Sono passati venticinque anni, ma per chi quella mattina aspettava una telefonata, un arrivo, un ritorno a casa, le lancette sembrano ancora ferme alle 8.10 dell'8 ottobre 2001. Una nebbia fittissima avvolgeva l'aeroporto di Milano Linate quando il volo SAS 686, diretto a Copenaghen, iniziò la corsa di decollo. Sulla stessa pista si trovava un Cessna Citation. L'impatto fu violentissimo. L'aereo scandinavo, ormai fuori controllo, terminò la sua corsa contro un edificio adibito allo smistamento dei bagagli.
Morirono 118 persone. Passeggeri, membri degli equipaggi e lavoratori a terra. Cinquantotto bambini e ragazzi rimasero orfani. Tre bambini nacquero senza poter conoscere il padre. Quello di Linate resta il più grave disastro nella storia dell'aviazione civile italiana.
Un quarto di secolo dopo, alla vigilia dell'anniversario, la memoria non è diventata soltanto commemorazione. È il racconto di famiglie che, dopo essersi ritrovate improvvisamente sole, hanno trasformato una tragedia privata e collettiva in una battaglia per la sicurezza, la verità e l'assistenza alle vittime delle grandi catastrofi.
Adele e quel giorno che divise la vita in due
Tra quelle famiglie c'è Adele Scarani Pesapane, oggi presidente del Comitato 8 ottobre. Nella tragedia perse il marito Maurizio, che aveva 49 anni. Lei rimase con tre figli e una vita da ricostruire.
A distanza di venticinque anni racconta un dolore che ha cambiato forma senza scomparire. I primi anni, ricorda, furono atroci. Oggi gli incontri tra i familiari possono contenere anche un sorriso, un abbraccio, il racconto della quotidianità. Sono arrivati nipoti e bisnipoti. Il tempo ha aggiunto generazioni alla comunità nata intorno alla tragedia, senza cancellarne l'origine.
È soprattutto il percorso compiuto insieme a dare oggi un significato diverso a quell'esperienza. Scarani Pesapane descrive i familiari di allora come persone sconosciute le une alle altre, travolte e disperate. Poi accadde qualcosa: cominciarono a cercarsi e a sostenersi.
«Ci siamo presi per mano», è l'immagine con cui la presidente del Comitato sintetizza quei venticinque anni. Da quella unione, spiega, è nato qualcosa che nessuno avrebbe potuto immaginare nelle ore immediatamente successive alla strage: la possibilità di trasformare una tragedia immane in un seme di speranza.
Una catena di errori dietro la collisione
Linate non fu una fatalità inspiegabile. Le indagini ricostruirono una concatenazione di errori umani, carenze organizzative e problemi nelle infrastrutture aeroportuali.
Nella nebbia, il Cessna imboccò un percorso sbagliato e raggiunse la pista sulla quale il Boeing MD-87 della SAS stava decollando. L'equipaggio dell'aereo di linea non ebbe materialmente il tempo di evitare la collisione.
L'impatto avvenne ad alta velocità. Il velivolo della SAS perse il motore destro e il carrello principale destro, si sollevò per pochi secondi, poi ricadde e finì contro l'hangar bagagli.
Nessuno degli occupanti dei due aerei sopravvisse. Nell'edificio colpito morirono anche quattro lavoratori. Pasquale Padovano, dipendente Sea, rimase gravemente ferito ma riuscì a sopravvivere: è l'unico superstite della tragedia.
L'inchiesta mise in evidenza una successione di criticità che andava ben oltre il singolo errore. Il disastro divenne così anche il simbolo di ciò che può accadere quando più falle di un sistema di sicurezza finiscono per sovrapporsi nello stesso momento.
La battaglia dei familiari per verità e giustizia
Da quella consapevolezza nacque anche l'impegno del Comitato 8 ottobre, costituito dai parenti delle vittime e diventato negli anni uno dei protagonisti della battaglia giudiziaria e civile seguita alla tragedia.
Il Comitato partecipò al processo per chiedere l'accertamento delle responsabilità. Ma la sua attività non si fermò alle aule di giustizia. I familiari portarono il tema della sicurezza del trasporto aereo davanti alle istituzioni e contribuirono a mantenere alta l'attenzione sulle procedure aeroportuali.
