Kiev torna sotto attacco proprio nelle ore della visita a sorpresa del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Le sirene antiaeree sono risuonate più volte nella capitale ucraina e un drone russo ha colpito nuovamente il Ponte Nord, una delle infrastrutture strategiche sul Dnipro. La missione del capo del governo tedesco arriva mentre Mosca intensifica la pressione militare e il Cremlino ribadisce di non essere disposto a rinunciare neppure a una minima porzione del Donetsk rivendicato dalla Russia.

Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nella notte le forze russe hanno lanciato 135 droni d’attacco contro il Paese, più di 50 dei quali a propulsione a reazione. Nel mirino sono finite Kiev, Dnipro e le regioni di Kharkiv, Donetsk, Sumy e Zaporizhzhia. A Sumy una persona è rimasta uccisa nell’attacco contro un magazzino farmaceutico, mentre complessivamente almeno sei persone sono state ferite nei raid segnalati dalle autorità ucraine.

Merz a Kiev tra sirene e nuove promesse di aiuti

La visita di Friedrich Merz, non annunciata in anticipo per ragioni di sicurezza, assume un forte significato politico. Il cancelliere ha incontrato Zelensky e ribadito che Berlino continuerà a sostenere l’Ucraina, mentre la delegazione tedesca comprende anche la ministra dell’Economia Katherina Reiche e rappresentanti di importanti aziende dei settori della difesa e dell’energia.

La Germania ha annunciato un nuovo pacchetto superiore a 1,3 miliardi di euro. Un miliardo sarà destinato agli aiuti militari, compresi sistemi e tecnologie per contrastare i droni russi, mentre altri 350 milioni serviranno per interventi sulle infrastrutture energetiche in vista dell’inverno. Sul tavolo c’è anche il rafforzamento della produzione congiunta di droni tra imprese tedesche e ucraine.

Merz ha rivolto un appello direttamente al presidente russo Vladimir Putin, chiedendogli di mettere fine alla guerra. Il cancelliere ha inoltre sostenuto la necessità di accelerare il percorso europeo di Kiev, collegando però il sostegno all’avanzamento delle riforme richieste dall’Unione europea, compresa la lotta alla corruzione.

La missione si svolge in un quadro di sicurezza particolarmente delicato. Il giorno precedente Mosca aveva invitato diplomatici e cittadini stranieri a lasciare Kiev, avvertendo del rischio di nuovi attacchi. Le autorità ucraine continuano intanto a chiedere ai partner occidentali un rafforzamento della difesa aerea.

Il Cremlino: «Combatteremo anche per lo 0,01% del Donetsk»

Da Mosca arriva contemporaneamente un segnale che riduce ulteriormente gli spazi per un compromesso territoriale. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che la Russia è pronta a combattere anche per lo «0,01%» del territorio del Donetsk.

«Anche per un centesimo di percento. È la Federazione Russa. Non c'è nulla da discutere al riguardo», ha affermato Peskov. La posizione russa resta quindi ancorata alle rivendicazioni territoriali avanzate da Putin, mentre una parte del Donetsk rivendicato da Mosca rimane sotto il controllo ucraino.

Le parole del Cremlino arrivano proprio mentre Washington tenta di riaprire uno spazio negoziale. Zelensky ha riferito che gli Stati Uniti stanno lavorando alla possibilità di organizzare entro la fine di ottobre un incontro tecnico trilaterale tra rappresentanti americani, ucraini e russi.

Zelensky apre al vertice trilaterale

Il presidente ucraino ha confermato la disponibilità di Kiev a partecipare. Una delle possibili sedi sarebbe rappresentata dagli Emirati Arabi Uniti, anche se non è stata ancora definita una località.

Secondo Zelensky, la parte americana è in contatto sia con l'Ucraina sia con la Russia e punta a organizzare l'incontro entro la fine del mese. Kiev ha già comunicato la propria disponibilità e attende ora la risposta russa.

Tra le ipotesi discusse nelle ultime settimane figura anche una possibile intesa parziale sulla cessazione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche. La prospettiva diplomatica resta tuttavia fragile, soprattutto alla luce dell'intensificazione dei bombardamenti e delle dichiarazioni russe sul controllo dei territori occupati.

Il rapporto Onu: crescono le vittime tra i civili

A rendere ancora più drammatico il quadro è il nuovo bilancio illustrato dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Nei primi otto mesi del 2026 sono stati documentati 15.280 civili uccisi o feriti in Ucraina. In media, più di 400 persone ogni settimana, con un incremento del 55% rispetto allo stesso periodo del 2025.

L'Alto commissario Volker Türk ha descritto la guerra come una catastrofe per i diritti umani che continua ad aggravarsi. Secondo i dati delle Nazioni Unite, quasi 2.500 civili sono stati uccisi o feriti dagli attacchi aerei russi nelle zone del fronte durante i primi otto mesi dell'anno, il 62% in più rispetto allo stesso periodo precedente.

Particolarmente grave è il capitolo dedicato alla violenza sessuale. L'Onu parla di livelli «scioccanti» di abusi contro civili e prigionieri di guerra. Tra febbraio 2022 e luglio 2026 sono stati accertati 1.004 casi di violenza sessuale collegata al conflitto. Secondo il rapporto, l'89% è attribuito alle forze russe e l'11% alle forze ucraine. Nel caso delle violazioni attribuite a queste ultime, quasi la metà riguarda minacce di violenza sessuale.

È su questo sfondo che diplomazia e guerra continuano a procedere parallelamente. Da una parte gli Stati Uniti tentano di riportare Mosca e Kiev allo stesso tavolo, dall'altra gli attacchi contro le città ucraine proseguono e il Cremlino ribadisce pubblicamente la propria intransigenza sulle rivendicazioni territoriali. La visita di Merz a Kiev, sotto le sirene e con il Ponte Nord nuovamente colpito, restituisce l'immagine di una guerra n