Il Brasile sceglie il presidente e, insieme a lui, buona parte della propria classe politica per i prossimi quattro anni. Domenica 4 ottobre 158.745.463 elettori sono chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni generali, una consultazione dominata dallo scontro tra il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex capo dello Stato Jair Bolsonaro.
Non c’è però soltanto il Palácio do Planalto in palio. Si eleggono anche i governatori dei 26 Stati e del Distretto federale, tutti i 513 componenti della Camera dei deputati, i parlamentari delle assemblee statali e 54 degli 81 senatori. È dunque in rinnovo non un terzo, ma due terzi del Senato. Per ciascuno Stato vengono eletti questa volta due senatori.
Il 13 di Lula contro il 22 di Bolsonaro
La scheda presidenziale, affidata come da trent’anni alle urne elettroniche, ha tredici candidati. Ma la corsa si è progressivamente trasformata in un nuovo capitolo della polarizzazione che attraversa il Paese dal 2018. Da una parte c’è Lula, 80 anni, candidato del Partito dei Lavoratori, che sulla tastiera dell’urna mantiene il numero 13 e punta a conquistare un quarto mandato non consecutivo. Dall’altra Flávio Bolsonaro, 45 anni, senatore del Partito Liberale, identificato dal numero 22.
La sfida porta inevitabilmente con sé l’ombra di Jair Bolsonaro, che quattro anni fa perse di misura il ballottaggio contro Lula. Il figlio ne ha raccolto il movimento politico e una parte consistente dell’elettorato conservatore, promettendo tra l’altro di intervenire sulla situazione giudiziaria del padre. L’ex presidente sta scontando una condanna legata al tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni del 2022.
Il risultato della successione politica è un confronto che ricorda quello di quattro anni fa, ma con un Bolsonaro diverso sulla scheda. Flávio ha puntato su sicurezza, valori conservatori, vicinanza agli Stati Uniti e rapporti più stretti con Israele. Lula ha difeso le politiche sociali del suo governo, la riduzione delle disuguaglianze e una politica estera più autonoma da Washington, mentre deve fare i conti con le preoccupazioni degli elettori per inflazione, indebitamento delle famiglie e criminalità.
I sondaggi raccontano una corsa apertissima
Alla vigilia delle urne il margine tra i due principali sfidanti si è ridotto fino a rendere incerto anche lo scenario del primo turno. Una rilevazione Datafolha pubblicata alla vigilia ha indicato Lula al 45% e Flávio Bolsonaro al 42% delle intenzioni di voto, una distanza compatibile con un sostanziale equilibrio statistico. Altri istituti hanno fotografato una competizione altrettanto ravvicinata.
Per vincere oggi un candidato deve ottenere più della metà dei voti validi, quindi senza considerare schede bianche e nulle. Se nessuno raggiungerà la maggioranza assoluta, i primi due classificati torneranno alle urne domenica 25 ottobre. Lo stesso meccanismo vale per le elezioni dei governatori.
Nessuna proiezione consente quindi di dare per acquisito il ballottaggio, anche se diversi osservatori lo considerano uno degli scenari possibili. Il peso degli altri undici candidati e la distribuzione dei voti nelle ultime ore possono ancora determinare se il confronto Lula-Bolsonaro dovrà proseguire per altre tre settimane.
Come funziona l’urna elettronica
Il voto brasiliano è interamente elettronico. Nelle sezioni sono state predisposte oltre 560 mila urne: l’elettore digita sulla tastiera numerica il codice del candidato scelto, ne controlla nome e fotografia sullo schermo e conferma la preferenza. Il sistema utilizzato quest’anno comprende quattro generazioni di apparecchi e il 77% delle macchine appartiene ai modelli più recenti.
Prima dell’apertura dei seggi ogni macchina produce la cosiddetta zerésima, il documento che dimostra l’assenza di voti già memorizzati. Al termine della giornata viene invece generato il Boletim de Urna, con i risultati della singola sezione. I dati vengono firmati digitalmente e poi trasmessi alla giustizia elettorale per la totalizzazione nazionale.
Il sistema è da anni al centro di polemiche politiche e campagne di disinformazione. Il Tribunal Superior Eleitoral, che gestisce le consultazioni, ha sottoposto software e procedure a test pubblici, verifiche sui codici sorgente, firme digitali e controlli prima della votazione. I test completati in vista del voto del 2026, secondo il tribunale, non hanno individuato vulnerabilità in grado di compromettere il segreto o l’integrità del voto.
Nel dibattito internazionale si è inserito anche il clima creato negli Stati Uniti dalle ripetute contestazioni del presidente Donald Trump sui sistemi elettorali e sulle macchine per il voto americane. Non risultano però prove che consentano di attribuire a Trump una dimostrazione di irregolarità nelle urne elettroniche brasiliane. Le autorità di Brasilia, parallelamente, hanno denunciato negli ultimi mesi tentativi di interferenza e un aumento delle attività informatiche ostili legate alla campagna elettorale.
Un voto che guarda anche a Washington
La dimensione internazionale pesa più che in altre tornate. Flávio Bolsonaro ha coltivato il rapporto politico con l’area trumpiana e propone un riavvicinamento agli Stati Uniti. Lula, invece, ha fatto della sovranità brasiliana e del ruolo autonomo del Paese tra Occidente e Sud globale uno dei temi della sua campagna.
La scelta del nuovo presidente avrà quindi conseguenze che vanno oltre i confini brasiliani. Il Brasile è la più grande economia dell’America Latina, un protagonista del G20 e dei Brics, oltre a essere uno degli attori decisivi nelle politiche climatiche per il peso dell’Amazzonia.
Per ora la parola spetta agli elettori. I seggi nel Paese sono aperti dalle 8 alle 17, ora di Brasilia. Quasi 919 mila brasiliani residenti all’estero sono iscritti nelle liste elettorali e possono partecipare alla scelta di presidente e vicepresidente. Lo scrutinio elettronico consentirà di avere indicazioni significative già nelle ore successive alla chiusura delle urne.
Il punto politico, tuttavia, è già evidente: quattro anni dopo il duello tra Lula e Jair Bolsonaro, il Brasile torna a scegliere tra due campi contrapposti. Questa volta sulla tastiera dell’urna ci sono ancora il 13 e il 22, ma a rappresentare l’eredità bolsonarista è il figlio Flávio. E dal risultato non dipenderà soltanto chi governerà il Paese, ma anche quale maggioranza politica avrà davanti nel nuovo Congresso.