Avellino

di Paola Iandolo 

Avevano creato un sistema di intestazioni fittizie di veicoli: a maggio 2026 sono scattate otto misure cautelari eseguite dai Carabinieri della Compagnia di Avellino e dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura irpina, su disposizione del GIP del Tribunale di Avellino. Gli otto imputati compariranno il 22 ottobre davanti al gup del tribunale di Avellino per l'udienza preliminare. Agli otto viene contestata l’associazione per delinquere specializzata in reati contro la fede pubblica e il patrimonio.

Le indagini

Le indagini sono partite da un furto avvenuto nel Beneventano e hanno ricevuto impulso anche dopo la messa in onda di un servizio televisivo di Striscia la Notizia dedicato al fenomeno delle “auto fantasma”, intestate a prestanome o società inesistenti per sfuggire a controlli e pagamenti. Secondo gli investigatori, il gruppo sarebbe riuscito a intestare illegalmente circa 200 veicoli a fittizie attività commerciali riconducibili a due componenti dell’organizzazione, inducendo in errore un pubblico ufficiale del Pubblico Registro Automobilistico.

Le vetture, sempre secondo l’accusa, venivano poi utilizzate da soggetti legati ad ambienti criminali, che avrebbero evitato il pagamento di assicurazioni, bolli, passaggi di proprietà, multe, revisioni e pedaggi autostradali, ottenendo così ingenti profitti illeciti. In alcuni casi, i mezzi sarebbero stati impiegati anche per commettere altri reati. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Avellino, si è sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, analisi di dati informatici e social network, servizi di osservazione e acquisizioni documentali presso uffici pubblici.

Il capo dell'associazione

Antonio Romano, 60enne avellinese residente a Quattrograna Ovest, conosciuto in città come "Tuttiello" era a capo dell'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati tra cui l'intestazione fittizia di auto e furti. Tuttiello dirigeva e gestiva l'intera organizzazioni criminosa. Era lui ad impartire gli ordini e direttive precise. Assegnava i compiti tra i vari associati, coordinando le attività preliminari fino ad arrivare al trasferimento del bene. Gli acquirenti della auto erano prevalentemente stranieri. Gli otto indagati sono difesi dagli avvocati Gerardo Santamaria e Valerio Alfonso Stravino.

Il modus operandi

 Le vetture risultavano solo formalmente intestate a due società che si occupavano di vendita auto su internet, ma di fatto erano messe in commercio dal gruppo operativo ad Avellino nel quartiere Quattrograna, che si occupava di individuare le auto e poi, successivamente alla intestazione fittizia per  metterle in commercio.

Il “bacino” di acquirenti era quello destinato a soggetti che erano sprovvisti di documenti e, non si esclude, potevano anche utilizzare le vetture per azioni delittuose, prevalentemente reati predatori. Le indagini dei Carabinieri dell’aliquota di Polizia Giudiziaria della Procura di Avellino e della Compagnia di Avellino hanno accertato che i due titolari delle ditte individuali di vendita auto, che solo fittiziamente risultavano intestati delle vetture, avevano 183 vetture intestate e 133 vetture.