Napoli

Salari bloccati, benzina alle stelle e utenze domestiche diventate insostenibili per centinaia di famiglie. Esplode la rabbia sociale nel centro storico di Napoli, dove questa mattina centinaia di manifestanti si sono dati appuntamento in Piazza del Gesù per urlare il proprio no al carovita, all'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e alla speculazione sugli extraprofitti delle grandi aziende energetiche.

Un corteo rumoroso e determinato ha attraversato il cuore della città, aperto da una serie di carrelli della spesa vuoti, simbolo tangibile della perdita del potere d'acquisto dei cittadini. Tensione e gesti dimostrativi si sono registrati all'altezza di via Medina, dove diversi manifestanti hanno dato fuoco alle proprie bollette di luce e gas davanti agli occhi dei passanti e delle forze dell'ordine.

Il gesto simbolico: "180 euro di gas è un furto, non paghiamo"

«Mi è arrivata una bolletta del gas da 180 euro per un piccolo appartamento: è un furto legalizzato, io questa cifra non la pago e non posso pagarla», racconta con rabbia un residente tra le fiamme dei fogli di carta che bruciano sull'asfalto di via Medina. Il gesto, ripetuto da più persone nel corso della marcia, segna il passaggio da una protesta formale a una vera e propria forma di disobbedienza civile contro i rincari dell'energia e dell'alimentare.

Le ragioni della mobilitazione affondano le radici in una condizione socio-economica territoriale drammatica, esasperata dalle recenti impennate inflazionistiche che colpiscono in modo sproporzionato le fasce più deboli della popolazione partenopea.

I numeri della crisi: stipendi inghiottiti da affitto e spesa

I dati emersi nel corso della manifestazione tracciano un quadro di forte vulnerabilità per il tessuto sociale napoletano: circa il 40% dei napoletani vive in appartamenti in affitto, una percentuale notevolmente più alta rispetto alla media delle altre grandi metropoli italiane, che espone le famiglie ai rialzi dei canoni locativi. Oltre il 60% del reddito medio familiare viene ormai destinato esclusivamente all'acquisto di generi alimentari e al pagamento delle utenze domestiche. Una fetta sempre più ampia di popolazione lavoratrice si trova ormai a ridosso della soglia di povertà relativa, incapace di coprire le spese impreviste o di arrivare alla quarta settimana del mese.

L'annuncio del Movimento 7 Novembre: "Un mese di blocchi e cortei nei quartieri"

La piazza di oggi rappresenta soltanto l'atto iniziale di una vertenza che punta a estendersi a livello metropolitano. A confermare la volontà di strutturare una campagna permanente è Eddy Sorge, esponente del Movimento Disoccupati 7 Novembre, tra i promotori della piazza.

«Non ci fermeremo a questa manifestazione - dichiara Sorge -. Prepariamo un mese intero di mobilitazioni itineranti che toccheranno ogni singolo quartiere della città, dalle periferie al centro. Andremo direttamente nei supermercati e nei luoghi del consumo per dimostrare plasticamente che per migliaia di persone fare la spesa è diventato impossibile. È ora di costruire una risposta collettiva che coinvolga tutta la città contro chi specula sulla pelle dei lavoratori».