La crisi politica spagnola ha adesso una data: 29 novembre. Pedro Sánchez ha annunciato lo scioglimento delle Cortes Generales e la convocazione delle elezioni anticipate, chiudendo una legislatura segnata dalla fragilità della maggioranza e da una crescente difficoltà nel trasformare gli accordi politici in voti parlamentari. La decisione è arrivata dopo la bocciatura al Congresso dei provvedimenti sull’emergenza abitativa, proprio mentre nelle strade di Madrid la protesta per il diritto alla casa si è trasformata in un movimento capace di riportare le tende nel cuore della capitale.
Nella dichiarazione dalla Moncloa, Sánchez ha rivendicato l’azione del suo governo e ha descritto una legislatura attraversata da tensioni internazionali, emergenze economiche e uno scontro politico sempre più duro. Il presidente ha sostenuto di aver dovuto governare in un Parlamento caratterizzato da forti contrapposizioni e ha affidato agli elettori la scelta sul futuro del Paese. Il decreto di convocazione sarà pubblicato il 6 ottobre e aprirà formalmente la campagna che porterà gli spagnoli alle urne alla fine di novembre.
La protesta torna nel cuore di Madrid
A poche ore dall’annuncio delle elezioni, uno dei simboli più evidenti della crisi resta Puerta del Sol. Dal 26 settembre la piazza è diventata il centro di una mobilitazione nata dopo una manifestazione contro gli sfratti e il caro affitti. Centinaia di persone hanno piantato le tende nel luogo che quindici anni fa divenne il quartier generale degli indignados del 15-M. L’accampamento, inizialmente composto da poche decine di manifestanti, si è progressivamente allargato, trasformandosi in un punto di riferimento per chi denuncia l’impossibilità di trovare una casa a prezzi sostenibili.
La composizione della protesta racconta molto della nuova emergenza sociale spagnola. Ci sono soprattutto giovani lavoratori e studenti, ma anche famiglie e persone che temono di perdere il proprio alloggio. Le richieste ruotano attorno alla stabilizzazione dei contratti, al congelamento degli affitti, alla protezione dagli sfratti e a un maggiore intervento pubblico contro la speculazione immobiliare. Il Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid, tra i promotori della mobilitazione, ha trasformato la casa nel terreno su cui misurare la capacità della politica di rispondere a una generazione che vede crescere salari e redditi molto più lentamente dei costi dell’abitare. RTVE.es
Lo sfratto che ha acceso la miccia
A dare forza alla mobilitazione è stato anche il caso di Maricarmen Abascal, 87 anni, costretta a lasciare l’abitazione nella quale viveva in affitto da decenni. Il suo sfratto è diventato rapidamente il simbolo di una questione che va ben oltre una singola vicenda personale. Le immagini e il racconto del caso hanno alimentato manifestazioni in diverse città e hanno riportato al centro del dibattito il peso dei fondi immobiliari, degli affitti brevi e della riduzione dell’offerta accessibile nelle grandi aree urbane.
La pressione delle piazze aveva spinto il governo a presentare nuovi interventi d’urgenza sulla casa. I provvedimenti prevedevano, tra le altre misure, una maggiore tutela degli inquilini vulnerabili e nuove limitazioni nel mercato degli affitti. La bocciatura parlamentare ha però certificato ancora una volta l’insufficienza dei numeri su cui poteva contare l’esecutivo. Per Sánchez è stato il segnale che il sistema di alleanze costruito dopo le elezioni del 2023 non era più sufficiente per garantire una maggioranza stabile sulle scelte più delicate.
Una maggioranza diventata troppo fragile
Il governo guidato dal Partito socialista e sostenuto da Sumar aveva già dovuto affrontare una legislatura complessa, dipendente su molti dossier dal voto di formazioni regionaliste e indipendentiste. L’impossibilità di approvare nuovi bilanci e le ripetute sconfitte parlamentari hanno progressivamente ridotto lo spazio politico dell’esecutivo.
La crisi della casa ha fatto emergere una contraddizione ancora più difficile da gestire. Il governo ha cercato di rispondere alla pressione sociale con nuove misure, ma proprio sulla loro approvazione ha perso alcuni dei sostegni indispensabili in Parlamento. Il risultato è una crisi che nasce nelle aule istituzionali ma trova la sua rappresentazione più immediata nelle tende di Puerta del Sol.
Il ritorno alle urne
Il voto del 29 novembre arriverà con otto mesi di anticipo rispetto alla conclusione naturale della legislatura. La campagna elettorale si annuncia fortemente polarizzata. Da una parte il Psoe proverà a difendere le politiche sociali realizzate durante gli anni di governo e a trasformare la questione abitativa in uno dei temi centrali del confronto. Dall’altra il Partido Popular di Alberto Núñez Feijóo e Vox cercheranno di capitalizzare il logoramento dell’esecutivo e le difficoltà della maggioranza uscente.
La partita, però, non si giocherà soltanto nei palazzi. Gli acampados hanno già annunciato di voler proseguire la mobilitazione e il movimento degli inquilini ha rilanciato l’ipotesi di uno sciopero generale sulla casa. Le tende di Madrid, quindi, potrebbero accompagnare una parte significativa della campagna elettorale, costringendo tutti i partiti a misurarsi con una questione che per migliaia di giovani non è più soltanto economica, ma riguarda la possibilità stessa di costruire una vita autonoma.