Atripalda

di Paola Iandolo 

Spari a Contrada Alvanite: salgono a tre gli indagati, un unico nucleo familiare. La Procura di Avellino ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato nei confronti del 40enne Giuseppe Capaccio difeso dal penalista Alfonso Maria Chieffo, indagato per tentato omicidio in concorso con il padre Pellegrino Capaccio. Il Gip del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza ha accolto la richiesta avanzata dal sostituto procuratore Giovanni Sodano, il magistrato che ha coordinato le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Avellino. Contestualmente è stata notificata la chiusura delle indagini per il padre Pellegrino e per l'altro figlio S. Capaccio 22enne difeso dall'avvocato Anna Caserta ed accusato di tentato incendio.

La ricostruzione

Nelle prima serata di sabato Santo, Giuseppe Capaccio avrebbe sparato contro la Fiat Mito diversi colpi d'arma da fuoco con la 7.65 poi sequestrata  dai militari. Inizialmente il giudice per le indagini preliminari, Antonio Sicuranza, non aveva ritenuto di concedere la misura cautelare, ma successivamente - con ulteriori indagini - il quadro investigativo si è arricchito di nuovi elementi ed è scattata la seconda misura per padre e figlio.

I colpi sarebbero stati esplosi ad altezza uomo. Determinante è stato il ritrovamento del veicolo. Sulla carrozzeria dell’auto sono stati infatti rilevati fori di proiettile compatibili con munizioni calibro 7,65, presenti lungo la fiancata della vettura. Le indagini sulla doppia sparatoria - avvenuta la stessa giornata, ma in momenti diversi - sono ancora in corso. I Carabinieri hanno individuato tutte le persone che erano presenti, oltre alla famiglia Romano, altri quattro soggetti, tra cui due donne.

Il ruolo del terzo indagato

Nella ricostruzione dei fatti operata dai Carabinieri della Compagnia di Avellino, emerge anche un altro episodio avvenuto il 4 aprile scorso. Indagato per tentato incendio il ventiduenne familiare dei due Capaccio che avrebbe minacciato “Ti do fuoco” ad una delle persone coinvolte nella lite finita a colpi di pistola e avrebbe prima cosparso di benzina la zona dove c’era il suo appartamento e poi lanciato uno straccio con liquido infiammabile. Per i due indagati non raggiunti dal decreto di giudizio immediato ora la Procura potrebbe chiedere il rinvio a giudizio.