Per la prima volta dall’inizio del processo, Gianluca Soncin ha preso la parola davanti ai giudici. Poche frasi, lette da un foglio scritto a mano, per chiedere scusa alla famiglia di Pamela Genini e dichiarare di volersi assumere le conseguenze di quanto accaduto la sera del 14 ottobre 2025.

Il 52enne, detenuto e imputato davanti alla Corte d’assise di Milano per omicidio pluriaggravato, ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee prima dell’audizione dei testimoni. Si è alzato dal banco della difesa e, con voce bassa, ha pronunciato un breve intervento rivolto in particolare ai familiari della giovane.

Le parole davanti ai giudici

Soncin ha parlato di «grande dolore e profonda tristezza» e ha rivolto quelle che ha definito «sincere scuse» alla famiglia di Pamela Genini. Ha affermato di sapere che il perdono non può essere preteso e di comprendere il peso delle proprie azioni.

Nelle poche righe lette in aula ha aggiunto che il ricordo della giovane resterà indelebile e che intende assumersi fino in fondo le conseguenze per il dolore provocato. Una dichiarazione breve, arrivata all’inizio di un’udienza destinata poi a proseguire con l’esame dei testimoni.

Le parole dell’imputato entrano ora negli atti del processo, ma non modificano il quadro accusatorio, che resta quello di un omicidio aggravato contestato dalla procura sulla base della ricostruzione investigativa dell’aggressione.

L’omicidio del 14 ottobre 2025

Secondo l’accusa, la sera del 14 ottobre dello scorso anno Soncin si sarebbe presentato nell’abitazione di Pamela Genini, in via Iglesias, nella periferia di Milano, dopo essersi procurato un duplicato delle chiavi.

La giovane, in quel momento, era al telefono con l’ex compagno. L’aggressione sarebbe iniziata sul terrazzino dell’appartamento e sarebbe proseguita all’interno della casa. Pamela fu colpita complessivamente con 76 fendenti.

La dinamica ricostruita dagli investigatori è uno degli elementi centrali dell’impianto accusatorio. Il processo dovrà ora stabilire la piena responsabilità dell’imputato e valutare tutte le circostanze aggravanti contestate dalla procura.

Il processo entra nel vivo

La scelta di Soncin di parlare spontaneamente rappresenta uno dei passaggi più significativi delle prime fasi dibattimentali. L’imputato non è stato sottoposto a interrogatorio, ma ha utilizzato la facoltà prevista dal codice di procedura penale per rivolgersi direttamente alla Corte.

Le sue dichiarazioni saranno valutate insieme al resto del materiale probatorio. Il procedimento proseguirà attraverso le testimonianze, gli accertamenti tecnici e la ricostruzione dei mesi precedenti all’omicidio, compresi i rapporti tra la vittima e l’imputato.

Al centro del processo resta soprattutto ciò che accadde nelle ore e nei giorni che precedettero l’aggressione. Saranno questi elementi, insieme alle prove già raccolte durante le indagini, a contribuire alla valutazione finale della Corte d’assise di Milano.

La famiglia e l’attesa della sentenza

Le scuse pronunciate dall’imputato non chiudono il confronto giudiziario né anticipano l’esito del processo. Saranno i giudici a stabilire, al termine del dibattimento, responsabilità, qualificazione giuridica dei fatti e pena.

Per la famiglia di Pamela Genini, il processo resta il luogo nel quale ricostruire fino in fondo quanto accaduto e ottenere una risposta giudiziaria sulla morte della giovane. Le prossime udienze serviranno ad approfondire il quadro accusatorio e a verificare, attraverso le testimonianze e gli atti acquisiti, ogni passaggio della vicenda.