fino a 20 mila euro per impresa. La precompilazione partirà il 20 ottobre e l'invio delle domande il 10 novembre 2026.
Fino a pochi anni fa parlare di sicurezza informatica significava soprattutto confrontarsi con il responsabile IT. Oggi un attacco può fermare la produzione, bloccare la posta elettronica, rendere indisponibili i dati e interrompere i rapporti con clienti e fornitori.
Le imprese devono inoltre misurarsi con un quadro normativo europeo sempre più articolato, dalla NIS2 al Cyber Resilience Act. In questo scenario, la cybersecurity diventa una responsabilità concreta per l’intera azienda. E arrivano anche strumenti per sostenere gli investimenti.
Il Voucher Cloud & Cybersecurity del MIMIT mette a disposizione 150 milioni di euro e prevede un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili, con un massimo di 20 mila euro. La precompilazione delle domande partirà il 20 ottobre, mentre lo sportello per l’invio sarà aperto dal 10 novembre 2026 al 20 gennaio 2027, salvo esaurimento anticipato delle risorse.
Per capire come stanno cambiando il rapporto tra imprese, tecnologia e sicurezza, abbiamo incontrato Danilo Pedata, amministratore delegato di Soft Tecnology, realtà di Avellino che affianca le aziende nella gestione delle infrastrutture tecnologiche e figura tra i fornitori qualificati per il Voucher Cloud & Cybersecurity.
Partiamo dalla situazione attuale. Le aziende hanno davvero capito quanto è diventata importante la cybersecurity?
La consapevolezza è cresciuta, ma non ancora abbastanza.
Per anni la sicurezza informatica è stata considerata una questione tecnica: antivirus, firewall, backup. Oggi dobbiamo cambiare prospettiva.
La domanda non dovrebbe essere soltanto “come proteggo il computer?”, ma “quanto può resistere la mia azienda se qualcosa va storto?”.
Significa parlare di continuità operativa, dati, persone, processi e rapporti con clienti e fornitori.
E soprattutto capire che la sicurezza non si costruisce dopo un attacco. Si costruisce prima.
Quanto è cambiato il livello delle minacce?
È cambiato molto il modo in cui vengono condotti gli attacchi. Non siamo più davanti soltanto al virus che arriva con un allegato sospetto. Un attacco può partire da una credenziale rubata, da una vulnerabilità non aggiornata, da una mail estremamente credibile o da un errore umano. La tecnologia ha reso le aziende più efficienti, ma ha anche aumentato i punti da proteggere. Per questo non esiste una singola soluzione capace di risolvere tutto. Serve un sistema di protezione coerente con la dimensione e con il modo di lavorare di ogni azienda.
Proviamo a portare questo discorso nella vita quotidiana di un'impresa. Cosa succede, concretamente, quando qualcosa va storto?
Immaginiamo una situazione molto semplice. È lunedì mattina. L'azienda apre, ma alcuni dipendenti non riescono ad accedere alle cartelle condivise. La posta elettronica funziona a intermittenza. Il gestionale non risponde. All'inizio si pensa a un problema tecnico. Poi ci si accorge che il problema non riguarda un solo computer. Nel frattempo c'è un ordine da consegnare, un cliente che aspetta una risposta, le fatture da emettere e una giornata di lavoro che deve comunque andare avanti.
È in quel momento che un imprenditore si pone una domanda molto concreta: “A chi telefono?”
È una domanda che, idealmente, dovrebbe avere una risposta prima che si verifichi un incidente.
Quanto è importante arrivare preparati a quel momento?
È fondamentale. E non significa necessariamente avere una grande struttura interna o spendere cifre enormi. Significa sapere quali sistemi sono indispensabili, quali dati devono essere protetti, come vengono effettuati i backup, chi può intervenire e quanto tempo servirebbe per tornare operativi.
Quando arriva un problema, non si può iniziare da zero a capire come reagire.
È proprio questo il valore di una buona organizzazione della sicurezza: non eliminare ogni rischio, ma ridurre la possibilità che un problema tecnologico diventi un problema per tutta l'azienda.
Anche le regole europee stanno cambiando. Che effetto stanno avendo sulle imprese?
Stanno trasmettendo un messaggio chiaro: la cybersecurity non è più un tema secondario. In Italia la direttiva NIS2 è stata recepita con il decreto legislativo 138 del 2024, introducendo un quadro più strutturato di responsabilità e misure di sicurezza per i soggetti rientranti nel perimetro della normativa.
