Napoli

 

Da un lato c'è l'indirizzo dell'esecutivo, ribadito dal Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi con l'annuncio dell'apertura di sei nuovi Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) in tutta Italia, tra cui uno destinato al territorio di Castel Volturno; dall'altro c'è una risposta corale e senza precedenti da parte della comunità medica e sanitaria della Campania, che rifiuta di trasformarsi in un ingranaggio burocratico di convalida della detenzione amministrativa.

La mobilitazione, promossa da enti come Emergency, Mediterranea, Associazione Frantz Fanon e Ambulatorio Popolare Ex OPG, unisce decine di primari, infettivologi, psichiatri e medici di base. Il testo dell'appello punta il dito contro "la violazione dei principi deontologici e l'impatto patogeno delle strutture di trattenimento" chiamando a una catena di azioni concrete che culmineranno nel presidio di Napoli l'11 ottobre (ore 18.00 in Piazza San Domenico Maggiore) e nella manifestazione nazionale a Castel Volturno il 24 ottobre.

La scure giudiziaria sui certificati di inidoneità

La tensione è scoppiata dopo l'azione della Procura di Ravenna. Un'operazione ad ampio raggio che ha visto perquisite le abitazioni e le sedi operative di 23 medici, con il sequestro di smartphone e computer a 22 di essi per vagliare le conversazioni private, nel tentativo di contestare i certificati di inidoneità redatti per impedire l'ingresso nei CPR. Tra gli indagati per associazione a delinquere figura Nicola Cocco, noto infettivologo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM). La medesima Procura, all'inizio del 2026, aveva già formalizzato l'accusa di falso ideologico nei confronti di otto medici infettivologi dell'Ospedale Santa Maria delle Croci per il rilascio di certificati ritenuti "inappropriati".

L'inchiesta solleva un interrogativo cruciale sull'autonomia professionale: la valutazione di inidoneità psicofisica, prescritta dalla stessa direttiva ministeriale Lamorgese del 2022 come filtro obbligatorio prima del trattenimento, rischia di venire interpretata come un atto ostativo all'ordine pubblico anziché come un atto di diagnosi e tutela clinica.

Il cortocircuito deontologico e il ruolo della medicina

Secondo il Codice di Deontologia Medica (in particolare l'articolo 32), l'esercente la professione sanitaria ha l'obbligo di tutelare il cittadino in stato di vulnerabilità, specialmente quando l'ambiente circostante ne minacci la dignità e la salute. I promotori del documento evidenziano come la visita idoneativa, privata di anamnesi approfondite e del supporto indispensabile della mediazione etnoclinica, scada a "mero atto burocratico".

"I CPR sono strutturalmente inidonei, perché intrinsecamente patogeni - spiega Sergio Serraino, Referente di Emergency a Napoli -  È ampiamente dimostrato che le persone internate in questi centri subiscono un progressivo deterioramento psicofisico. Ed è anche dimostrata la somministrazione impropria di psicofarmaci con finalità di controllo sociale, contenimento chimico e sedazione. I continui atti di autolesionismo, i tentativi di suicidio e le morti tragiche sono la conferma del fatto che siamo di fronte, da tempo, ad una deriva manicomiale di queste strutture, che è un'ulteriore motivazione per chiuderle."

Mappe della detenzione, psicofarmaci e profilo costituzionale

A sostenere le tesi del personale sanitario intervengono dati e pronunce giurisprudenziali di peso.

Il quadro costituzionale: Con la sentenza n. 96/2025, la Corte Costituzionale ha rilevato la frizione tra il regime di reclusione nei CPR e l'articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale, richiamando l'assenza di trasparenza nelle modalità di trattenimento.

I report internazionali: Il report 2024 del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) e la letteratura scientifica internazionale (inclusi i recenti indirizzi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità) concordano nell'evidenziare l'effetto patogeno della detenzione amministrativa, il rischio di ri-traumatizzazione e la carenza di assistenza sanitaria reale, spesso delegata a enti privati privi di collegamento con i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

La spesa farmaceutica: L'analisi dei dati ASGI condotta sugli acquisti del CPR di Milano tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022 rivela che oltre il 60% della spesa complessiva in farmaci è stata destinata a psicofarmaci, antiepilettici e antipsicotici — molecole spesso impiegate per patologie la cui gestione è incompatibile con il regime ristretto.

La mobilitazione in Campania

Di fronte alla prospettiva che un nuovo CPR veda la luce a Castel Volturno, territorio già caratterizzato da complesse dinamiche sociali ed emergenze sanitarie, la risposta della rete campana punta alla solidarietà attiva e alla richiesta di presa di posizione da parte degli Ordini dei Medici e delle organizzazioni sindacali. La firma dell'appello da parte di centinaia di figure di rilievo del SSN (tra cui direttori di Dipartimenti di Salute Mentale, infettivologi della Vanvitelli e referenti della sanità territoriale) segna l'apertura di un fronte di resistenza professionale che rivendica l'indipendenza dell'atto medico da qualsiasi logica securitaria o di repressione amministrativa.