La Francia prova a fermare l'escalation delle proteste chiudendo temporaneamente le aule. Dopo una giornata con circa mezzo milione di persone in piazza, il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato la sospensione delle lezioni per tutta la settimana.
La mobilitazione ha riunito liceali, universitari e sindacati in numerose città. Nata nel mondo dell'istruzione, la contestazione si è progressivamente allargata fino a investire il governo e il presidente Emmanuel Macron.
A Parigi il corteo è rimasto pacifico per ore. Gli incidenti sono cominciati soltanto nel finale, quando gran parte degli studenti aveva già iniziato a lasciare la manifestazione.
Gli scontri a Parigi
Il corteo era partito da place de la République, accompagnato dal coro ormai ricorrente «Macron démission», per raggiungere place de la Nation.
Durante il deflusso sono entrati in azione gruppi di casseur. Vetrine e arredi urbani sono stati danneggiati e alcuni manifestanti hanno attaccato gli agenti. La polizia ha risposto con cariche e gas lacrimogeni.
Scene simili si sono ripetute negli ultimi giorni in diverse zone del Paese. Le violenze rappresentano ormai uno dei problemi più delicati per l'esecutivo, chiamato a distinguere la mobilitazione studentesca dalle azioni dei gruppi che sfruttano i cortei per cercare lo scontro.
Gli episodi più gravi non riguardano soltanto Parigi. Alcuni licei sono stati incendiati, agenti isolati sono stati aggrediti e presidi e insegnanti sono stati assaliti, in alcuni casi anche cosparsi di benzina.
Lecornu sospende le lezioni
È in questo clima che Lecornu ha deciso di fermare le attività scolastiche per una settimana. La misura punta a ridurre la pressione sugli istituti, diventati il principale luogo di aggregazione della protesta tra blocchi, occupazioni e assemblee.
La scelta presenta però un rischio evidente: senza lezioni, migliaia di ragazzi potrebbero continuare a mobilitarsi nelle strade.
Il governo cerca così di guadagnare tempo e interrompere una protesta che attraverso scuole, università e social network ha dimostrato di sapersi organizzare rapidamente.
Il caso della repressione
Intanto cresce la polemica sull'azione delle forze dell'ordine. Le immagini delle cariche e dell'uso dei lacrimogeni hanno alimentato le accuse di studenti e opposizioni contro una gestione giudicata eccessivamente dura.
L'esecutivo rivendica invece la necessità di garantire il diritto a manifestare isolando chi commette violenze.
È il punto più difficile della crisi. Gli incidenti rischiano infatti di spostare il dibattito dalle ragioni della mobilitazione alla sola questione dell'ordine pubblico, mentre la radicalizzazione di una parte della protesta sta provocando allarme anche nel mondo della scuola.
La canzone sui terroristi a Beaugency
A rendere ancora più teso il clima è stato quanto accaduto in un liceo di Beaugency, vicino a Orléans, dove alcuni studenti hanno intonato «MRH», brano del rapper BORO 700 con riferimenti celebrativi a Mohamed Merah e Salah Abdeslam.
Merah fu responsabile degli attentati di Tolosa e Montauban del 2012, nei quali furono uccisi militari francesi e quattro persone davanti a una scuola ebraica, tra cui tre bambini. Abdeslam è l'unico componente ancora in vita del commando degli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, compresa la strage del Bataclan.
L'episodio ha immediatamente riaperto il dibattito francese su radicalizzazione e antisemitismo. Le autorità stanno ricostruendo quanto accaduto, mentre dal mondo scolastico arriva l'invito a non sovrapporre questi comportamenti alla protesta della grande maggioranza degli studenti.
Perché gli studenti protestano
All'origine della mobilitazione c'è soprattutto il futuro dei ragazzi. La contestazione è esplosa attorno al sistema di accesso all'università e alla piattaforma Parcoursup, considerata da molti studenti il simbolo di un meccanismo troppo selettivo e poco trasparente.
Alle critiche sui criteri di ammissione si sono aggiunte quelle sulle condizioni della scuola pubblica, sulle disuguaglianze e sulle prospettive occupazionali.
L'adesione dei sindacati ha poi cambiato dimensione alla protesta, trasformandola in una mobilitazione sociale molto più ampia.
È questo il dato che preoccupa maggiormente Eliseo e Matignon: il rischio che il malcontento dei giovani finisca per saldarsi con altre tensioni presenti nella società francese.
Macron di nuovo nel mirino
Il bersaglio politico principale resta Emmanuel Macron. Il presidente ha già attraversato la crisi dei gilet gialli, le grandi proteste contro la riforma delle pensioni e una lunga fase di instabilità politica. Questa volta, però, il volto della contestazione è soprattutto quello di liceali e universitari.
La sospensione delle lezioni apre quindi una settimana decisiva. Se i cortei perderanno forza, il governo potrà tentare di riaprire il confronto con studenti, insegnanti e sindacati. Se continueranno anche con le scuole chiuse, sarà la dimostrazione che la protesta ha ormai superato i cancelli degli istituti.
Il mezzo milione di persone sceso in strada ha già consegnato all'esecutivo un dato difficile da ignorare: quella cominciata come una rivolta studentesca è diventata una crisi politica e sociale nazionale.