Ma il percorso europeo non si ferma alla NIS2. Proprio in questi giorni, ad esempio, sono diventati applicabili gli obblighi di comunicazione previsti dal Cyber Resilience Act, mentre le principali disposizioni del regolamento diventeranno applicabili dall’11 dicembre 2027. Il punto non è conoscere a memoria tutte le normative, ma capire che la direzione è chiara: la sicurezza digitale è ormai parte del modo in cui un’azienda deve progettare, acquistare e gestire la propria tecnologia.
Quindi la normativa può diventare anche un’occasione per cambiare approccio?
Sì, se viene affrontata nel modo giusto. Il rischio è viverla soltanto come un obbligo, come un’altra pratica da sbrigare. Può invece diventare l’occasione per porsi una domanda semplice: “La mia infrastruttura tecnologica è davvero adeguata a quello che oggi chiedo alla mia azienda?”. Se la risposta è no, questo è il momento per intervenire.
Ed è qui che entra in gioco il Voucher Cloud & Cybersecurity del MIMIT. Cosa rappresenta per le imprese?
Un’opportunità concreta per affrontare investimenti che molte aziende rimandano per una questione di costi. Il contributo può arrivare fino al 50% delle spese ammissibili, con un massimo di 20 mila euro. Sono previsti investimenti in soluzioni di cybersecurity, cloud, backup, protezione delle reti, antivirus e altre tecnologie e servizi indicati dalla misura. Per una piccola o media impresa, per i liberi professionisti, può significare anticipare un progetto altrimenti destinato a essere rinviato. Ma non bisogna partire dal voucher. Bisogna partire dalle esigenze dell’azienda.
Cosa significa?
Non avrebbe senso acquistare una tecnologia soltanto perché è finanziabile. Prima bisogna capire dove si trova l’azienda, quali sono le sue vulnerabilità, quali sistemi utilizza e dove vuole arrivare. Il contributo pubblico deve sostenere un investimento utile, non spingere a comprare qualcosa soltanto perché c’è un incentivo.
C’è anche un aspetto importante legato alla scelta del fornitore.
Sì, ed è un aspetto che le imprese devono conoscere bene. I prodotti e i servizi che danno diritto all’agevolazione devono essere acquisiti da soggetti presenti nell’elenco dei fornitori abilitati dal MIMIT. L’elenco è stato definito con il decreto direttoriale del 29 luglio 2026. Per noi essere presenti in quell’elenco rappresenta innanzitutto una responsabilità: significa poter accompagnare le aziende in un percorso da costruire con attenzione, nel rispetto di requisiti e procedure. La nostra idea è semplice: la tecnologia deve semplificare la vita all’azienda, non aggiungere complessità.
Il 10 novembre si aprirà lo sportello. È già il momento di muoversi?
Sì, perché aspettare il giorno di apertura per capire cosa serve sarebbe un errore. La precompilazione sarà possibile già dal 20 ottobre, mentre l’invio delle domande partirà il 10 novembre. Le richieste saranno gestite secondo l’ordine cronologico di presentazione e lo sportello potrà chiudere anticipatamente in caso di esaurimento delle risorse. Le aziende hanno quindi ancora tempo per prepararsi, ma non per rimandare indefinitamente. Prima si analizza la situazione, poi si definisce il progetto e infine si verifica quali interventi possono rientrare nell’agevolazione.
Quanto è importante, per un territorio come l’Irpinia, avere competenze di questo tipo vicino alle imprese?
È fondamentale. Le aziende del nostro territorio non hanno bisogno soltanto di acquistare tecnologia. Hanno bisogno di qualcuno che conosca il loro modo di lavorare e sappia tradurre una tecnologia complessa in una soluzione concreta. Per questo negli anni abbiamo investito sempre di più nella cybersecurity, nel cloud e nelle infrastrutture. Il nostro obiettivo non è diventare semplicemente il fornitore di un prodotto, ma costruire rapporti duraturi con le aziende e accompagnarle mentre cambiano il loro modo di lavorare.
Quindi quale consiglio darebbe oggi a un imprenditore che sta leggendo?
Di non aspettare il problema. Non serve acquistare tutto e subito. Serve capire cosa è davvero necessario.
Partirei da tre domande: quali dati non posso permettermi di perdere? Quanto tempo potrei restare fermo in caso di incidente? E quanto è preparata oggi la mia azienda a reagire?
Se un imprenditore risponde con difficoltà, probabilmente è già un buon motivo per iniziare una valutazione. Il Voucher MIMIT può essere un aiuto economico importante. Ma la vera opportunità è usare questo momento per fare un passo avanti nella sicurezza e nella maturità digitale dell’azienda.
La tecnologia cambia velocemente. E aspettare che sia un attacco a ricordarcelo può essere molto più costoso.