Nuovo scontro politico sulle stragi mafiose del 1992 e sulle indagini che ancora cercano di ricostruire eventuali responsabilità esterne a Cosa nostra. I parlamentari siciliani del Movimento 5 Stelle attaccano la maggioranza di centrodestra, accusandola da una parte di mettere sotto pressione l’ex magistrato e oggi senatore Roberto Scarpinato, dall’altra di aver impedito alla magistratura di acquisire le conversazioni dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro con Mauro Caroccia, coinvolto nell’inchiesta romana sui rapporti economici riconducibili al clan camorristico dei Senese.

I deputati e senatori pentastellati definiscono «grottesco» l’atteggiamento della maggioranza e parlano di «legalità e garantismo a targhe alterne». Nel mirino finiscono le polemiche sulla cosiddetta pista nera delle stragi e il voto con cui, lo scorso agosto, la Camera dei deputati ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione a utilizzare le chat tra Delmastro e Caroccia.

La difesa di Scarpinato

La presa di posizione porta le firme dei parlamentari siciliani Davide Aiello, Dolores Bevilacqua, Luciano Cantone, Ida Carmina, Ketty Damante, Valentina D’Orso, Barbara Floridia, Pietro Lorefice, Daniela Morfino, Angela Raffa e Filippo Scerra.

Il gruppo difende apertamente Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e oggi componente della Commissione parlamentare Antimafia, dopo le nuove polemiche sull’interpretazione delle stragi del 1992 e sui possibili collegamenti con ambienti esterni alla mafia.

Secondo il M5S, le valutazioni espresse dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca e dal gip Santi Bologna sarebbero in contrasto con altri atti già acquisiti nel corso delle indagini e con gli approfondimenti sollecitati in precedenza dal gip Clelia Luparello.

È una lettura politica e giudiziaria fortemente contestata, sulla quale esistono posizioni differenti all’interno della stessa magistratura. I pentastellati insistono però sulla necessità di proseguire gli approfondimenti senza escludere preventivamente piste investigative.

La polemica sulla “pista nera”

Al centro dello scontro torna la cosiddetta pista nera, cioè l’ipotesi che alle stragi mafiose del 1992 possano aver contribuito, direttamente o indirettamente, soggetti appartenenti o collegati ad ambienti dell’estrema destra.

Il M5S sostiene che esistano elementi che meritano ulteriori verifiche e accusa esponenti del centrodestra di cercare di screditare questo filone investigativo. Nella nota viene richiamato anche uno striscione comparso a Palermo in occasione dell’anniversario della strage di via D’Amelio, episodio utilizzato dai parlamentari pentastellati per denunciare quella che considerano una campagna politica contro la prosecuzione degli accertamenti.

Le affermazioni del Movimento restano naturalmente parte del confronto politico e non equivalgono a conclusioni giudiziarie. Sul ruolo di eventuali soggetti esterni a Cosa nostra nelle stragi del 1992 non esiste, allo stato, una ricostruzione giudiziaria definitiva.

Le chat di Delmastro e il voto della Camera

Il secondo fronte aperto dal M5S riguarda Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia. Ad agosto la Camera ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione ad acquisire e utilizzare le sue conversazioni con Mauro Caroccia.

L’Aula ha approvato a scrutinio segreto, con 206 voti favorevoli e 133 contrari, la relazione della maggioranza della Giunta per le autorizzazioni, impedendo così l’utilizzo del materiale da parte degli inquirenti.

Caroccia è stato coinvolto in indagini sui rapporti economici riconducibili al clan Senese. Delmastro non risulta indagato nell’inchiesta. La maggioranza ha sostenuto che le conversazioni rientrassero nelle garanzie previste per la corrispondenza dei parlamentari e che la richiesta della Procura non giustificasse l’acquisizione del materiale.

Le opposizioni hanno invece contestato la decisione, sostenendo che il voto abbia limitato la possibilità della magistratura di approfondire elementi ritenuti utili all’indagine.

Lo scontro sulla legalità

È proprio il collegamento tra questi due casi, quello delle stragi e quello Delmastro, a diventare il terreno dell’attacco politico dei Cinque Stelle.

Secondo i parlamentari siciliani, il centrodestra mostrerebbe un atteggiamento contraddittorio: molto severo quando vengono discusse le ricostruzioni di Scarpinato e più prudente quando invece sono coinvolti esponenti della maggioranza.

Il centrodestra respinge da mesi questa impostazione e rivendica invece il rispetto delle garanzie costituzionali e parlamentari. Sul caso Delmastro, in particolare, la tesi sostenuta dalla maggioranza è che il diniego all’acquisizione delle chat rappresenti una tutela delle prerogative dei parlamentari e non un ostacolo politico alle indagini.

Una battaglia destinata a continuare

Il confronto si inserisce in un clima già fortemente polarizzato attorno alle inchieste sulle stragi del 1992. A distanza di oltre trent’anni dagli attentati di Capaci e via D’Amelio, restano aperti interrogativi sul contesto nel quale maturarono gli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e sui depistaggi che seguirono.

Proprio a settembre la Cassazione ha confermato la prescrizione nel processo nei confronti di tre poliziotti accusati di calunnia aggravata nell’ambito del depistaggio delle prime indagini sulla strage di via D’Amelio.

Per il M5S la ricerca di una verità definitiva deve quindi proseguire senza «timore alcuno». Il centrodestra, al contrario, contesta quella che considera una sovrapposizione tra ricostruzioni politiche, ipotesi investigative e responsabilità giudiziarie ancora da dimostrare.

Lo scontro è destinato così a proseguire tanto nelle aule parlamentari quanto nella Commissione Antimafia, dove le letture sulle stragi e sui rapporti tra mafia, politica e apparati dello Stato restano profondamente contrapposte.