Uno dei protagonisti di quella lunga stagione fu Paolo Pettinaroli, primo presidente del Comitato, morto nel 2015. A Linate aveva perso il figlio Lorenzo, di 28 anni.
Con il passare degli anni anche l'elenco dei familiari scomparsi si è allungato. Durante le commemorazioni, accanto alle 118 vittime, vengono ricordati coloro che dopo la tragedia hanno trascorso una parte della propria vita chiedendo che quanto accaduto non venisse dimenticato.
Dalla solitudine all'assistenza psicologica
C'è un altro aspetto che Adele Scarani Pesapane considera parte essenziale dell'eredità lasciata da quei venticinque anni: l'assistenza alle famiglie.
Dopo l'incidente, racconta, molti parenti delle vittime si trovarono sostanzialmente soli davanti a un trauma di dimensioni difficili persino da descrivere. Da quell'esperienza nacque l'impegno per costruire percorsi di sostegno psicologico destinati a chi viene colpito da tragedie collettive.
Il Comitato ha poi promosso borse di studio, premi di laurea, incontri nelle scuole e iniziative dedicate alla cultura della sicurezza. Il ricordo delle vittime è diventato così anche uno strumento educativo.
Per Scarani Pesapane, parlare ai ragazzi significa soprattutto spiegare che dietro la sicurezza non esistono soltanto procedure e tecnologie. Esiste la responsabilità delle persone. Conoscere Linate vuol dire comprendere il valore dell'etica professionale e civile, e quanto possa essere decisivo svolgere il proprio lavoro con attenzione e coscienza.
Mattarella con le famiglie e l'unico superstite
Il venticinquesimo anniversario ha avuto un primo momento istituzionale il 30 settembre, quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato a Linate i familiari delle vittime e Pasquale Padovano.
Il capo dello Stato ha partecipato alla commemorazione nel luogo della tragedia, incontrando anche Adele Scarani Pesapane. Una presenza che, a un quarto di secolo dal disastro, ha rappresentato il riconoscimento istituzionale di una memoria che le famiglie hanno custodito senza interruzioni.
Le iniziative per il venticinquesimo anniversario sono già cominciate. Il 4 ottobre il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano ha ospitato il tradizionale concerto lirico dedicato alle vittime.
L'8 ottobre, venticinque anni dopo
Il momento centrale arriverà giovedì 8 ottobre, esattamente venticinque anni dopo la collisione.
Alle 8.10, l'ora dell'incidente, è previsto un momento commemorativo nel luogo della tragedia con la deposizione dei fiori e la partecipazione delle autorità aeroportuali, dei vertici di Sea e SAS, oltre a familiari e rappresentanti provenienti dai Paesi scandinavi.
Le condizioni meteorologiche previste per Milano hanno però modificato il programma principale. La messa e le cerimonie successive, inizialmente organizzate al Bosco dei Faggi del Parco Forlanini, si terranno nella Basilica di Sant'Ambrogio.
Durante la commemorazione saranno letti uno dopo l'altro i nomi delle 118 persone morte. Verrà inoltre presentato un video dedicato ai venticinque anni di attività del Comitato.
Al Bosco dei Faggi rimangono intanto 118 alberi, uno per ogni vittima. È uno dei luoghi nei quali la memoria della strage ha assunto una forma concreta, destinata a sopravvivere alle generazioni che vissero direttamente quel giorno.
Ed è proprio alle generazioni più giovani che oggi guardano i familiari. Venticinque anni significano che molti ragazzi non erano ancora nati quando avvenne il disastro. Alcuni dei bambini rimasti orfani allora sono ormai adulti. I nipoti delle vittime partecipano alle commemorazioni insieme ai loro genitori.
Per Adele Scarani Pesapane è questa la sfida che resta: fare in modo che, quando la generazione che ha vissuto direttamente l'8 ottobre 2001 non ci sarà più, qualcun altro continui a raccontare perché quelle 118 persone morirono e che cosa si imparò dalla loro morte.
Un quarto di secolo dopo, la storia di Linate non è soltanto quella di due aerei che si incontrarono nella nebbia. È anche quella di persone che si ritrovarono improvvisamente sole e disperate e decisero di cercarsi. Si presero per mano. E da allora non si sono più lasciate.