L’esecuzione di Christa Pike è stata sospesa meno di un’ora prima dell’iniezione letale prevista nel carcere di massima sicurezza di Riverbend, a Nashville, in Tennessee. A fermare la procedura è stata una corte d’appello federale, che ha disposto un nuovo esame delle contestazioni presentate dalla difesa sulla condanna a morte della donna, oggi cinquantenne.

Pike era stata condannata per l’omicidio di Colleen Slemmer, uccisa nel gennaio del 1995 quando la futura detenuta aveva appena 18 anni. Se l’esecuzione fosse stata portata a termine, sarebbe stata la prima donna giustiziata in Tennessee da oltre due secoli. L’ultima esecuzione femminile nello Stato risale infatti al 1820.

Il ricorso arrivato all’ultimo momento

Quando è arrivato l’ordine dei giudici federali, i testimoni dell’esecuzione erano già stati convocati all’interno del penitenziario. La sospensione ha aperto una nuova fase processuale, senza però cancellare la condanna capitale.

Al centro della decisione c’è la necessità di verificare se durante il procedimento che portò alla sentenza siano state considerate in modo adeguato le condizioni personali di Pike, compresa la sua storia di abusi sessuali e violenze subite durante l’infanzia, i problemi psicologici indicati dalla difesa e la giovanissima età al momento del delitto.

La sospensione è arrivata dopo che sia la Corte Suprema degli Stati Uniti sia il governatore del Tennessee Bill Lee avevano respinto precedenti tentativi di fermare l’esecuzione. Il governatore aveva negato la clemenza il 28 settembre, lasciando invariata la sentenza pronunciata nei confronti della detenuta.

Il delitto del 1995

Il caso risale al 12 gennaio 1995. Christa Pike, il fidanzato Tadaryl Shipp e una terza giovane, Shadolla Peterson, conoscevano Colleen Slemmer attraverso un programma federale di formazione professionale a Knoxville.

Slemmer, che aveva 19 anni, venne condotta in una zona boschiva e uccisa dopo una lunga aggressione. Il caso attirò una forte attenzione mediatica anche per alcuni elementi associati all’immaginario satanista, in un periodo segnato negli Stati Uniti dalla cosiddetta satanic panic.

Le posizioni giudiziarie dei tre giovani ebbero esiti molto diversi. Pike fu l’unica condannata alla pena capitale. Shipp, che aveva 17 anni al momento del delitto, ricevette una condanna all’ergastolo con possibilità di libertà condizionale. Peterson collaborò con l’accusa e ottenne una pena sensibilmente inferiore.

Il nodo dell’età e degli abusi

La difesa ha concentrato negli anni una parte consistente delle proprie iniziative sulla personalità di Pike all’epoca del delitto. Secondo i suoi legali, il processo originario non avrebbe dato un peso sufficiente alla storia di abusi, alle condizioni di salute mentale e alle conseguenze dei traumi subiti durante l’infanzia.

Anche il tema dell’età è diventato centrale. Pike aveva appena compiuto 18 anni quando commise l’omicidio. Il Death Penalty Information Center sottolinea che, se giustiziata, sarebbe la prima persona in Tennessee nell’era moderna della pena capitale a essere messa a morte per un crimine commesso a 18, 19 o 20 anni.

La donna aveva inoltre presentato nei mesi scorsi un ricorso contro il protocollo di esecuzione del Tennessee, contestando alcuni aspetti dell’iniezione letale e le restrizioni imposte all’assistenza religiosa. Lo Stato utilizza attualmente un protocollo basato sul pentobarbital.

La richiesta di clemenza respinta

Nei giorni precedenti all’esecuzione, gli avvocati avevano chiesto al governatore Bill Lee di commutare la pena capitale, sostenendo che la condanna dovesse essere rivalutata alla luce del percorso personale della detenuta e della disparità rispetto alle pene inflitte agli altri partecipanti al delitto.

Il governatore ha però respinto la richiesta, confermando di non voler intervenire sulla sentenza. Organizzazioni contrarie alla pena di morte e alcuni esperti avevano sostenuto la domanda di clemenza, richiamando la storia traumatica della detenuta e le sue condizioni psicologiche.

La famiglia di Colleen Slemmer ha invece continuato a sostenere l’esecuzione. La madre della vittima ha ribadito negli anni di attendere da oltre tre decenni l’applicazione della sentenza.

Ora decide la giustizia federale

La sospensione disposta il 30 settembre non stabilisce per quanto tempo l’esecuzione resterà bloccata. La corte dovrà ora valutare il merito delle questioni sollevate dalla difesa e stabilire se il procedimento che portò alla condanna capitale garantì una valutazione sufficiente delle circostanze attenuanti.

Il provvedimento lascia quindi aperto il destino giudiziario di Christa Pike. Per il momento, la macchina dell’esecuzione si è fermata quando mancavano pochi minuti a uno degli appuntamenti con la pena capitale più attesi e controversi degli ultimi anni negli Stati Uniti.