La sosta c'è stata, e molti se ne sono gloriati, come se a scendere dal carro frenetico dei girovaganti (gli spremutissimi calciatori, ndr) fossero loro in prima persona. Le ragioni per tanto giubilo - nel caso del Napoli - erano molteplici.
La prima è che le due e più settimane trascorse ad aspettare il ritorno dei valorosi soldati dalla guerra di Troia erano di certo valse alla Penelope di turno (difficile da immaginare, ma a svolgere questo ingrato compito c'era Massimiliano Allegri) per "riordinare le idee" sui suoi reali sentimenti per Napoli, il Napoli e il modulo prescelto per questo iniziale scorcio di campionato.
Il 4-3-3 - a detta di molti - non convincerebbe più l'accorata donzella, che non vedrebbe l'ora di tornare ai suoi vecchi e strazianti amori: il 3-4-2-1 o il 3-5-2. E a nulla - pare - valeva ricordare al sopraffino stratega di Livorno che il Belgio, capace di stravincere 3 a 0 contro la Turchia con tanto di doppietta di Kevin De Bruyne, giocava proprio con un modulo affine a quello usato dal Napoli finora, 4-3-3 o 4-2-3-1.
Lo stesso Rasmus Højlund, che tanto bene aveva fatto nella sua nazionale, segnando due gol e mezzo in tre partite, si era distinto grazie a un assetto simile a quello del Napoli attuale o, quantomeno, del tutto praticabile dai buoni, anche se non certo grandi, calciatori a disposizione. Tutto quadrava, insomma, perché anche quelli che finora non si erano espressi secondo le attese potessero cambiare rotta e diventare protagonisti tra le fila azzurre.
E invece? Da giorni si parlava insistentemente di cambiare le pressoché obbligate coordinate tattiche fin qui adottate per indossare un abito (se non addirittura una pelle) che non era, non è e non sarà mai da Napoli. A meno, naturalmente, di non cambiare i due terzi della rosa partenopea attuale. Non restava, dunque, che aspettare per credere, sperando magari di sbagliarsi.
Perfino una soluzione ardita ma condivisibile, con Costantino Favasulli a fare il quinto di centrocampo (alzando Matteo Politano come seconda punta?), era miseramente naufragata dopo l'infortunio del giovane calabrese, destinato a tenerlo fuori dai giochi per 20-25 giorni nella migliore delle ipotesi. Restavano poi inalterati i dubbi, atletici ed economici, per ragioni differenti, su Scott McTominay e Frank Zambo Anguissa. Il che restringeva ulteriormente il campo delle innovazioni tattiche che si volevano così argutamente adottare. Era meglio quando Bongusto cantava: "Tre settimane da raccontare agli amici tornando dal mare".