Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, dagli archivi dei Ris di Parma emerge un documento che apre un nuovo interrogativo sulla prima fase delle indagini di Garlasco. Si tratta di una valutazione psicologica dedicata ad Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima e già al centro degli accertamenti investigativi.

La relazione è composta da tredici pagine e suddivisa in diciassette punti. Non riporta una data né una firma autografa. Nell’intestazione compare il nome della psicologa e criminologa Alessandra Bramante, che però ha dichiarato di non avere mai realizzato un profilo personologico su Stasi e di non riconoscere come proprio un documento privo di firma e data.

La questione è ora all’attenzione della Procura di Pavia, che ha acquisito il materiale conservato dal Ris nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto.

Il documento trovato negli archivi

La relazione è emersa dopo l’ordine di esibizione con il quale, il 10 settembre, la Procura ha chiesto ai Ris di Parma la consegna del materiale originale relativo agli accertamenti svolti nel 2007.

Il fascicolo è stato acquisito il giorno successivo dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e successivamente depositato a Pavia. Tra le cartelle informatiche figurava anche questa analisi, mai entrata negli atti dei precedenti procedimenti giudiziari.

È proprio questo il primo punto che gli inquirenti stanno cercando di chiarire. La valutazione non risulterebbe infatti commissionata dalla Procura di Vigevano, competente all’epoca per l’inchiesta, né formalmente affidata attraverso un incarico di consulenza.

Da qui la domanda che attraversa le nuove verifiche: chi dispose quella valutazione e sulla base di quale autorizzazione?

Tre verbali per descrivere la personalità

Il testo sarebbe stato elaborato utilizzando principalmente tre verbali resi da Stasi nell’agosto del 2007. Due risalgono ai giorni immediatamente successivi all’omicidio, quando il giovane venne ascoltato come persona informata sui fatti; il terzo è quello del 22 agosto, quando si presentò spontaneamente come persona sottoposta a indagini.

Sulla base di quel materiale, la relazione arriva a formulare giudizi molto netti sulla personalità dell’allora ventiquattrenne. Tra le espressioni utilizzate compaiono riferimenti alla freddezza, alla capacità di calcolo, a tratti narcisistici e a comportamenti manipolatori.

In uno dei passaggi viene inoltre interpretato il modo in cui Stasi parlava della vittima come segnale di una forte distanza emotiva.

Non si tratta però di una perizia giudiziaria validata o di una consulenza entrata nel processo. Il documento non venne utilizzato formalmente nelle indagini e non risulta essere stato messo a disposizione delle parti.

La criminologa: «Non è un mio profilo»

Il particolare più delicato riguarda proprio l’attribuzione della relazione. Alessandra Bramante, il cui nome compare nell’intestazione, ha negato di avere redatto quel profilo.

La criminologa ha spiegato che le sue relazioni professionali vengono normalmente sottoscritte e datate e ha escluso di avere prodotto una valutazione di quel tipo su Stasi.

Il documento, dunque, pone un problema che precede persino il suo contenuto: stabilire chi lo abbia materialmente scritto, come sia arrivato negli archivi del Ris e perché rechi il riferimento a una professionista che oggi ne disconosce la paternità.

Gli accertamenti potrebbero riguardare anche la circolazione, all’epoca, di verbali coperti dal segreto investigativo. Se la relazione fosse stata redatta da un soggetto esterno senza un incarico formale, gli inquirenti dovrebbero ricostruire anche come quel materiale sia stato messo a disposizione.

Un documento rimasto fuori dal processo

La scoperta assume rilievo soprattutto perché la valutazione non compare nei fascicoli che hanno accompagnato il lungo percorso giudiziario sulla morte di Chiara Poggi.

Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata. La nuova indagine della Procura di Pavia riguarda invece Andrea Sempio, tornato sotto inchiesta nell’ambito degli accertamenti riaperti sul delitto.

La presenza di un documento mai formalizzato non modifica di per sé le sentenze già pronunciate né costituisce un nuovo elemento di prova sulla responsabilità di Stasi. Il suo rilievo, in questa fase, riguarda soprattutto il modo in cui vennero condotte alcune attività investigative nel 2007 e la gestione dei materiali raccolti.

È su questo terreno che si concentrano ora le verifiche della Procura.

I nodi ancora da chiarire

La valutazione psicologica si aggiunge agli altri documenti recuperati recentemente dagli archivi e sottoposti a nuova analisi dagli investigatori.

Il nodo non è stabilire se quei giudizi sulla personalità di Stasi fossero corretti, anche perché furono formulati senza un esame clinico diretto e sulla base di un numero limitato di dichiarazioni. Il punto è comprendere perché un documento di quella natura sia stato prodotto, da chi e con quale finalità.

A quasi vent’anni dall’omicidio, la nuova inchiesta su Garlasco continua così a riportare alla luce materiali della prima indagine rimasti ai margini del procedimento. E questa volta la domanda dei magistrati riguarda non ciò che il documento dice, ma la sua stessa origine.