Dal caso politico che portò alle dimissioni del ministro della Cultura a un processo destinato a riportare in aula alcuni dei protagonisti di quella vicenda. Nel procedimento a carico di Maria Rosaria Boccia, accusata di stalking aggravato e diffamazione nei confronti di Gennaro Sangiuliano, sono state depositate le liste dei testimoni.
Tra i nomi indicati figurano il ministro della Cultura Alessandro Giuli, l'amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, Arianna Meloni, sorella della presidente del Consiglio, e il vicedirettore Rai Sigfrido Ranucci.
Il processo è cominciato martedì 6 ottobre e nasce dalla denuncia presentata dall'ex ministro dopo la fine del rapporto con l'imprenditrice campana e la successiva esposizione pubblica della vicenda.
Dallo scandalo politico al tribunale
Il caso esplose nell'estate del 2024, quando Boccia iniziò a pubblicare sui social fotografie, documenti e ricostruzioni dei suoi rapporti con Sangiuliano e della sua presenza ad appuntamenti legati al ministero della Cultura.
Al centro della polemica finì soprattutto il ruolo effettivamente svolto dall'imprenditrice, che aveva sostenuto di essere stata indicata come consigliera del ministro per i grandi eventi. La nomina non venne formalizzata, mentre emersero progressivamente dettagli sui viaggi e sulla relazione personale tra i due.
La vicenda assunse rapidamente una dimensione politica. Sangiuliano, dopo avere ricostruito pubblicamente il rapporto anche in una lunga intervista al Tg1, presentò le dimissioni da ministro nel settembre 2024. Al suo posto arrivò Alessandro Giuli.
Da quella crisi nacquero diversi filoni giudiziari. Il procedimento oggi in corso prende origine dalla denuncia dell'ex ministro ed è stato coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dalla pm Giulia Guccione.
Le accuse a Boccia
Secondo l'impostazione dell'accusa, che dovrà essere verificata nel dibattimento, le condotte contestate a Boccia avrebbero provocato nell'ex ministro uno stato di ansia e timore e avrebbero inciso sulle sue abitudini di vita.
L'imprenditrice respinge la ricostruzione accusatoria. Il processo servirà quindi a ricostruire la successione degli eventi, i rapporti tra i due e il contesto nel quale vennero diffuse informazioni, immagini e conversazioni relative alla vicenda.
Sangiuliano si è costituito parte civile ed è assistito dallo studio legale napoletano Sica. Parte civile anche l'allora capo di gabinetto del ministro, rappresentato dall'avvocato Renato Archidiacono.
Perché vengono chiamati Giuli, Meloni, Rossi e Ranucci
La lista dei testimoni allarga inevitabilmente l'attenzione sul processo. La presenza di personalità politiche e di vertici della televisione pubblica è legata alla necessità delle parti di ricostruire circostanze e rapporti emersi durante i mesi nei quali il caso Boccia-Sangiuliano occupò il centro del dibattito politico e mediatico.
L'indicazione nella lista testi non significa automaticamente che tutti saranno ascoltati. Sarà il giudice a valutare l'ammissione delle testimonianze e la loro rilevanza ai fini del procedimento.
Tra i nomi più significativi c'è quello di Sigfrido Ranucci, al quale Boccia ha dedicato anche il suo recente libro «Guai a chi lo tocca, io Sigfrido e le tempeste», pubblicato nei giorni scorsi su Amazon.
La presenza del giornalista nella lista dei testimoni aggiunge così un ulteriore elemento a una vicenda nella quale politica, informazione e rapporti personali si sono intrecciati fin dall'inizio.
Gli altri procedimenti
Il processo per stalking aggravato e diffamazione non esaurisce il fronte giudiziario aperto dal caso.
Nei mesi scorsi i legali di Sangiuliano hanno chiesto che venisse valutata anche l'ipotesi di tentato omicidio in relazione alla ferita alla testa riportata dall'ex ministro durante uno degli episodi al centro della ricostruzione.
Un altro procedimento riguarda invece la diffusione di una registrazione di una conversazione tra Sangiuliano e la moglie. Anche in questo caso la vicenda ha dato origine a contestazioni giudiziarie distinte.
Sono filoni che dovranno restare separati nelle rispettive sedi processuali e sui quali non esistono ancora accertamenti definitivi di responsabilità.
Ora la parola passa al processo
A oltre due anni dall'esplosione dello scandalo, il centro della vicenda si sposta dunque dalle dichiarazioni pubbliche e dai social alle aule giudiziarie.
Il processo dovrà stabilire se le condotte attribuite a Maria Rosaria Boccia integrino i reati contestati e ricostruire il contesto nel quale si consumò la rottura con Gennaro Sangiuliano.
La lista dei testimoni anticipa però un dibattimento destinato ad avere forte risonanza. Se i nomi indicati saranno ammessi, davanti al giudice potrebbero comparire un ministro in carica, uno dei massimi vertici della Rai, la sorella della presidente del Consiglio e uno dei giornalisti più conosciuti della televisione pubblica.
Un caso nato da una relazione personale e diventato una crisi di governo torna così al punto nel quale, dopo due anni di ricostruzioni contrapposte, saranno documenti e testimonianze a dover chiarire ciò che accadde.